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Essere froci e non saperlo (o saperlo e cercare di nasconderlo, ma male) Giovedì, Dicembre 13th, 2007

Uno che mi guarda per due giorni un paio di scarpe, e mi parla di shopping terapeutico, etero non è di certo.


No, I am not a blog socialite Giovedì, Dicembre 13th, 2007

Saluto. Saluto. Inchino. Riverenza.
“Oh ma che splendido vestito che ha, Madamina Beltè!”. “È sempre un onore ballare con lei, Cavalier Tirpitù”. “Oh oh oh, qual battuta arguta, la Signoria Vostra è sempre la più brillante della festa!”.

Forse non ho più l’età, ecco. Sarà questo il problema? Oppure sono in quella fase di stanca, in cui non hai tempo per far nulla e non hai l’energia e la volontà per far qualcosa che prima ti divertiva?

Naaaaa. Decisamente non ho l’età. Sono un po’ come un vecchietto semolinico della blogosfera, incapace di star dietro al minuetto di commenti e complimenti che ogni blogger riserva alle decine e decine di altri blogger che ha nel suo blogroll.
Il mio, di blogroll, è penosamente vuoto. Cambi di computer, cambi di software, cambi di tutto e… niente, la morìa. Di blog, via RSS, ne seguirò una decina, non di più. Anche se pare siano in crescita.

Si dice che la coscienza di un problema sia il modo migliore di risolverlo. Io comincio ad avere voglia di ballare, ma resto a fare da tappezzeria con una pezza sul culo del mio vestito di tulle. E nessuno mi invita.


PiùBlogCamp - Personaggismi, contenuti, scontri: la blogosfera i media tradizionali, un rapporto involuto Lunedì, Dicembre 10th, 2007

Si può bloccare la produzione di un contenuto, mentre si discute sulla produzione di contenuti? Pare di sì. È successo.

Ciò che m’è dispiaciuto di più del PiùBlogCamp di ieri è stato proprio questo, e pare che io non sia stato l’unico: il senso di incompiutezza. Come l’assaggiare un quadratino di una buona torta, senza poterne mangiare una fetta intera. Frustrante, potremmo dire.

Per carità, Leo Sorge pare aver capito (in parte) la cazzata l’errore fatto, ma mi viene da domandarmi quanto sia onesto chiedere scusa a “alcune persone, tra le quali Maxime e (porcomondo) Riccardo Cambiassi (con particolare attenzione al secondo) e non capire - invece - che ci sarebbe da chieder scusa a tutti, anche al povero pirla blogger di seconda categoria che fa uno speech (si spera) interessante o all’avventore casuale che dei blogger e dei BarCamp ha recepito una pessima immagine.

Nel mio piccolo - che di BarCamp non ne avevo fatto neanche uno - l’idea era quella di discutere. Discutere, discutere, discutere e magari lavorare per un cambiamento, un miglioramento. Sono fatto così: un povero idiota idealista e romantico. Ma vabbè, è andata com’è andata.

Sta di fatto che del mio (inutile) intervento, è stata tagliata via la parte che mi pareva più interessante e degna di nota: il dialogo collettivo sul “senso” della blogosfera.

Perché, se è vero che nessuno può mettersi a dire cosa un blogger debba o non debba fare, e se è vero anche che il blog frivolo (leggero, “vuoto”… chiamatelo come preferite) ha diritto di esistere, è anche vero che la situazione attuale della blogosfera italiana - uno status quo in cui il frivolo è lo standard, e il contenuto è un eccezione - non va bene.

Cosa siamo, cosa vogliamo.

È la domanda implicita che volevo e voglio porre ancora a tutti i componenti della blogosfera: cosa vuol dire essere blogger, cosa vuol dire essere blogger italiani? Che posto abbiamo - collettivamente - all’interno della nostra società? Qual è la nostra utilità sociale?

Sono domande a cui c’è sicuramente una risposta, e se non c’è va trovata. Insieme.

Qui sotto trovate le slide create per lo speech. Se volete, guardatele pure: fanno un confronto fra lo status della blogosfera italiana nel 2006, e lo status della blogosfera italiana 18 mesi dopo. Cambiamenti? Qualcuno. Nella maggior parte dei casi - dal mio punto di vista - sono peggioramenti. Dategli un’occhiata, ma francamente è la cosa meno importante. Quello che serve è scritto qui sopra, e sono domande aperte. A tutti.


Criptopost Domenica, Dicembre 9th, 2007

Samuele


Non vergognarti mai Venerdì, Dicembre 7th, 2007

Sono cose che metti in conto, ovviamente.
Il rischio c’è e ne sei sempre cosciente, sai che prima capiterà e cerchi di essere preparato all’evenienza, di razionalizzare, di tracciarti in testa un arazzo preciso di ciò che accadrà e quali dovranno essere le tue reazioni.

