Sono sopravvissuto anche alla laurea di mio fratello e al compleanno del suo futuro nipote Federico.
FORSE sono sopravvissuto.
Ho bisogno di una vacanza (un’altra).
Archive for Luglio, 2006
Hey Italy, here’s Phoenix Park.
Al sole, mi godo questo parco enorme e curato, roba che in Italia ci sogniamo.
Si’, lo ammetto, sono un disfattista.
Pero’ e’ bello vedere come una citta’ grigia e anche un po’ tristanzuola riesca con qualche raggioe di sole a mostrare il meglio di se’, complice una amministrazione locale in grado di valorizzare i punti di forza di Dublino. In Italia dobbiamo ringraziare giusto il tempo.
Ok, deciso: mi sdraio sull’erba e chissenefrega.
Phoenix Park, col sole, e’ un po’ un mondo a se’: dai ragazzi panzetta-muniti che giocano a calcio a petto nudo, agli uomini non-panzetta-muniti che passeggiano con moglie e figli a petto nudo.
Tutti insomma si godono il sole. Certo, c’e’ chi esagera e si mette in costume o addirittura in topless, ma in fondo stanno in sto paese, il sole non lo vedono mai.
Ok, deciso: mi tolgo calze e scarpe, e chissenefrega.
In realta’, piu’ mi guardo intorno piu’ mi rendo conto che le ragazze in costume sono piu’ di quante io potessi immaginare: quasi uno standard.
Ma in fondo - come dicevo - i dublinesi li capisco: come mi dice Magali, le belle giornate in questa citta’ non sono propriamente frequenti o abituali. Io sono stato fortunato, finora: tre giornate di sole belle piene. E mentre - sdraiato - do’ le spalle alla strada principale, mi chiedo quante storie mi perdo, quante immagini. Di sicuro, in questi posti sto ritrovando il piacere di scrivere (penso che si noti).
Si son fatte le tre del pomeriggio. Alle 5, Magali stacca - come abbiato detto faremo un pub-tour - e io ho quasi finito le mie canoniche “due pagine di taccuino”.
Mi tocchera’ girare per il parco, fare qualchye foto. Mi piacewrebbe conoscere qualcuno ma la vedo veramente una impresa improba.
Rimettersi calzini e scarpe mi scoccia un po’: ho scoperto che il mio sport preferito e’ stare a piedi nudi sull’erba.
Sono ubriaco.
È una vergogna. Non il fatto che io sia ubriaco (visto che in effetti non lo sono, data la velocita’ con cui scrivo su questo taccuino - 49 centesimi di euro - e il grado di relativa comprensibilita’ post-sbornia, che dovrebbe essere alto), quanto semmai che io sia stanco alle dieci e trenta della sera.
La cosa peggiore e’ che mano a mano che scrivo su questo taccuino - 49 centesimi di euro, da Tesco - la stanchezza sta andando via.
Ma tanto lo so che appena poggiero’ la testa sul cuscino…
Stasera penne, zucchine, gamberetti e curcuma (fosforescente); pare che trovare dello zafferano in Irlanda sia una impresa titanica, e la cosa e’ decisamente strana dato l’ELEVATO numero di italiani in questa citta’. Ah, e oltre alla pasta (fosforescente) anche una bella bottiglia di vino (francese, stranamente niente vino bianco italiano). Una sola, capite perche’ non posso essere ubriaco? Con Magali, siamo abituati a ben altri standard alcolici durante le nostre cene a due.
Quindi: ubriachi no, proprio no. Ma stanchi si’. Lei perche’ ha lavorato, poverina. Da Habitat. Al ristorante (caro) e in caffetteria (cara). Io perche’ ho camminato un po’: la Dublin City Hall, il Dublin Castle, Burger King (sigh), la Chester Beatty Library, la Christ Church (”a church where they pray Christ”), la St. Patrick Cathedral (5 euro a cucuzza).
Foto in arrivo, come sempre.
Tutto con ai piedi delle sottospecie di Converse bianche di Sergio Tacchini, pagate 9.90€ al Centro Commerciale Cinecitta’ due. Potete capire insomma come stiano i miei piedi.
E domani, se il tempo regge, si va al Phoenix Park - il piu’ grande parco d’Europa - e al Trinity College.
E se stasera e’ stata una serata casalinga, domani DOVREBBE essere una serata dedicata ai pub dublinesi, tour all-inclusive.
Ma e’ ancora presto per dirlo.
Di certo c’e’ solo che la mia mano comincia a stancarsi, e Magali ha finito la sua doccia - svergognata - quindi direi che e’ il caso di andare a dormire.
E con questo ho finito due pagine del mio taccuino - 49 centesimi di euro, da Tesco.
Innanzitutto, comincio a scrivere in corsivo.
No, perche’ scrivetele voi 4 cartoline in stampatello e poi ditemi, se non vi fa male la mano.
E’ che non sono piu’ abituato a scrivere con carta e penna, dannata tecnologia (e - aggiungo - odio la tastiera irlandese che mi trovo sotto le mani in questo momento, pessima disposizione dei tasti NdGN).
