Archive for Gennaio, 2008
Vedo e rilancio: a quando “Il Tulipano Nero” e “La Stella della Senna”?
* sì, sto post era roba da Tumblr, qualunque sia la cosa a cui serve un Tumblr.
…e impariamo il testo a memoria. Non si canterà d’altro da qui ad almeno i prossimi due anni. Aspettiamo TUTTI trepidanti la versione extended completa.
Sarà l’unico singolo che acquisterò mai e poi mai su iTunes. W Lorella. W la Cuccarini.
Chi è solo non è solo mai
un giorno si risveglierÃ
solido come un muro
nuovo come un bimbo nudoE io che penso ancora a noi
da sola non mi sento sai
anche quando non lo so se sarà mia nella mia vita
quanto tutte le parole non mi basteranno più……verrà un sorriso… il tuo sorriso…
E che la festa non finisca mai
e ballerai, e ballerò.
Coi tuoi occhi dentro l’anima
che mi darai, che ti darò.Tienimi stretta fino all’ultimo
ce la farai, ce la farò.
Cresce come cresce il mare l’amore che è dentro di me…Che la festa non finisca mai
e ballerai, e ballerò…
Cresce come cresce il mare quest’onda d’amore…
quest’onda d’amore che è dentro di me!
È lei. Pettinata uguale. Vestita uguale. Cotonata uguale.
Lorella Cuccarini. Uscita dritta dritta dalla sigla di Odiens. Sono lì lì che aspetto si metta a cantare “La notte vola”.
Invece parte la sigla.
Ed è subito hit discofrocia 2008, 2009, 2010 e 2011.
Sooooo gay.
Sono tornati gli anni Ottanta, e mica me n’ero accorto.
* Attenzione: post completamente sconnesso causa della visione del rossetto ULTRAglitterato stroboscopico della Cuccarini nel video di “Che la festa non finisca mai”. Le facoltà mentali sono peggio di un 10enne, comunque.
Carolina Crescentini è AN-TI-PA-TI-CA. Di quella spocchia che si sente a pelle, che percepisci subito, e che puntualmente riesce a confermare non appena apre bocca.
Riesce anche nell’impresa di risultare più odiosa addirittura di Violante Placido.
E il fatto che - al pari dei suoi concittadini della new wave italiana Nicola Vapodiris e Silvio Muccino (spocchia-enabled pure loro) - sia praticamente onnipresente in QUALSIASI film in uscita, è indicativo.
Manifestazione a Roma. Davanti al Parlamento. Alle 19 (che così chi esce dal lavoro ha la possibilità di arrivare).
Oppure sabato, per tutta la giornata.
Fate vobis (e o ci state, o no. Ma fatemelo sapere, che io mi sono rotto il cazzo).

Ma direi che è ora di basta, su.
È ora di finirla con questo lassismo cittadino, con questo fancazzismo, con questa mancanza di partecipazione alla vita politica del nostro Paese.
Qui c’è gente che lavora. Un’intera classe politica che fatica per noi, che ha in mente solo e unicamente il nostro interesse. Gente onesta, impegnata, seria, affidabile. Appassionata, che comprende come il governare lo Stato non sia un gioco.
Dobbiamo farglielo sapere. Dobbiamo stargli vicino. Dobbiamo dimostrare tutto il nostro apprezzamento per questa gente. Dobbiamo esserci, farci vedere.
Doniamo un pomodoro ai politici italiani.
A Destra e a Sinistra.
A Forza Italia e al Partito Democratico.
A Berlusconi, a Prodi e a Veltroni.
Agli allestitori di maxischermi.
Ai votanti a tutti i costi.
Ai solidali.
A Deputati e Senatori.
Indifferentemente. Bipartisan.
Facciamo un passo in avanti: da elettorato attivo, ad elettorato altruista.
Doniamogli pomodorate.
Grazie a Lore! per il meraviglioso bannerino

Non era la serata giusta per leggerlo, per finirlo.
Non era la serata giusta per sapere che l’amore è sofferenza.
E nient’altro.

