Nabaztag e Virgilio, il viral marketing poraccio de no’ antri
Non è che io dica qualcosa di nuovo, ricordando che dalle nostre parti (in Italia, intendo) per tutto ciò che riguarda la Rete siamo indietro di almeno un paio d’anni.
Dopotutto, per carità, su questo tema c’avrò scritto praticamente metà della mia tesi.
Il problema è che non solo ci ritroviamo sempre a inseguire gli ammerigàni - visto che non ci riesce proprio di capire che potremmo fungere noi da traino, inventandoci un modello italiano del web - ma addirittura li copiamo male.
E così, se un paio di anni fa la blogosfera guardava con orrore (o malcelato desiderio) allo spuntare negli Stati Uniti dei primi tentativi di blog-driven webmarketing - mi pare di ricordarle, alcune discussioni su Indignato o Daveblog, ma non sono proprio bravo a cercarle - adesso questa nuova forma di blogmarketing è arrivata ufficialmente anche da noi. Da qualche tempo, direi.
Epperò, è un blogmarketing da peracottari.
È un vizio tutto italiano, ecco cos’è: siamo affrettati, approssimativi, imperfetti, grossolani. La nostra filosofia è l’arte d’arrangiarsi, o forse di accontentarsi. Il tutto, unito alla solenne convinzione che gli altri (che non siamo noi) siano dei deficienti lobotomizzati, o quanto meno inferiori.
Capita così, ad esempio, che da qualche tempo a questa parte Telecom abbia messo su una sorta di strategia comunicativa fallimentare, basata sul tentativo di spacciare per reale un movimento nato dalla blogosfera e dagli internauti - quello del Comitato degli Amici di Virgilio - che invece è costruito in maniera talmente palese e oscena da risultare irritante. Per capirci, si arriva al punto da inviare comunicati stampa per pubblicizzare un fantomatico appuntamento fra i “supporter del Comitato” a Campo de’ Fiori, a Roma. E qui mi chiedo se ci siano davvero persone tanto ingenue da cascarci davvero - come ad esempio Philapple, che pare essersela bevuta - e da partecipare a questa iniziativa, o se ci sarà solo una claque di figuranti pagati per l’occasione.
Ma non sono solo le agenzie di comunicazione a fare male un lavoro che avrebbe richiesto una preparazione di almeno un anno per essere credibile (o quanto meno un bravo copywriter di paraculica esperienza in Rete). No, ci si mettono anche i blogger “di punta”, che stanno cominciando a monetizzare la propria fama nella blogosfera attraverso sponsorizzazioni evidenti o più o meno velate. Un giochetto su cui sembrano puntare soprattutto le aziende tecnologiche.
Prendiamo sto famigerato Nabaztag, inutility wi-fi che sta spingendo per diventare moda anche da noi.
E prendiamo anche Luca “Pandemia” Conti, uno considerato fra i più importanti blogger italiani.
Di sto coniglietto luminoso Luca scrive, dopo aver spacciato per “lieta sorpresa” il suo ritrovarsene uno fra le mani, questo:
Chi ce l’ha ne parla in maniera entusiasta. Nel mondo ne hanno venduti più di 100.000 - prezzo consigliato 135 euro - e in Francia è popolarissimo (copre il 40% del mercato). Oggi Nabaztag, coniglio in armeno, arriva in Italia ed è in distribuzione presso FNAC e altri punti vendita.
E qui mi sento di aprire una parentesi, e dare un consiglio non richiesto: Luca, per potersi permettere di fare una marchetta ad un prodotto che vieni pagato per pubblicizzare ci vuole una certa classe. Devi essere in grado di non scrivere cose così smaccatamente promozionali, devi farla sembrare davvero una cosa en passant (di cui non te ne potrebbe fregar di meno).
Se ci si ritrova a fare tali figure da principiante, è meglio astenersi. O scrivere le cose per come stanno (”mi hanno proposto di pubblicizzare Nabaztag”): la gente l’apprezza, l’onestà.
Prendi esempio da Davide di Daveblog, piuttosto: lui sì che è riuscito a piazzare una marchetta, a dare visibilità al prodotto, senza uscire dallo stile del suo blog, senza sembrare forzato.
Oh, poi per carità, Luca si può consolare: non è l’unico a tentare di mascherare sponsorizzazioni all’interno del proprio blog. E a farlo malissimo.
Anzi, anzi.
Tags: blog, blogosfera, marketing, Pandemia, Virgilio
Luca Conti
22.09.07 - 15:04
Caro Gatto,
il tuo ragionamento non fa una piega, se non per un errore grossolano: Nabaztag non mi ha pagato per scrivere nulla.
