Posts Tagged ‘angoscie esistenziali’

Quei vecchi ricordi che tutti vorremmo cancellare #1 Mercoledì, Giugno 4th, 2008

Scuole medie, terzo anno. Compito in classe di italiano, quei temi d’italiano del tipo “racconta una storiellina su questo fatto di cronaca, fingendo sia una tua opinione articolata.

Luigi, compagno di banco, impegnatissimo nella scrittura. Io altrettanto.

A un certo punto, mi giro verso di lui, con fare perplesso. Una domanda che mi macera dentro, mi scava. Imprescindibile.

“Ma secondo te, ho le ciglia lunghe?”

Mi porto dietro questo marchio d’infamia da anni.

[cfr.]


Pretend you’re happy when you’re blue Sabato, Maggio 24th, 2008

Oggi il male di vivere ho incontrato (Self Edition)

Dovrei scegliere. Perché grigio, non sono tanto male. Mentre quando rido divento così.

“Le apparenze ingannano”.


Quesiti esistenziali e pregnanti Martedì, Maggio 20th, 2008

Ma perché, mi chiedo, perché mi cancelli sistematicamente dall’elenco dei contributori di ogni cosa positiva che faccio?

Lo fai apposta, o inconsciamente?

Chiedo, eh.


La lente deformante dell’alcool Venerdì, Maggio 16th, 2008

Sadomaso #2Buttiamola giù dura: non sono sicuro di essere contento di quello che vedo. Di quello che vedo di me, intendo.

Sta roba l’avrò scritta almeno un migliaio di volte, me ne rendo conto. Alla lunga stucca (ma questo è un difetto comune a molte cose che mi riguardano, io compreso), ma abbiate pazienza.

Il punto è: il mio rapporto con l’alcool comincia a essere poco sano. E non tanto perché io abbia bisogno di tutta una serie di alcolici per vivere felice - grazie a Dio, no - ma, più che altro, perché non sono più in grado di gestire il limite fra l’ubriacatura accettabile e quella che no. Non me ne rendo proprio conto.

Un minuto prima sono lì, allegro, con un bicchiere in mano che chiacchiero con persone varie ed eventuali, col mio consueto stile “ape di fiore in fiore” orientato al conoscere più persone possibili e al dare una mano; e un minuto dopo vago per la sala completamente ubriaco, ridendo sguaiatamente, a volte urlando, più spesso caracollando sul pavimento o su oggetti in mezzo alla sala, interagendo con altre persone più o meno ubriache di me, ma anche con chi è ancora vagamente sobrio. Tutto senza soluzione di continuità, senza che mi renda minimamente conto del passaggio da uno stato all’altro.

Non va bene. Non va bene perché rischio - e sarà già successo in passato, sicuro - di dar fastidio a persone che tutto vogliono tranne che essere simil-aggredite da un nano peloso ubriacoâ„¢. Non va bene perché finisco per fare delle cose che in altre situazioni non avrei mai fatto, e poi il giorno dopo è difficile venire a patti con se stessi. Non va bene perché la gente finisce per identificarti con questa versione distorta della tua persona, questa versione malsana. Non va bene perché mi ritrovo a invidiare la coolness di molte persone con cui mi ritrovo a che fare, che fanno una figura decisamente migliore della mia. Non va bene perché essere il giullare di corte può apparire divertente dall’esterno, ma vi assicuro che a guardarsi da dentro qualche dubbio ti viene.

E per quanto un’amica mi abbia ricordato che “se qualcuno ti giudica per come sei quando sei ubriaco, fidati, alla lunga non ti sei perso niente”, e io non me la sento decisamente di darle torto, io non sono sicuro di voler essere quello che si ubriaca di brutto, lo sfigato di tanti cliché da film americano. Non sono per nulla sicuro.


Più che altro confuso* Sabato, Maggio 10th, 2008

Vegeto sul letto. O nel letto, mai capita la differenza.
Sudato, ovviamente, perché sta arrivando l’estate e il mio corpo comincia la metamorfosi in termosifone, che culminerà nel mio famigerato Culo Igniferoâ„¢ (l’unico che ci puoi friggere un uovo sopra, direi).

Rifletto su un po’ di cose, mentre l’editor visuale di Wordpress non mi funziona. Ma forse non funziono io.