…no Google, no. Non le voglio.
Perché diciamocelo, un po’ ci godete. Vi dà quel certo non so che di onnipotenza, fiondarvi nella camera del vostro ragazzo/marito/compagno ed esclamare tutto il vostro disgusto per l’anti-igiene che domina in quel loculo.
Superiorità : io come si fanno le faccende l’ho imparato quando ero ragazzina, e te ancora non sei in grado.
Riscatto: essì che ti lamenti che non lavo mai la macchina. Guarda qua che roba!
Indispensabilità : come faresti senza di me?
E non ne potete fare a meno: cominciate a rassettare la camera come delle indemoniate.
Ispirato dal post di ieri e dalla recrudescenza della questione “pelo/non pelo”, ho ripreso in mano Stilismi Gattici. E ammettiamolo: ti viene un po’ voglia di tornare etero, eh.
Visto che su Twitter qualche malato mentale (io) ha cominciato a parlare di peli pubici e patate depilate, aripijo un simpatico post scritto altrove su peli, pelazzi, donne e uomini… Enjoy
Una cosa dovete concedercela, però: noi uomini siamo pronti a fare anche i sacrifici più estremi, per la donna che amiamo veramente. La mia amica M., ad esempio, è più che fortunata.Lei è un mito: straniera chic, elegante con intelligenza, piena di cultura, impegnata nel sociale. E disinibita. Non ha nessun problema a parlare di sesso, ma lo fa senza alcuna volgarità o esagerazione, con la stessa naturalezza con cui ti parla del tempo o dell’ultimo libro che ha letto. Un minuto prima parli di politica internazionale e il secondo dopo ti racconta tutte le pratiche che le ha insegnato il suo primo partner. Imperturbabile.
Qualche tempo fa l’ho ospitata in casa mia nella tappa romana di uno dei suoi soliti viaggi in giro per il mondo.
Eravamo lì in camera, ad aggiornarci sulle relative vicissitudini e traversìe, quando a un certo punto mi fa:
“Però devo cercare di convincere il mio ragazzo a togliersi i peli…”
Così, come se nulla fosse. Ma lei non parla mica di una ceretta totale, macché. Lei parlava di quei peli lì, che si trovano lì. Avete capito, no? Come lo chiamate voi? Sul coso. Mi spiega anche perché:
“Voi maschi state sempre lì a chiedere pompini, e a noi non è che dispiaccia farli. Anche a noi piace ricevere il sesso orale, però ci facciamo la ceretta accorciamo il pelo, ci sistemiamo… perché voi non dovreste fare lo stesso? Perché non ci rendete la cosa più piacevole? Sono stufa di fare sput sput.”
Chiaro, lineare, ovvio. Un discorso che non fa una grinza. In effetti, non è propriamente la cosa più erotica doversi fermare durante l’atto per togliere dalla bocca quel fastidiosissimo pelo superfluo così gentilmente mollato dal vostro partner. C’è di meglio, nella vita.
Roberta, invece, non la pensa così. Lei, moretta, ventenne, romana, ultimo acquisto del centro estetico da cui mi servo di tanto in tanto, preferisce il maschio peloso.
“A me l’uomo completamente glabro non piace” mi dice torturandomi la schiena con strisce e cera calda, facendo seguire la frase da un eloquente moto di ribrezzo (brividi inclusi). “Il ragazzo mio è peloso il giusto, e me piace così”. De gustibus, dicevano gli antichi. Meglio così: in effetti, a me l’uomo tutto senza peli sa un po’ di viscido.
Però io una domanda ve la faccio lo stesso, a voi donne: se non ci fosse una via di mezzo, se non ci fossero sfumature, poste di fronte alla scelta cosa vorreste? Il pelosissimo abominevole uomo delle nevi, o la liscissima anguilla saponata degli abissi?
- Aver incontrato a Roma, in un locale che è la prima volta che frequento, una persona che avrebbe dovuto stare a Milano sembra voler dire che è l’ora di un cambio della guardia
- Tre occasioni perse per rimorchiare, vuol dire che c’erano tre occasioni possibili per rimorchiare. Il che, fidatevi, è una gran cosa.
Nell’insieme, oserei dire una cosa sola: ottimismo.
Una volta l’anno è accettabile, suvvia.
Certo, c’eravamo abituati. In USA il MacPirulicchio costa 1000 dollari? In Italia costa 1000 euro. E fanculo al cambio favorevole, che ce frega.
Mister Jobs mica ci vive, in Europa. Uno per uno non fa male a nessuno, si dice.
Però che dire, stavolta con la nuova Apple TV, rinnovatissima, da comprare subito subito, mi pare siano riusciti a superarsi.
There’s something in the air…


Si chiama “sòla”.

“…and… one more thing.
Today, we’re gonna announce the most revolutionary Apple product ever.There’s something in the air… Something that will take your breath away. Ladies and gentleman…
Apple Antrax.
You’re gonna die, all of you.
Ho aggiornato a Leopard:
- non mi si apre Mail.app (messaggio di errore)
- non mi si apre iCal (messaggio di errore)
- devo fare un giro complesso per connettermi via cellulare (che sfiga)
Ma io tenere ste cazzo di mani ferme mai, vè?
Anche di questo dovrò dir grazie a Wikipedia, immagino.
E a due Wikimedia diverse: quella italiana e quella svizzera.
Sta di fatto che sono terrorizzato, ecco.
Ter-ro-riz-za-to. È pure difficile da sillabare, dannazione.
Se in qualche modo sono riuscito a non morire - così - di crepacuore, è stato grazie alla preghiera.
Un frocio che prega, non so se rendo l’idea.
“Signore, salvami” (Spero lo faccia, già )
Niente da fare. Gli aerei, penso, non potrò prenderli più. Ho una paura fottuta. Anzi, più che paura: terrore.
Ter-ro-riz-za-to. Difficile da sillabare, ma efficace come termine.
E l’aver lasciato il mio portafoglio nel mio giubbotto (nuovo) posizionato nell’apposito scompartimento non aiuta.
Meglio così, forse: Ryanair ha dei prezzi folli. Due euri per una striminzita bottiglia d’acqua da un terzo. Due euri. (Quanto ho pagato il biglietto andata-ritorno da Roma a Milano, paro paro).
A proposito: io la tendina del finestrino l’ho chiusa. Col cazzo che guardo fuori.
Avete presente di quando parlavo della blogosfera italiana, e mi chiedevo se fossimo ancora in grado di creare contenuto, creare discussione, esprimere opinioni strutturate?
Bene, la risposta è sì.
La blogosfera italiana è in grado di creare simpatici alberelli di link e calici da avvinazzati.
Ma soprattutto la blogosfera italiana è in grado di fare discussioni su discussioni su discussioni riguardo a quanto questi calicetti abbiano influito su una classifica relativamente inutile, su quanto siano sbagliati gli algoritmi, su quanto il proprio blog sia salito o sceso in classifica (Oh, ma loro stanno facendo ironia al riguardo, eh: che vi credete? Tutti. Nessuno prende la classifica sul serio. Nessuno, no no…), su quanto Giovy sia stronzo, su quanto Napolux sia peggio, su quanto Catepol spammi.
Su queste cose, a creare contenuti la blogosfera italiana è bravissima. Bravissima. Direi quasi maestra.
Per quanto riguarda il resto, invece, la situazione è desolante. Decisamente.
(E scusate se sono in ritardo nella discussione, eh, ma ve lo ricordo: I am not a blog socialite)
…
