“Non aprire gli occhi!” mi ordini senza parole, e io sorrido.
Le tue dita seguono il contorno del mio viso con una lentezza disarmante: la curva della fronte troppo alta, il naso tutto, fino alla punta, l’incavo sopra il labbro, il labbro stesso.
Mi muovo impercettibilmente, vorrei prendere quel dito, morderlo, mangiarlo, farlo mio. Ma tu me lo impedisci, mentre segui il contorno regolare della mia bocca che da piccolo pensavo troppo sottile.
Poi scendi verso il mento, e io allungo la testa all’indietro mentre due dita sfiorano il mio collo.
Ecco, ora usi tutta la mano e risali su sempre lieve, ma con più intensità, e io sento come se col movimento salisse su anche tutta la sensibilità del mio corpo e si raccogliesse lì, dove mi stai toccando, fedele. Il mondo potrebbe bloccarsi qui, in questo istante.
Sento il tuo corpo avvicinarsi. La tua mano carezza la mia guancia, le tue labbra si poggiano leggere dietro il mio orecchio, mi baciano. Sei un bastardo, sai quanto mi piace e godi nel farlo. Rido sommesso, sempre ad occhi chiusi, mentre l’altra mano scende calma lungo la curva morbida dei miei fianchi.
Adesso sono la tua bocca a esplorare la mappa del mio volto, strisciano lungo la guancia e si fermano prima di lambire le mie labbra. Le tue mani sono entrambe ai lati del mio viso, ora sono intense e mi plasmano, io sono argilla, la tua argilla.
Non resisto più: la mia bocca deve sentire il tuo sapore, incrociare le tue labbra che imperterrite ancora mi provocano, ad un millimetro di distanza. Mi contorco, mi tendo, ma ancora una volta sei tu a comandare il gioco. Le tue mani esperte mi fanno voltare, posso percepire distintamente la trama delle lenzuola sotto di me mentre poggio il viso sul cuscino, gli occhi ancora chiusi, il sorriso, le labbra. Sopra di me invece ci sei tu, le tue gambe, il tuo petto, il calore del tuo addome. Sei bollente.
Le tue dita tornano ancora a solcare il mio viso, ma stavolta con una frenesia diversa. Cercano le mie labbra, le trovano, le lascio entrare. Ora trovano pace, e io con loro: finalmente posso riassaporare il gusto della tua pelle. L’altra mano scende lungo la schiena, provocandomi brividi intensi. Mi inarco spasmodico quando raggiunge le mie natiche, le accarezza, le apre, ne saggia la consistenza. Poi si sposta sul mio fianco, mi solleva leggermente.
Ecco, il momento è arrivato. Finalmente. Con una pressione sei dentro di me, il tuo corpo incollato alla mia schiena, la tua mano sul mio volto, le dita fra le mie labbra. Fa male, lo ha sempre fatto ma non m’importa. Ora sei finalmente mio, io e te siamo una cosa sola e il mondo intero è fermo e ci guarda.
Ed io mi sciolgo nel tuo abbraccio.
racconto, erotismo