Però non sei mai pronto. Mai.

In questi ultimi giorni si è scatenata, fra i membri della mia famiglia, la “caccia a Gatto Nero”. Non ho detto “caccia a Claudio”, sto parlando proprio del mio nick. Un alter ego che - nel corso degli anni - ho sempre voluto associare alla mia persona, rendere tutt’uno. E ci sono riuscito: chi cerca Gatto Nero trova me, Claudio Mastroianni, e mi trova senza filtri. Viene a sapere tutto di me. È stata una scelta precisa, sì.

È iniziato tutto un mesetto fa, con una e-mail di un mio zio acquisito. Dalla Svizzera. Aveva trovato - chissà come, chissà perché? - la mia pagina utente su Wikipedia (una versione precedente a quella attuale, dovuta a questo) e se l’era letta tutta, rimanendo commosso, e ci aveva tenuto a farmelo sapere. Non che avessi deciso di non rispondergli, ecco. Solo che… avevo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare: su quella pagina avevo scritto tanto di me. Troppo? E quando arrivò una seconda e-mail, ancora non ero pronto.

Perché non sei mai pronto. Mai.

Qualche giorno fa invece ricevo un’e-mail da mio fratello. Che ha letto sulla mia pagina delle Info una frase scritta su di lui. E ci teneva a farmelo sapere, e forse - posso dirlo? - aveva preso sul serio una frase che invece era ironica e d’affetto. Ma è un periodo così.
Poche ore dopo, tornando dal lavoro chiamo mia madre. E come nei sei gradi di separazione scopro che mio zio aveva telefonato a mia cugina, raccontandogli della sua scoperta e dicendogli di fare una ricerca su “Gatto Nero”. E mia cugina ne ha parlato con mia madre. Che ne ha parlato con mio fratello. Ma ci sono anche altri cugini, e nipoti, e… Qual è la portata di tutto questo? Avrei bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare.

Ricordate il caso di Kiki, e del suo blog patinato scoperto da ragazzo e famiglia? Si parla degli albori della blogosfera italiana, nel 2004. Tre anni fa, un abisso di tempo per la blogosfera (e trovare un riferimento diventa difficile, fra link rotti e blog chiusi).

Ecco. Solo che nel mio caso non c’è niente di finto, non c’è niente di patinato. Non c’è mai stato. Per scelta, per volontà. E allora è come trovarsi all’improvviso nudo, come un verme, davanti alla tua famiglia riunita al completo per il cenone di Natale. Ti senti… esposto, ti vergogni un po’. Anche se non avresti nulla di cui vergognarti, proprio no. E lo sai. Avresti solo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare. Per capire fino a che punto la tua vita è cambiata, ora.

Perché non sei mai pronto. Mai.


Nel caso non lo aveste capito… Lunedì, Novembre 26th, 2007

…c’è un attacco di spam a ’sto povero blog che lèvati…


Dimitry (con la y) e l’ignoranza da spam Venerdì, Ottobre 26th, 2007

Mi scrive Dimitry (con la y) Rufolo, in un commento:

dear Gatto Nero
prima di dare di matto per le mie mail
fai una cosa,usa il tasto “rispondi” e scrivi:
“Mi hai rotto con le mail,cancellami dalla tua mailing list”….penso possa funzionare senz’altro di più che lo sfogo davanti al mondo web….anche perchè a tutt’oggi non sò chi sei nei miei contatti ed allora fatti riconoscere così ti esento dal mio tormento.
Comunque pubblicizzavo un libro non viagra ma se anche questo è spam….vabbè troppe parole per così pochi contenuti.
un caro saluto
Dimitry (con la Y)

Caro Dimitry (con la y), immagino tu ti riferisca a questa mia twitterata:

Gatto Nero se riceve un’altra mail di Dimitry (con la y) Rufolo dà di matto… *

Caro Dimitry (con la y), che dire: ti sei risposto da solo. “Se anche questo è spam…”: sì, è spam. Non tanto nell’invio di un’informazione a un’e-mail messa magari a disposizione proprio per contatti e suggerimenti, ma nell’invio indiscriminato e continuato.
La domanda che si deve porre una persona prima di un invio massiccio di missive di posta elettronica è: “gli indirizzi a cui sto spedendo questa lettera, potrebbero essere minimamente interessati?”
E la risposta non è sempre sì. Anzi. Se io ho un blog personale, ad esempio, non ho alcun interesse a ricevere le tue mail (ma non è questo il caso). Se io lavoro per un blog tematico che - metti caso - parla di Roma, non ho nessun motivo per cui dovrei trovare utile un libro che raccoglie poesie di un autore parmigiano.
È semplice logica che - però - allo spammer italico generalmente sfugge, perché non scrivendo di viagra e medicinali ritiene di essere esente dalle colpe di un’azione tanto maleducata.

