Peracottari reloaded: la TV italiana e i serial wanna-be ammmerigàni
A proposito di peracottari, non è che i blogger italiani si siano poi inventati nulla (’sta cosa la ripeterò all’infinito, perché di carica innovativa della blogosfera italica neanche l’ombra).
È che davvero in Italia non ci riesce di far diversamente: peracottari in Rete, peracottari nel marketing, peracottari nell’imprenditoria, peracottari nella politica… e chi si salva più?
È inutile che facciamo finta di non accorgercene. Non ci vuole mica tanto a rendersene conto, basta controllare la personalissima cartolina tornasole della cultura e della società del Bel Paese. E sappiamo tutti di quale specchio (non deformante) stiamo parlando: la televisione.
Vedete, la nostra televisione è in crisi. Sì, sto dicendo un’ovvietà ma evidentemente della cosa non importa a nessuno, visto che le cose non cambiano.
Sono anni, ormai, che manca un prodotto televisivo italiano che possa essere definito davvero di successo. A parte, forse, Distretto di Polizia (e questo vi dice tutto).
Tolta la serie con Isabella “Schizofrenia” Ferrari, Claudia “Spocchia” Pandolfi e Giorgio “Ancora più spocchia” Tirabassi, che cosa rimane? Solo robaccia che viene spacciata per fenomeno dell’anno, ma che poi - guarda caso - non riesce a superare neppure la seconda stagione: Elisa di Rivombrosa, Orgoglio, Gente di Mare, Provaci ancora prof… Solo per citare i primi che mi siano venuti in mente.
La colpa di chi è? Degli attori cani che ci ritroviamo? Troppo facile scaricarla su di loro: dopotutto sono quelli che ci mettono la faccia, poverini, e in qualche modo dovranno pur campare.
No signori, qui la colpa è solo degli autori. Autori, anche questi, peracottari. Non si spiega, altrimenti, questa mania di copiare prodotti statunitensi senza apportare alcun cambiamento alle caratteristiche dei personaggi o alle dinamiche delle storie.
C’è solo di che mettersi le mani fra i capelli: RIS (che pare sia destinato a proseguire ancora per un po’, nonostante la mono-espressione di Lorenzo Flaherty) ruba a piene mani da CSI, ma anche La omicidi ripeteva lo stesso testo a pappardella; Nati Ieri riprende le tematiche ospedaliere di E.R., ma Medicina Generale riesce ad andare oltre e lo copia TUTTO, praticamente parola per parola.
Perfino Vivere è diventata la versione sbiadita e monocorde di “Tempesta d’amore”. Degli italiani che copiano i tedeschi nel parlare di sentimenti. I tedeschi, eh.
Ora tutti mi pianteranno la solita manfrina: “Eh, ma mica è colpa degli autori… sono i produttori che vogliono queste storie… è il pubblico che premia questi temi…”. Sì, come no: infatti sono tutti dei flop clamorosi.
La verità è che in Italia gli sceneggiatori e i soggettisti televisivi - ma non solo quelli, guardiamo anche al cinema - sono ben felici del loro fancazzismo, della loro nullafacenza.
Oggi pomeriggio ho avuto la “fortuna” di vedere l’ennesima replica di Caterina e le sue figlie, e (non fossilizzandomi sull’unica cosa decente della storia, la tematica gay, come invece ha fatto Lord Lucas di TVblog) mi sono ritrovato davanti una ribollita di Ugly Betty e Il Diavolo Veste Prada: come se il mondo della moda (o della pubblicità) fosse l’unico in cui una donna sfigata e sciatta può finalmente trovare riscatto. Come si fa a dare la colpa a Virna Lisi o a Roberto Farnesi se gli autori scrivono sempre le solite noiosissime banalità.
Ma si sa, all’Italia piace la mediocrità e ci sguazza felice, populista come Beppe Grillo. Dovremmo guardare all’estero in ben’altri modi, invece.
Come alla Spagna, dove un gruppo di ragazzetti s’è inventato un serial gay SUL WEB praticamente a costo zero, diventato famoso in tutto il paese e anche fuori.
Un bello smacco per questi autorucoli da strapazzo italiani, sempre pronti a scaricare la responsabilità su qualcun’altro e a fregarsi le mani nel venir pagati per scrivere il nulla.
Tags: Caterina e le sue figlie, peracottari, serial tv, televisione
stefigno
24.09.07 - 02:06
bello incazzato sto ‘ periodo claudiè , vero..?
gli autori stanno stirando uno dopo l’altro..
ginoilsalumiere
24.09.07 - 08:18
Perfettamente d’accordo.