Tanto stasera penso che chiedero’ a Magali di usare il suo PC e ad Elio di usare la sua pennetta USB, cosi’ batto il tutto e lo posto.
Tanto ho gia’ scroccato foglio e penna. E sto gia’ scroccando un posto letto. E un pranzo al Bar Italita, ieri, che bar non e’: e’ un ristorante, ma vabbe’.
Il fatto e’ che sto aspettando si ricarichi almeno un po’ la batteria della mia macchina fotografica nuova, capite?
Non ha senso girarmi la citta’ se non la posso fotografare.
Il primo giorno in un paese visitato e’ sempre di ambientamento. Si passeggia per le strade senza una meta precisa, si osserva la gente, le vetrine, le piazze e i monumenti (orrendi).
I giri turistici veri e propri, le visite ai musei e agli edifici storici si fanno dopo, per quelli c’e’ sempre tempo (specie se resti in un paese per una settimana).
Che poi… sapete… mi tocca smettere di scrivere per un po’, che senno’ come ci arrivo per le tre da “Habitat”, la versione costoso-chic-orrendo di Ikea.
(Si’, lo ammetto, suona un po’ sconnesso, ma… fine primo tempo)
(secondo tempo)
E poi alla fine mi sono sbagliato. Perche’ il mio orologio segnava le due e trenta, peccato che a Dublino ci sia un ora di fuso in meno, quindi vabbe’. Ho scroccato il famoso pranzo di cui sopra, e via cosi’.
E non ho neanche chiesto pc e pennetta ai miei amici, e cosi’ mi trovo il giorno dopo quello della stesura del testo di cui sopra, a scrivere un altro paio di righe ad un internet point dublinese, molto, troppo simile a quelli italiani (a parte le tastiere).
Qui a Dublino il tempo e’ decente: bel sole, ma niente caldo asfissiante.
I monumenti sono davvero orrendi, ma sto facendo qualche foto e poi la flickerero’, se vi dovesse interessare.
Ci sarebbe da dire qualcosa sulla quantita’ impressionante di italiani in questa citta’, ma ve la risparmio: l’avrete sentita miliardi di volte.
Io non ho rimorchiato e non penso che lo faro’, che tanto sono in vacanza e preferisco rilassarmi cosi’, facendo il cazzeggione.
Ieri sono stato al Pravda, locale interessante vicinissimo al fiume di Dublino di cui ora non ricordo il nome.
Suonavano i Valusi, nome orrendo per un orrendo frontman (ma il batterista era interessante).
Oggi faro’ i famosi giri turistici di cui vi parlavo.
Un giorno di questi vado a Kilkenny.
Ieri siamo stati in un parco con Magali, a piedi nudi (potrei aggiornare la foto sulla testata del blog, ora).
E per il resto basta, per ora.
Sono vivo, sono felice, sono rilassato.
Potrei cominciare a tirare un po’ le fila della mia vita, finalmente, e renderla piu’ concreta.
Sono sul treno che mi porta a Fiumicino. Ci si sente da Dublino (si spera).
Farò tante foto, davvero (bieco modo per dire che ho comprato una digitale nuova. No, non la Eos. Quella me la dovete comprare voi, che io soldi nisba)
Un po’ più di 110.
(Sì, lo so. Non sono solito farlo, ma oggi mi andava di vantarmi un po’. Per una volta nella vita, non farò male a nessuno
)
Libri da leggere:
- Tokyo Blues - Haruki Murakami
- Dance Dance Dance - Haruki Murakami
Gnam gnam!
Ciao, mi chiamo Pablo: sono bravissimo, intelligente e comprensivo.
Pensateci, la prossima volta che sentite “Dura la vita a Milano città”
Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove sui mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
sui ginestri folti
di coccole aulenti,
piove sui nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
l’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come un foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancora trema, si spegne,
risorge, treme, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontane,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i malleoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.
Qui a Roma, il diluvio.
Dove cazzo la faccio la cena di laurea?
Quando la faccio? Il 10? L’11?
E chi cazzo viene, che nessuno mi ha dato una risposta precisa?
AAAAAAAHHHHHHHH!
Che siccome con Giusy facciamo sempre discorsi fondamentali per lo sviluppo della comunità e della società umana, a questo punto mi è venuto un grosso dubbio (a lei no, lei sa già la risposta):
ma dal punto di vista della sensualità/eroticità, qual è il genere di sportivo che lo è di meno?
O come lo ha meglio specificato lei:
Qual è lo sportivo che fa più schifo, pietà, fa CAGARE?
Perché son domande che uno poi non ci dorme la notte.

Perché ricordarmelo?
Sono alto 1.65cm.
Posso anche portare la 46, ma se metto dei pantaloncini cortini slarghini jeansini sempre un nano da circo sembro.
ps: la cravatta sarà rosa, la camicia bianca, il vestito nero
Mangio Kellogs Special K (col latte), faccio corsa (o mattina o sera).
Ma di chili non ne ho perso neppure uno.

