Posts Tagged ‘blogosfera’

Le apparenze ingannano Domenica, Maggio 11th, 2008

Un excursus dei momenti topici del WordCamp milanese di ieri, 10 maggio 2008. Bella location, bella gente, ovviamente lo speech più interessante era quello meno organizzato (AskBeggi, presto on-line).

Questo è Gatto Nero, il frocio più famoso di Internet

Wolly, descrivendomi alla di lui compagna e agli astanti.

Questo è Gatto Nero, il blogger più stylish di Internet

Vari ed eventuali, ai quali rispondevo con uno sguardo interrogativo a loro e ai miei vestiti da accattone.

(entusiasta) Ah, ma tu sei gattostanco?
(delusa e alla-direttore-supremo-con-fantozzi) Ah, no.

Una che non era Selvaggia Lucarelli

Ti immaginavo più alto

Remyna, durante l’aperitivo post-camp.
La mia risposta? “Anche io”
E sticazzi? #4 Sabato, Marzo 29th, 2008
Buon weekend a tutti con la prima pagina di BlogBabelC’è un bellissimo sole e ci stiamo tutti disintossicando da Blogbabel.

Questa è solo la prima pagina della classifica odierna.

Buon weekend a tutti!

Per la serie “voglio ritirarmi in buon silenzio, eh. Ma non piangete, eh. Non disperatevi, eh. Non me ne frega niente, eh. Me ne vado, eh. Davvero, eh. Giuro, eh. Capito, eh. Me ne sto andando, eh. Ora vado via, eh. Sono già altrove, eh. Non vi parlo più, eh. Davvero, eh…”

E sticazzi? #3 Mercoledì, Marzo 26th, 2008
Marco, saremo ragazzini, ma almeno a) abbiamo creato un servizio innovativo, non copiamo come altri “imprenditori” nostrani, e b) sviluppiamo noi, senza fare outsourcing. Mi sembra una bella differenza, anzi una differenza tale da permetterci di sospendere il servizio, non per infantilismo, ma perchè non abbiamo investito altro che il nostro tempo. *

Lei non sa chi sono io.

E sticazzi? #2 Mercoledì, Marzo 26th, 2008

Raffaele Roselli parla di BlogBabel su RAI 1 e intervista Ludovico.

Segno che anche i grandi media sono attenti a BlogBabel. Ma come mai tutti i giornalisti che leggo e che sento capiscono perfettamente la situazione e tifano per noi? Grazie fratelli!

Cara boh, sappi che è molto difficile trovare un giornalista che parli male dell’intervistato di fronte all’intervistato stesso, o che gli dia contro. Quindi, che un giornalista abbia intervistato Ludo dandogli ragione non vuol dire un cazzo.

A proposito: Babbo Natale non esiste. Scusa la brutalità.

Ha chiuso BlogBabel Domenica, Marzo 23rd, 2008

E sticazzi?

(Notare come abbia messo il nome nel titolo del post, e nessun link al servizio. Se evitiamo di fargli alzare il pagerank con vari link in entrata evitiamo anche di fare la figura dei creduloni) 

Parlare della blogosfera e di Bruno Vespa [Ovvero: Come si cambia opinione in fretta (Ovvero: A volte la spocchia rovina le buone intenzioni)] Giovedì, Febbraio 28th, 2008

Volevo scrivere un bel e lungo post sul “Caso Vespa”, e su come la blogosfera abbia il pessimo difetto di parlarsi addosso e di essere autoreferenziale persino quando c’è da lamentarsi, e su come sarebbe stato mille volte più efficace inviare una lettere di protesta a Vespa, Rai e anche alla stampa. Collettivamente.

Poi ho letto che Stefano Quintarelli aveva avuto più o meno la stessa idea, e allora mi sono detto: “Che fico, per una volta non mi devo lamentare della blogosfera italiana!”.