J_B
24.09.07 - 09:27
Colpa dei produttori. Colpa degli autori. Colpa degli attori. Colpa degli spettatori.
Che invece sia colpa di tutti? Il problema è che realizzare un programma fatto di aria fritta è facile, vende, regala notorietà (almeno sul breve/brevissimo periodo). Fare un programma (limitiamoci ai telefilm) con una storia originale, ben costruito e con un buon ritmo (insomma, uno di quelli che quando finisce ti viene voglia di vedere la puntata successiva) richiede di spremersi le meningi. In più c’è sempre il rischio di fare un buco nell’acqua e la quasi certezza di ricevere critiche a destra e manca.
Insomma, friggere l’aria fa comodo un po’ a tutti e, quando la colpa è di tutti, miracolosamente la colpa non è più di nessuno.
Andrew
24.09.07 - 19:58
Ma te sei mai stato al X Tuscolano? Quello vero eh!
V.
25.09.07 - 11:06
C’è quasi da rimpiangere “Commesse”…
Io ormai non me ne preoccupo… ho smesso di guardare la TV e vivo di serie americane scaricate da internet…
Per il prossimo intervento ti consiglio lo stato del teatro e soprattutto del genere Musical in Italia
Hunzicker/Wicked/Sorrisi&Canzoni…
Buona ricerca!
Andrea Beggi
25.09.07 - 12:23
Mi piace questo nuovo atteggiamento incazzoso. Era ora che ti facessi rivedere.
Gatto Nero
25.09.07 - 12:36
Eh eh eh eh eh, Andrea… era ora, più che altro, che cominciassi a dare un po più di spazio alle mie riflessioni.
)
Mettiamola così: in questi anni ho osservato tanto, e ancora osservo. Come vanno le cose non è che mi piacciano tanto, e mi sembrava giusto cominciare a parlarne… magari, perché no, per migliorare.
Noto un discreto disfattismo al riguardo, però.
La società italiana è messa davvero così male?
(Grazie, andrè
Blacko
25.09.07 - 22:34
come darti torto!
e rispondo a “La società italiana è messa davvero così male?”
purtroppo…
velvetro
26.09.07 - 14:22
dal mio canto, posso solo aggiungere che il teatro non se la cava meglio (qualcuno sostiene che sia morto da tempo, ma ancora non ho visto i funerali…)
neocronopio
27.09.07 - 05:37
caro gatto,
ci siamo già conosciuti per altri lidi, ricordi?
Innanzitutto massima stima e rispetto per il tempo (ed evidentemente la speranza) che dedichi alla tv e al mercato delle fiction italiano! sei un eroe! il punto è che non serve fare buoni programmi per vendere. il pubblico guarda tutto. per qualche ragione ha bisogno di guardare la televisione. sceglieranno il meno peggio tra due programmi orrendi piuttosto che spegnerla. essendoci solo 2 poli (o due e mezzo…), è inutile sbattersi a cercare autori dignitosi (che esistono!) o un qualunque livello di qualità. Si punta al ribasso. lo scopo finale è mantenere la tensione minima, e che la porcata trasmessa sia appena più allettante di quella in onda sull’altro canale.
questo rispecchia, oltre ad esserci profondamente legato, non l’intelligenza o il grado culturale degli italiani, ma la nostra condizione politica: gli italiani votano tutto. so di echeggiare il populismo di grillo, ma è assodato che questa classe politica non è “rappresentativa” per nessuno. Chi in un modo o nell’altro arriva a farne parte ci resta un bel po’ e decide chi far salire e chi no . E gli italiani continuano a scegliere il meno spregevole. ne emerge la morte del nostro senso del pudore. nell’uno e nell’altro campo. nessuno si scandalizza più per un politico corrotto, colluso o condannato, e nessuno si vergogna più dei tronisti della de filippi, dei dialoghi di rivombrosa, o dei plagi ‘poveri’ dei polizieschi americani. siamo pronti a beccarci tutto quello che ci offrono. la verità, a mio avviso, non è che gli italiani sono tutti peracottari ignoranti, ma che hanno perso la speranza (e forse il ricordo), che potrebbe anche esserci di meglio…
Perdonami prolissità, populismo, ingenuità, e presunzione, ma mi hai ispirato. è colpa tua!
‘amu hattu ‘a figura du quaqquaraqua : FermentiGattici.net
4.10.07 - 23:28
[...] Sorvoliamo - per un attimo - sul ricicciamento da parte di Distretto di Polizia 7 della solita trita e ritrita trama mafiosa (ma non ce n’eravamo liberati con la Ferrari e la Pandolfi?): che agli autori italiani di fiction mancasse la fantasia, l’abbiamo già detto. [...]