E mi spiace ancora, ma non sono tenuto in alcun modo a esprimere il mio disagio privatamente, per e-mail, perdendo il tempo che non hai voluto perdere tu nel fare una cernita logica degli indirizzi a cui inviare la tua segnalazione.
La prima regola del buon navigatore - una regola generale, che non mi sono certamente inventato io - è

Non rispondere mai allo spam per e-mail

Infatti, non vedo perché dovrei prendermi una briga al posto tuo. Piuttosto, ora che sai che sì, in effetti sei uno spammer, presta pù attenzione. E al prossimo invio ripetuto del solito testo pubblicitario del tuo libro - che non leggerò, ma che potrebbe essere un capolavoro: chi osa dire il contrario - controlla meglio chi sono i tuoi interlocutori.

Fra loro potrebbe esserci qualcuno a cui non gliene frega un cazzo.


Tutto lavoro e niente riposo rendono il Gatto nervoso Lunedì, Ottobre 1st, 2007

Logo del blog di PMI.itFacciamola breve, anzi, brevissima.

Nelle ultime tre settimane ho lavorato - non senza tante, tante, tante difficoltà - alla coordinazione di un blog legato al sito PMI.it (non metto il link diretto, per ovvi motivi lavorativi e di referral visibili), legato al gruppo HTML.it.

Il blog è partito ufficialmente questa mattina, con una serie di post dedicati alla tecnologia dedicata alle piccole e medie imprese. È un prodotto editoriale abbastanza settoriale, ma ho cercato di metterci del mio: parlare di tecnologia non solo agli esperti, spiegare senza essere troppo autoreferenziali e autocompiaciuti.

Non so se io ci sia riuscito, anche perché si è trattato di coordinare più persone - e molte di queste non avevano esperienza coi blog - ma ho fatto il possibile. Si spera nella crescita.

Dategli un’occhiata. Lo trovate all’url http://blog.pmi.it (vedi sopra: non metto il direct-link per ovvi motivi di discrezione lavorativa e referral visibili). Dategli un’occhiata, e se avete qualche idea, consiglio, opinione, critica, fatemeli sapere. Su questi lidi, ovviamente.


Nabaztag e Virgilio, il viral marketing poraccio de no’ antri Sabato, Settembre 22nd, 2007

La fine che dovrebbe fare sto coniglio inutile: in padellaNon è che io dica qualcosa di nuovo, ricordando che dalle nostre parti (in Italia, intendo) per tutto ciò che riguarda la Rete siamo indietro di almeno un paio d’anni.
Dopotutto, per carità, su questo tema c’avrò scritto praticamente metà della mia tesi.
Il problema è che non solo ci ritroviamo sempre a inseguire gli ammerigàni - visto che non ci riesce proprio di capire che potremmo fungere noi da traino, inventandoci un modello italiano del web - ma addirittura li copiamo male.

E così, se un paio di anni fa la blogosfera guardava con orrore (o malcelato desiderio) allo spuntare negli Stati Uniti dei primi tentativi di blog-driven webmarketing - mi pare di ricordarle, alcune discussioni su Indignato o Daveblog, ma non sono proprio bravo a cercarle - adesso questa nuova forma di blogmarketing è arrivata ufficialmente anche da noi. Da qualche tempo, direi.
Epperò, è un blogmarketing da peracottari.

È un vizio tutto italiano, ecco cos’è: siamo affrettati, approssimativi, imperfetti, grossolani. La nostra filosofia è l’arte d’arrangiarsi, o forse di accontentarsi. Il tutto, unito alla solenne convinzione che gli altri (che non siamo noi) siano dei deficienti lobotomizzati, o quanto meno inferiori.

Capita così, ad esempio, che da qualche tempo a questa parte Telecom abbia messo su una sorta di strategia comunicativa fallimentare, basata sul tentativo di spacciare per reale un movimento nato dalla blogosfera e dagli internauti - quello del Comitato degli Amici di Virgilio - che invece è costruito in maniera talmente palese e oscena da risultare irritante. Per capirci, si arriva al punto da inviare comunicati stampa per pubblicizzare un fantomatico appuntamento fra i “supporter del Comitato” a Campo de’ Fiori, a Roma. E qui mi chiedo se ci siano davvero persone tanto ingenue da cascarci davvero - come ad esempio Philapple, che pare essersela bevuta - e da partecipare a questa iniziativa, o se ci sarà solo una claque di figuranti pagati per l’occasione.