Poi ho letto che questa iniziativa di protesta è solo per Gente Figa Di Un Certo Livello, perché loro possono avere qualcosa da dire al riguardo, perché loro hanno un peso, perché loro sono importanti, perché loro hanno diritto a essere incazzati - “500 ragazzini adirati perche’ dipinti come depravati” invece no - perché loro sono professionisti, perché il loro mica è un blog sciacquetto, perché il loro è un blog supercool che parla di comunicazione, routing, web-marketing e di supercàzzola.

E allora scusate se sono un povero pirla che ha aperto un blog, se non sono nessuno nella vita e quindi non ho alcun diritto di ritenermi offeso per esser stato definito un depravato o un “prostituto”; scusatemi se non ho 40 anni e non faccio il Manager in qualche impresa milanese; scusatemi se sono figlio di due poveri cristi che vengono dalla povertà calabra e sono dovuti emigrare per tirarmi su, e non di qualche famiglia-bene del Centro-Nord; scusatemi se ho avuto l’ardire di rubare il vostro giocattolino e di ritenerlo uno strumento democratico e meritocratico, in cui ciò che si dice (e come lo si dice) è più importante di ciò che si è (e del titolo che si ha).

Cretino io. Torno alla muratura che è meglio, così voi potete nobilitare la blogosfera.

PiùBlogCamp, a volte ritornano: nuovo videoblabla Venerdì, Febbraio 22nd, 2008

Per la serie “gli incubi non finiscono mai”, Marina Bellini mi segnala nei commenti un’altra mia video-intervista registrata nella cornice del PiùBlogCamp dello scorso Dicembre.

Anche in questo caso, come potete vedere, è solo un unico e lungo blabbing senza soluzione di continuità (tant’è che m’hanno dovuto tagliare).

Enjoy (se fa per di’…).

(Qui gli altri)

Negare all’evenienza Martedì, Febbraio 12th, 2008

Se c’è una cosa che non sopporto - e ne ho dato prova più volte nella mia vita - sono le menzogne.
Sono intollerante, come quando lo diventi dei latticini e non puoi neanche sentire l’odore del latte, che subito ti viene da vomitare.
Ecco, uguale uguale. Solo che non vomito: m’incazzo.
M’inalbero come il pene di Rocco Siffredi in uno qualunque dei suoi tanti film intellettual-concettuali.
È più forte di me (esattamente come il pene di Rocco Siffredi).

Capita allora che, quando leggo robe del genere, non riesca a trattenermi. “Boccaccia mia statte zitta”, mi dico. E invece niente, non posso farne a meno (e ZACCHETE mi brucio tutta la vita sociale).
C’è che sono curioso, in maniera compulsiva. C’è che magari mi trovo un link in entrata di cui capisco poco il senso, e comincio a indagare di link in link, di post in post.

E allora mi vengo a scoprire che lo scorso lunedì - quello della cena incriminata - nel corso del fantomatico incontro di alcuni blogger con Microsoft, uno/due/alcuni/nessun blogger hanno rubato/ricevuto in regalo/mercanteggiato una/due/molteplici copie del dvd di Windows Vista. Non c’avete capito un cazzo? Neanche io. Però mi sono messo a risalire la corrente, per farmi un’idea.

Si parte da un post di Pseudotecnico in risposta a un altro di Daniele, che spettegulessa così:

Circola voce che gli invitati all’evento romano di lunedì scorso chéz Microsoft abbiano ricevuto una copia omaggio di Windows Vista (presumo Ultimate).

Apriti cielo, ragazzi. Apriti cielo. Giovy subito smentisce, nei commenti:

NESSUNO ha ricevuto ALCUNCHE’ da Microsoft.
Non se ne sente parlare solo perchè nessuno ha nulla da dire al riguardo.
UNA persona è riuscito a… ehm… convincere i tizi di MS a “dargli in prestito” una versione di Vista Ultimate che era lì in esposizione, ma solo perchè l’ha chiesta lui (e se l’era già “nascosta sotto la giacca”) (ovviamente in modo scherzoso, eh!)

