05.05.07 Frammenti Gattici

Viaggio, 1 - Il mondo alla rovescia

La cosa francamente più assurda di viaggiare in treno - ragazzino, sto vedendo che mi stai leggendo - è la consapevolezza che il tempo passa in maniera dilatata, e spesso ci vuole una vita prima che il viaggio finisca.
Anche se poi il viaggio dura mezz’ora (non è il mio caso: 4 ore).
È qualcosa di strano perché ti costringere a riempire il tempo in qualche maniera, ti costringe a stare solo con te stesso, non puoi più usare tutte quelle sovrastrutture e quei “rumori ambientali” per coprire il silenzio che senti dentro.
C’è chi in queste situazioni prende il cellulare e lo usa in maniera compulsiva, chiamando parenti amici cugini vicini macellai dog-sitter quel-che-è, basta che ti parlino. L’ho fatto anche io, ma dalla Svizzera diventa tutto più costoso.
Poi c’è chi sfoglia un libro o una rivista, leggendo con attenzione anche gli articoli più assurdi e pacchiani presenti, fino all’ultima riga.
Tutto, davvero tutto, pur di non pensare.
Ma prima o poi lo devi fare, e allora è peggio.

Perché - di questo viaggio - la cosa che forse è ancora più assurda (o, estremizzando, la cosa DAVVERO assurda) sono le sensazioni che si provano.
Le sensazioni che sto provando.
Che non sono come dovrebbero essere, non lo sono.
Maledetto pervertito invertito convertito, anche le sensazioni che vivi lo sono?
E c’è un tale stridore fra ciò che mi sarei aspettato di provare e che ho provato in altri casi simili (eccitazione, contentezza, “rinascita”), e quello che invece sento, che la cosa fa quasi male alle orecchie come le unghie sulla lavagna o la plastica di certi pacchi di caramelle.

Paura dell’altezza. Come posso avere paura dell’altezza, io? Come posso averla ora? Mai avuta, mai. Al contrario, l’altezza mi esaltava: avevo come l’impressione di vedere le cose da una prospettiva diversa (grazie al cazzo: sono un nano, ci credo che l’altezza mi emozioni).
E invece no, paura. Angoscia. Terrore di cadere e di non esserci più. Sparire per sempre.

Paura di morire.

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