Ma non sono solo le agenzie di comunicazione a fare male un lavoro che avrebbe richiesto una preparazione di almeno un anno per essere credibile (o quanto meno un bravo copywriter di paraculica esperienza in Rete). No, ci si mettono anche i blogger “di punta”, che stanno cominciando a monetizzare la propria fama nella blogosfera attraverso sponsorizzazioni evidenti o più o meno velate. Un giochetto su cui sembrano puntare soprattutto le aziende tecnologiche.
Prendiamo sto famigerato Nabaztag, inutility wi-fi che sta spingendo per diventare moda anche da noi.
E prendiamo anche Luca “Pandemia” Conti, uno considerato fra i più importanti blogger italiani.
Di sto coniglietto luminoso Luca scrive, dopo aver spacciato per “lieta sorpresa” il suo ritrovarsene uno fra le mani, questo:

Chi ce l’ha ne parla in maniera entusiasta. Nel mondo ne hanno venduti più di 100.000 - prezzo consigliato 135 euro - e in Francia è popolarissimo (copre il 40% del mercato). Oggi Nabaztag, coniglio in armeno, arriva in Italia ed è in distribuzione presso FNAC e altri punti vendita.

E qui mi sento di aprire una parentesi, e dare un consiglio non richiesto: Luca, per potersi permettere di fare una marchetta ad un prodotto che vieni pagato per pubblicizzare ci vuole una certa classe. Devi essere in grado di non scrivere cose così smaccatamente promozionali, devi farla sembrare davvero una cosa en passant (di cui non te ne potrebbe fregar di meno).
Se ci si ritrova a fare tali figure da principiante, è meglio astenersi. O scrivere le cose per come stanno (”mi hanno proposto di pubblicizzare Nabaztag”): la gente l’apprezza, l’onestà.

Prendi esempio da Davide di Daveblog, piuttosto: lui sì che è riuscito a piazzare una marchetta, a dare visibilità al prodotto, senza uscire dallo stile del suo blog, senza sembrare forzato.

Oh, poi per carità, Luca si può consolare: non è l’unico a tentare di mascherare sponsorizzazioni all’interno del proprio blog. E a farlo malissimo.

Anzi, anzi.


All’anima del commercio Sabato, Settembre 15th, 2007

Io suppongo l’avrete notata. La pubblicità, intendo.
No, no… non quella in televisione: a quella ormai siamo talmente abituati che non la notiamo più. Penso che se di punto in bianco sparisse dai nostri palinsesti - sogno segreto di tutti gli italiani - andremmo tutti in paranoia e cominceremmo a vedere complotti comunisti ovunque.

No, io parlo della pubblicità sul blog. Di questi maledettissimi Adsense che ho cercato di mettere discretamente qua e là in mezzo al layout, vedendo se mi riesce di non dare fastidio.
E lì tutti a puntare il dito: “Ah, venduto!” “Hai mercificato il tuo corpo!” “Il prossimo passo è la prostituzione?” (Magari: almeno ci guadagno du’ lire. NdGN)
Beh, non so. Effettivamente la pubblicità è l’anima del commercio. Ma allo stesso tempo non viviamo in un mondo Vodafone dove pagare con le conchigliette, e tutti ci sorridono.
Se non paghi, un bel calcio in culo non te lo leva nessuno.

E non è che speri di diventarci ricco, con sti cosi. Anche perché le mie visite sono davvero scarse, giorno dopo giorno più scarse (questo blog ormai è moribondo). Però ecco, se riuscissi a racimolare un centinaio di euro nel corso dell’anno, potrei riuscire a pagarmi il passaggio a DreamHost senza eccessivi patemi d’animo.

Tutto il resto è noia.
Specie il non riuscire a mettere gli Adsense dopo DUE (o tre?) post, anziché dopo uno. Anzi, qualcuno ha un’idea su come fare?

(ps: sì, per i contenuti del blog ci sto lavorando. È un periodo in cui ho da capire tante cose…)


Pulizie di primavera Venerdì, Settembre 14th, 2007

Beh, suppongo lo avrete notato. Il layout in gran spolvero di questo blog derelitto e abbandonato dal suo padrone (che però rinnova puntualmente il contratto di hosting, quanto meno: come un padre che paga gli alimenti al figlio affidato alla moglie divorziata).

Sì, fa schifo. È banale. Piatto. Già visto. Niente luce, niente colori. Come al solito mancano pezzi ovunque, è un layout rattoppato.
Ma non mi pare che i layout precedenti fossero poi esenti da errori di questo genere.

Magari fra una settimana cambierà. Magari finirà col durare un anno: chi lo sa? Ultimamente non sono in grado di controllare quasi nulla della mia vita, sono in balia degli eventi quasi sempre, e navigo a vista.
Un giorno o l’altro riuscirò a prendere il timone della mia esistenza, e diventare io quello che - in prima persona - gli dà una direzione.

Nel frattempo cambio layout al blog, e compro pacchi di grandi moleskine, su cui scrivere almeno per mezz’ora al giorno. Ancora chiusi.