Elegante, vero? Dire fra le righe che quell’unica - unica, unica, UNA (maiuscolo) - persona che ha ottenuto la copia di Vista Ultimate l’ha sostanzialmente rubata. Pardon, se l’è fatta “dare in prestito” perché “l’ha chiesta lui”… ma attenzione: “se l’era già nascosta sotto la giacca”. Un concetto, quello dell’unico UNICO fruitore del regalo Microsoft che Giovy ripete anche in un commento a un post di …Lord Zarcon:

Alessandro, che tu abbia visto UNA confezione di Vista in UNA borsa non significa affatto che MS abbia regalato Vista a tutti i presenti.
Purtroppo è tanto più semplice SPARLARE quando non si è presenti e non si conoscono i fatti (ed i commenti di Luca e Stefano lo confermano).

Capite? La gente sparla e non conosce i fatti. In poche parole: sono degli stronzi. E lui, assieme agli altri lì presenti che non hanno parlato minimamente della cosa, sono solo le vittime delle malelingue. Ma mica solo malelingue, eh:

Se tu continui a dire che invece è stato un evento promozionale, che non è stato interessante, che… boh… ogni altra scusa del genere nonostante TUTTI (compresa Delymith, vatti a leggere i suoi resoconti) NON hanno definito una marchetta, ci sono solo due possibilità:
1) o rosichi da morire per non esserci stato, e spari a zero sulla cosa, cercando le scuse più sciocche (”Oh, hanno regalato a tutti Vista, se li sono comprati”, cosa non vera oltretutto)
2) o rosichi da morire per aver speso tanti euro andando a Roma solo per una cena e non essere stato all’evento. *

Cioè: se non siete d’accordo con me, siete dei rosiconi. E ancora altre scene di umana mediocrità, accuse e offese varie ed eventuali a chiunque non concordasse con lui (definiti alternativamente “ridicoli” o “avvocati difensori”, e così via).
Il concetto - tutti i concetti sparsi nei vari commenti, con toni abbastanza sgradevoli - vengono riassunti in un bellissimo post dello stesso Giovy, qui. Riporto l’incipit:

Un po’ di tempo fa vi parlai della “begasfera“, ovvero del diffuso malcostume di divertirsi a litigare fra blogger, accusando questo o quello di chissà quali malefatte. Allora era colpa delle classifiche, ora è colpa di presunti “regali” fatti a chi ha partecipato all’evento Microsoft.

Insomma, non solo rosiconi, malelingue, ridicoli e bambini, ma anche “persone che cercano beghe”. Il concetto viene ripreso anche da Stefano “Mister Chiavatona Galattica” Mainardi, anche lui presente all’evento:

Per la storia invece, delle copie regalate di Vista qui davvero mi viene da ridere, mi sembra una barzelletta, visto che stiamo parlando di una leggenda metropolitana diventata portabandiera dei molti che hanno scritto di questo evento criticando i partecipanti.

Una barzelletta, una leggenda metropolitana usata come portabandiera da chi non c’era (i soliti rosiconi). Capite? Non solo non c’è stato nessun regalo, ma addirittura ci sono persone che stanno cavalcando l’onda per qualche sottinteso tornaconto personale. Cattivoni, che brutte persone. E giustamente, Giovy concorda nei commenti:

Stefano, lascia perdere… non vale la pena parlarne ancora.
E’ stato chiarito ed assodato che non abbiamo avuto niente, è stato chiarito da tutti quelli che ne hanno scritto che è stato un incontro interessante e realmente partecipativo, ed io personalmente mi sento (oltre che con la coscienza in pace) felice di aver partecipato ad un incontro dove il dialogo era la prima cosa.
Le persone che non erano presenti stanno dicendo peste e corna, ma solo perchè (appunto) non erano presenti ed avrebbero tanto voluto esserlo.
Dalle mia parti si chiama “invidia”, mascherata dal “chissenefrega, siete tutti dei venduti” o dei “mangiatori di tartine”.
Vivi e lascia vivere… tanto succederà ancora… perchè inevitabilmente ci saranno esclusi alla prossima occasione, e tali esclusi salteranno sempre sul pero adducendo qualche altra motivazione.