* = ATTENZIONE: post ad alta concentrazione di cazzate


Compensazioni Giovedì, Maggio 8th, 2008

Ci sono due certezze che fanno di me quello che sono:

  1. Ho l’animo buono
  2. Non trombo mai

Quanto meno, in uno dei due casi prendo un sacco di inculate.


No, I’m not ready Lunedì, Aprile 21st, 2008

La Vecchia, Cara Amica Giusyâ„¢ me lo ripete periodicamente. Al mare, in montagna, in giro a far compere, mentre passeggiamo, girando in macchina, parcheggiando, mangiando. Più o meno tante volte quante dico “Non capisco perché non trovi mai una persona che sia una”. Lei mi risponde, precisa: “In realtà tu non stai cercando nessuno”.

Non so se valga anche negli altri casi - probabile - ma in questo periodo, onestamente, non posso far altro che darle ragione.

Io in questi ultimi tempi non sto cercando nessuno. E non ho alcuna intenzione di farlo.
Sto affrontando qualcosa che, a ben vedere, quasi certamente è più grande di me: cambiare lavoro; cambiare amicizie; cambiare città, in una Milano che è tradizionalmente ostile con gli outsiders come me, indipendentisti ad oltranza e quindi senza la voglia o il diritto di impelagarmi nel gruppo degli outsiders stessi, che fanno comunella e si fanno forza a vicenda.
Senza una casa, un letto dove dormire, un tetto mio sotto cui rifugiarmi, delle abitudini e delle routine che non siano il lavoro a cui aggrapparmi nei momenti di crisi.

Me la sono cercata. Ho voluto questa situazione con tutte le mie forze, sperando in una possibilità di cambiare, di muovermi, di mettermi alla prova. Di dimostrare di essere vivo, di negare la mia esistenza opaca. E ora affronterò tutto come meglio posso, sperando di non affogare e sapendo che al 99% non lo farò, perfettino di merda che non sono altro.

E allora forse mi metterò a cercare qualcuno, per costruire una storia o anche solamente per far sesso (che sarebbe pure ora, a 26 anni). O forse no, continuerò a non farlo. Esattamente come ora.
Ma per ora il problema non si pone. Per ora no, non sono pronto. Ripassate fra cinque minuti.


Che botta atroce Lunedì, Gennaio 21st, 2008

La cambusa

Non era la serata giusta per leggerlo, per finirlo.
Non era la serata giusta per sapere che l’amore è sofferenza.
E nient’altro.


Flessioni del sabato mattina Sabato, Dicembre 15th, 2007
l’allegra esuberanza di Gattonero *

…ho subito l’eccentrico GattoNero *

Quando dal virtuale passi al reale, inevitabilmente non puoi fare a meno di chiederti: “Chissà che immagine ho dato di me?”.
Inevitabilmente, appunto. “E ringraziando il cielo”, aggiungerei io: siamo umani, e se non avessimo mai dubbi sulla nostra persona ci sarebbe qualcosa di grave in noi, che non funziona.

(Questo post avrebbe dovuto continuare, esser lunghetto, e invece. Meglio così.)


No, I am not a blog socialite Giovedì, Dicembre 13th, 2007

Saluto. Saluto. Inchino. Riverenza.
“Oh ma che splendido vestito che ha, Madamina Beltè!”. “È sempre un onore ballare con lei, Cavalier Tirpitù”. “Oh oh oh, qual battuta arguta, la Signoria Vostra è sempre la più brillante della festa!”.

Forse non ho più l’età, ecco. Sarà questo il problema? Oppure sono in quella fase di stanca, in cui non hai tempo per far nulla e non hai l’energia e la volontà per far qualcosa che prima ti divertiva?

Naaaaa. Decisamente non ho l’età. Sono un po’ come un vecchietto semolinico della blogosfera, incapace di star dietro al minuetto di commenti e complimenti che ogni blogger riserva alle decine e decine di altri blogger che ha nel suo blogroll.
Il mio, di blogroll, è penosamente vuoto. Cambi di computer, cambi di software, cambi di tutto e… niente, la morìa. Di blog, via RSS, ne seguirò una decina, non di più. Anche se pare siano in crescita.

Si dice che la coscienza di un problema sia il modo migliore di risolverlo. Io comincio ad avere voglia di ballare, ma resto a fare da tappezzeria con una pezza sul culo del mio vestito di tulle. E nessuno mi invita.