Ti prego di non pubblicare informazioni false che potrebbero risultare anche diffamatorie.
Grazie
giovanni
22.09.07 - 15:10
e pensare che io lo stavo già ordinando! ihihihihi
Gatto Nero
22.09.07 - 15:13
Come ho avuto modo di dirti anche via Skype, Luca, io non posso avere la certezza che tu sia stato pagato monetariamente.
Così come non posso avere la certezza del contrario.
Per intenderci, quello che scrivo rientra pienamente nella materia del possibile (o - a seconda di come la si voglia vedere - del probabile), ma non è detto che sia confermabile.
In ogni caso, converrai con me che di riffa o di raffa un ritorno “economico” lo hai avuto, quanto meno nel ricevere in cambio un coso-wifi-inutile (il Nabaztag) che un valore in denaro lo ha.
Disorder
22.09.07 - 22:29
Ma come si faceva a credere autentico il movimento per il ritorno di Virgilio? Bastava accorgersi dei banner PUBBLICITARI su shinystat (e mi sembra anche sulla home di splinder), per capire che non poteva essere una iniziativa dal basso (o una ben mascherata da iniziava dal basso)…
E soprattutto, ma chissenefrega di Virgilio: si facesse un movimento per portare l’adsl ovunque e farla funzionare bene, piuttosto…
Bamoto Yoshinana
23.09.07 - 14:33
Luca non ti ha pagato però ti ha mandato il Nabaztag.
Gatto Nero
23.09.07 - 16:04
“Yoshinana tutta tana”?
(No, Luca non mi ha mandato il Nabaztag, altrimenti a quest’ora avrei un ottimo fermaporta)
daniela_elle
23.09.07 - 19:31
ho sempre sospettato che quelli di virgilio erano una sòla, mo’ mi sento bene ad aver pensato male. ecco
Peracottari reloaded: la TV italiana e i serial wanna-be USA : FermentiGattici.net
24.09.07 - 00:40
[...] A proposito di peracottari, non è che i blogger italiani si siano poi inventati nulla (’sta cosa la ripeterò all’infinito, perché di carica innovativa della blogosfera italica neanche l’ombra). È che davvero in Italia non ci riesce di far diversamente: peracottari in Rete, peracottari nel marketing, peracottari nell’imprenditoria, peracottari nella politica… e chi si salva più? È inutile che facciamo finta di non accorgercene. Non ci vuole mica tanto a rendersene conto, basta controllare la personalissima cartolina tornasole della cultura e della società del Bel Paese. E sappiamo tutti di quale specchio (non deformante) stiamo parlando: la televisione. [...]
falcon82
24.09.07 - 09:54
Ah ma la cosa di virgilio era vera??? pensavo fosse una cosa ironica
Ma a che serve virgilio?
Dario Salvelli’s Blog » Blog Archive » L’era del “coniglio elettronico”: di Nabaztag e marchette
24.09.07 - 14:14
[...] le buffe ed assurde iniziative che mi sono inventato come quella sui villaggi e gli hotel. Le polemiche scoppiano sempre quando c’è il dubbio della marchetta, abilmente rappresentata da Sandrone [...]
Franz
24.09.07 - 15:06
Sono d’accordo.
Solo una cosa: a dire il vero il post sul Daveblog non l’ho letta come una marchetta mascherata, ma come una simpatica-ma-severa-e-non-tanto-velata critica proprio a questo sistema marchettaro pecoreccio, non trovi?
Franz
24.09.07 - 15:10
alt, come non detto: non avevo letto il post da linkato, ma un altro - che adesso non ho voglia di cercare - sulla pronta reazione di alcuni a farsi inviare a casa il coniglio (???: 135 euro da buttare in cazzatelle, beati voi) in oggetto.
cmc
24.09.07 - 17:18
attento, se si arrabbia il “conversational media consultant” sono cavoli… “conversational media consultant”, ma vi rendete conto? ed è serio, è serio…
V.
25.09.07 - 10:59
Io voglio il ritorno di Virgilio… era decisamente più simpatico di Alice! :)…
(per inciso, ho solo visto degli adesivi in metropolitana, non credevo ci fosse altro che qualche simpatica idiozia dietro)
Gatto Nero
25.09.07 - 11:12
V., guarda che è già tornato, eh…
V.
25.09.07 - 12:08
Ma te l’ho detto che sto fuori dal mondo!
Mail a un Nabaztag mai attivato « venerable bidet
4.12.07 - 14:28
[...] volte, ho davvero difficoltà a classificare la gente che parla di te. Ma vedo anche che c’è qualcuno che la pensa in maniera simile alla [...]