Peccato che a questo punto qualcosa si incrina, qualcosa che rompe questa magica concordanza fra “tutti quelli che ne hanno scritto”. Luca Sartoni, anche lui presente all’evento (giusto per sfatare il cliché del “tu non c’eri”), fa una simpatica rivelazione sul suo blog:

Le pietre più grosse però sono state tenute da parte per chi si è imbucato la famigerata copia di Windows Vista Ultimate. Quando si scoprirà l’infame verrà colpito senza alcuna esitazione.

O forse no…

Nessuno verrà lapidato perchè non ci sono abbastanza pietroni per colpire ogni colpevole. Vorrei far presente che ad ogni lancio di prodotti, una serie di persone riceve regolarmente una o più versioni del suddetto prodotto senza che questo generi alcun tipo di problema.

In pratica, in maniera neanche tanto sibillina, Luca fra le righe ci conferma che qualche regalino in effetti c’è stato davvero. Cosa confermata a questo punto anche da Napolux, in un commento:

Io HO VISTO le copie sul tavolo, HO VISTO regalare una sola copia e le altre le HO VISTE rimanere lì fino a quando sono rimasto (circa le 20.30).

Sottolineatelo in rosso, questo famigerato tavolo: un tavolo che si scopre esistente, ma la cui presenza la si era negata pervicacemente nei commenti rilasciati dai partecipanti nei giorni precedenti. Come cambiano le cose in un attimo, eh? E la leggenda metropolitana? E la barzelletta?

Ma direte voi, in fondo è solo un piccolo particolare. Un tavolo. Non cambia la sostanza dei fatti: che non c’è stato nessun regalo, e che questa unica, unica, UNA persona che ha ottenuto Windows Vista l’ha fatto “costringendo” i rappresentanti di Microsoft.

Unica, unica, UNA persona che a quanto pare è stata fotografata da …Lord Zarcon, come possiamo vedere in questo scatto:

La copia di Vista incriminata

Una prova inconfutabile, si potrebbe dire. Storia conclusa, allora? Il tavolo c’era, e l’unica unica UNA copia di Windows Vista finita nelle mani di un blogger pure. Amen? Macché, le cose sono un po’ più complicate di così. In un suo post, Napolux - il suo blog è down, al momento, quindi non posso citare direttamente né linkare, ma provvederò domani - non parla solo di UNA copia di Windows Vista, ma di una copia e alcune licenze distribuite a vari blogger. Il quadro cambia ancora, vero?

E ancora: in un commento al post “fotografico” di …Lord Zarcon, Dario Salvelli fa la rivelazione definitiva:

…avevo visto che c’erano 3 copie di Vista su di un tavolino nello spazio dell’incontro e che Alessio Jacona ne ha presa una spiegandomelo tra una birra e l’altro perchè uno dei responsabili (quello di Vista se non sbaglio) gliel’ha gentilmente offerta così come anche ad altri che erano lì vicino.

Diamine, ma allora era Alessio lo scherzoso ladro che - stando alle parole di Giovy, riportate a inizio post - si era impossessato “con la forza” della copia del sistema operativo di Redmond. Cattivo Alessio, cattivo: non me lo sarei aspettato da te. Finita qui, il famigerato possessore dell’unica unica UNA copia di Vista era Alessio Jacona? Macché (ancora). Tornate un po’ su, e fate caso alla foto di …Lord Zarcon. Vi pare la mano di Jacona, quella? Meglio, vi pare una mano maschile, quella?

Bingo. Quindi quella di Jacona non era l’unica unica UNA copia di Vista in circolazione (ci potrebbe essere una seconda spiegazione, ma lascio questo spiraglio ai protagonisti della vicenda, se vorranno puntualizzare). Non solo. Avete letto bene il commento di Dario Salvelli? Non solo non era stato Jacona a “rubare” la copia di Vista, “gentilmente offerta” da uno dei responsabili. No: lo stesso responsabile avrebbe fatto la stessa offerta “anche ad altri che erano lì vicino”.