Non vergognarti mai Venerdì, Dicembre 7th, 2007

Sono cose che metti in conto, ovviamente.
Il rischio c’è e ne sei sempre cosciente, sai che prima capiterà e cerchi di essere preparato all’evenienza, di razionalizzare, di tracciarti in testa un arazzo preciso di ciò che accadrà e quali dovranno essere le tue reazioni.

Però non sei mai pronto. Mai.

In questi ultimi giorni si è scatenata, fra i membri della mia famiglia, la “caccia a Gatto Nero”. Non ho detto “caccia a Claudio”, sto parlando proprio del mio nick. Un alter ego che - nel corso degli anni - ho sempre voluto associare alla mia persona, rendere tutt’uno. E ci sono riuscito: chi cerca Gatto Nero trova me, Claudio Mastroianni, e mi trova senza filtri. Viene a sapere tutto di me. È stata una scelta precisa, sì.

È iniziato tutto un mesetto fa, con una e-mail di un mio zio acquisito. Dalla Svizzera. Aveva trovato - chissà come, chissà perché? - la mia pagina utente su Wikipedia (una versione precedente a quella attuale, dovuta a questo) e se l’era letta tutta, rimanendo commosso, e ci aveva tenuto a farmelo sapere. Non che avessi deciso di non rispondergli, ecco. Solo che… avevo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare: su quella pagina avevo scritto tanto di me. Troppo? E quando arrivò una seconda e-mail, ancora non ero pronto.

Perché non sei mai pronto. Mai.

Qualche giorno fa invece ricevo un’e-mail da mio fratello. Che ha letto sulla mia pagina delle Info una frase scritta su di lui. E ci teneva a farmelo sapere, e forse - posso dirlo? - aveva preso sul serio una frase che invece era ironica e d’affetto. Ma è un periodo così.
Poche ore dopo, tornando dal lavoro chiamo mia madre. E come nei sei gradi di separazione scopro che mio zio aveva telefonato a mia cugina, raccontandogli della sua scoperta e dicendogli di fare una ricerca su “Gatto Nero”. E mia cugina ne ha parlato con mia madre. Che ne ha parlato con mio fratello. Ma ci sono anche altri cugini, e nipoti, e… Qual è la portata di tutto questo? Avrei bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare.

Ricordate il caso di Kiki, e del suo blog patinato scoperto da ragazzo e famiglia? Si parla degli albori della blogosfera italiana, nel 2004. Tre anni fa, un abisso di tempo per la blogosfera (e trovare un riferimento diventa difficile, fra link rotti e blog chiusi).

Ecco. Solo che nel mio caso non c’è niente di finto, non c’è niente di patinato. Non c’è mai stato. Per scelta, per volontà. E allora è come trovarsi all’improvviso nudo, come un verme, davanti alla tua famiglia riunita al completo per il cenone di Natale. Ti senti… esposto, ti vergogni un po’. Anche se non avresti nulla di cui vergognarti, proprio no. E lo sai. Avresti solo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare. Per capire fino a che punto la tua vita è cambiata, ora.

Perché non sei mai pronto. Mai.


E poi, cambiare Martedì, Settembre 18th, 2007

Sono un po’ come le transessuali, cuore di donna in un corpo di uomo.
Solo che non si tratta di donne e uomini, qui, ma di ragione e sventatezza: ho un corpo irrazionale intrappolato in una mente razionale.
Lo so, lo so che è un discorso che avrò fatto ormai migliaia di volte, in tutti questi anni di blogging matto e disperatissimo, ma il problema è sempre quello: ho bisogno di fuggire. Ricominciare tutto da capo, in un altro posto, sperando anche stavolta che sia il posto giusto.

Ma la mia mente no, lei non vuole. Perché sa che è arrivato il momento di costruire qualcosa, e le costruzioni richiedono tempi lunghi: bisogna gettare le fondamenta, scegliere un cemento di qualità, innalzare i pilastri, mettere mattone dopo mattone fino a costruire il muro.

Ho 26 anni, 1 mese e 3 giorni. Dovrei essere incosciente e rischiare, e invece no, non mi riesce.
Ma il mio corpo non lo sopporta, e allora aumenta la tensione e la voglia di fuggire via e rimettermi alla prova.
Non ho ancora trovato il mio posto nel mondo. E qui sto male.