I blog hanno un potere curativo. Non nel senso taumaturgico del termine, intendiamoci: non è che stendi su il monitor di un laptop che mostra Sw4n.net su una ferita purulenta, e quella guarisce. Tuttalpiù te la fa venire, la ferita.
Ora. Siccome i blog hanno un effetto curativo sulla persona che li scrive, e siccome - bene o male - io questi Cosiâ„¢ li ho sempre considerati e usati così, let’s back to the root.
Mi conosci nel più classico dei modi. Per degli omosessuali, intendo: via Internet. Chiacchieriamo per un po’ di tempo e… per carità , non mi aspetto niente. Ci si vede per una cena al giapponese. Si chiacchiera un po’. Poi si beve una birra. Poi un’altra. Non ci si ubriaca, quello no. Ma capita di star bene assieme, e di baciarsi. E baciarsi, e baciarsi. Dalle Colonne di San Lorenzo a Porta Venezia, a piedi (certo, con degli intervalli qua e là per muoverci almeno di qualche metro).
E ci si continua a vedere. Molto. “Molto” nella accezione “dormiamo nello stesso letto cinque giorni su sette”. E poi io parto per una settimana, perché devo e perché era già programmato. Ma ci si sente spesso e sembra tutto… beh, bello.
Ora. Rileggi la prima parte. Quella del “ci conosciamo nel più classico dei modi” e del “non ci aspettavamo niente” e del “si esce solo a fare due chiacchiere e mangiare qualcosa/bere una birra”. L’hai riletta? Bene.
Oggi mi dici che c’è questo ragazzo con cui chatti da un po’, e che domani sera (stasera, visto che siamo dopo mezzanotte) ci uscirai a bere una birra. E che non volevi farlo senza dirmi niente. Ma ehi, che è solo una birra e solo per fare quattro chiacchiere punto e basta, e comunque lui sa che ci vediamo gli hai detto che sei “gattofilo”, quindi…
Ok, adesso dimmi: come vuoi che mi senta, esattamente? E cosa vuoi che ti dica?
Ovviamente, non ti dirò nulla.
Quantomeno, non prima che la tua serata birra-punto-e-basta sia finita.