Il quadro è cambiato ancora, eh? La leggenda metropolitana, la barzelletta. Tutto in pochi commenti. E non oso pensare a cosa sarebbe potuto venir fuori, continuando a scavare.

Cosa impariamo, da tutta questa vicenda? Semplice:

  1. Non c’è nulla di male a ricevere dei gadget in regalo da parte degli organizzatori di un incontro promozionale. Ma non è il caso di nasconderlo perché poi le cose vengon fuori comunque, e poi ci si fa davvero una brutta figura.
  2. Quando si viene “beccati” non è mai il caso di negare negare negare a oltranza: meglio spiattellare tutto subito. Si rischia di scavarsi la fossa da soli e peggiorare la situazione.
  3. Questa è una lezione personale per Giovy (e perdonate se per una volta metto da parte il politically correct e l’understatement): la prossima volta che ti permetti di aggredire o insultare qualcuno e di mettere in dubbio la sua intelligenza, assicurati di potertelo permettere. Detto altrimenti: assicurati che detta persona abbia un quoziente intellettivo inferiore al tuo, che per misura spannometrica si è rivelato essere lievemente più basso di quello di un paramecio. Con tutto il rispetto per i parameci, ovviamente.
Te l’avevo detto Lunedì, Febbraio 11th, 2008

Questo blog, dicevo, abbandona la sua mastelliana equidistanza, indossa un maglione girocollo blu, appronta una parete con finti libri alle sue spalle e scende in campo.

Scende in campo contro il pericolo dell’invasione dei qualunquisti della forma. Scende in campo e lo fa a favore dei blog ben scritti e misconosciuti, perché estranei a certi meccanismi che ora fanno da padroni. Quei blog che qualcuno, il cui massimo sforzo è parlare del condimento della pasta a pranzo, definisce Z-blog. *

Cfr.

Specchio, specchio della mia sicumera: chi è il più figo della blogosfera? Mercoledì, Febbraio 6th, 2008
Minchia, ancora non sono al primo posto nella blogghebabbel. Porcaccia…
Che poi: dei meme non se ne può più, che poi li abbiamo dovuti penalizzare e allora no.E mo’ che fàmo?Idea! Fàmo un concorso der miglior blogghere. N’attimo però… ci sta già. Cazzo! Quello stronzo di Gianluca Neri m’ha fottuto l’idea.

Aspè aspè aspè aspè… so’ un genio! Facciamo un premio ai blogghere sfigati, che quelli me vanno in fregola e me linkano tutti.

A me spiace. Davvero. E pure tanto. Perché non è colpa loro, se ci sono cascati con tutte le scarpe. In fondo è una cosa naturale, naturalissima: si gioca con la vanità comune a tutti gli esseri umani e… voilà, il gioco è fatto. I nominati mi se ne vanno tutti in brodo di giuggiole, e non ci capiscono niente.

In un colpo solo ti ritrovi decine e decine e decine di link in entrata, a un numero imprecisato di pagine diverse (la pagina dell’apertura delle nomination, la pagina dell’elenco delle nomination, la pagina della shortlist, la pagina del pre-scelta, la pagina dell’elenco dei vincitori e pure la pagina del modulo di invio voti… che mica lo puoi fare nella stessa pagina dell’elenco delle nomination, no: ci perdi tutti i link in entrata che una pagina a sé stante ti darebbe). BOOM: scali la classifica come se niente fosse, e ti sei fatto pure tanti simpatici amici fra nominati e vincitori (bellamente sfruttati per i tuoi scopi). Perché si sa: la piaggeria è un’arte che ripaga. (L’onestà un po’ meno, di solito: non ti fai tanti amici).

È questo che mi fa incazzare. Non tanto la gente che c’è caduta come una pera cotta, no. Ma lo sfruttamento e la presa per il culo delle persone, la manipolazione dei sentimenti degli individui per il raggiungimento di un proprio determinato scopo.
Altresì detto “utilitarismo” (ai tempi usavo l’espressione “amico a convenienza”).
Che vi prego, non venitemi a raccontare la storia del “l’ha fatto per giocare”, perché lo sappiamo tutti - ma davvero tutti, eh (a parte forse chi crede ancora nelle favole) - che dalla sua apparizione nel panorama blogosferico italiano questo individuo non ha fatto altro che tentare in ogni modo di guadagnarsi un posto al sole, sbracciandosi e sgomitando. E c’è pure riuscito, eh: un giorno o l’altro ne dovremo pur parlare, di questo fatto.

Perché questo concorsetto - relativamente patetico, dal mio punto di vista - non ha nulla di “contro il sistema”, o di alternativo ai concorsi da “blogstar”. Non vuole davvero promuovere blog misconosciuti ma di valore: ci sono altre iniziative che lo fanno molto meglio, partendo dal basso e senza votucoli vari. Non ha neanche quella carica ironica e dissacrante di concorsi come i Poverino’s di Magent & Woland, ad esempio: che lì era davvero divertente, parteciparci.

Macché: questo concorsetto ha come unico leit-motiv quello di sbertucciare i concorsi delle vere (cosiddette) “Blogstar”, offrendo una versione distorta ed edulcorata degli stessi.
Un po’ come quei concorsi di bellezza per bimbe americane, truccate vestite e cotonate come donne adulte. Finendo per rendersi ridicole. Paro paro, ecco. Questo desiderio di essere qualcosa che non si è, questa invidia mal celata.

Che diciamocelo chiaro, il concetto di blogstar di serie B - anzi no, Z (sai com’è, sennò so’ troppo banale) è vecchio e stravecchio, tirato fuori da un sacco di persone. Roba vecchia, come questi mezzucci attira-popolarità-facile.

Che però funzionano. Bah.

La produttività della blogosfera italiana Mercoledì, Gennaio 9th, 2008

Avete presente di quando parlavo della blogosfera italiana, e mi chiedevo se fossimo ancora in grado di creare contenuto, creare discussione, esprimere opinioni strutturate?

Bene, la risposta è .

La blogosfera italiana è in grado di creare simpatici alberelli di link e calici da avvinazzati.

Ma soprattutto la blogosfera italiana è in grado di fare discussioni su discussioni su discussioni riguardo a quanto questi calicetti abbiano influito su una classifica relativamente inutile, su quanto siano sbagliati gli algoritmi, su quanto il proprio blog sia salito o sceso in classifica (Oh, ma loro stanno facendo ironia al riguardo, eh: che vi credete? Tutti. Nessuno prende la classifica sul serio. Nessuno, no no…), su quanto Giovy sia stronzo, su quanto Napolux sia peggio, su quanto Catepol spammi.

Su queste cose, a creare contenuti la blogosfera italiana è bravissima. Bravissima. Direi quasi maestra.

Per quanto riguarda il resto, invece, la situazione è desolante. Decisamente.

(E scusate se sono in ritardo nella discussione, eh, ma ve lo ricordo: I am not a blog socialite)

Flessioni del sabato mattina Sabato, Dicembre 15th, 2007
l’allegra esuberanza di Gattonero *

…ho subito l’eccentrico GattoNero *

Quando dal virtuale passi al reale, inevitabilmente non puoi fare a meno di chiederti: “Chissà che immagine ho dato di me?”.
Inevitabilmente, appunto. “E ringraziando il cielo”, aggiungerei io: siamo umani, e se non avessimo mai dubbi sulla nostra persona ci sarebbe qualcosa di grave in noi, che non funziona.

(Questo post avrebbe dovuto continuare, esser lunghetto, e invece. Meglio così.)

Essere froci e non saperlo (o saperlo e cercare di nasconderlo, ma male) Giovedì, Dicembre 13th, 2007

Uno che mi guarda per due giorni un paio di scarpe, e mi parla di shopping terapeutico, etero non è di certo.

No, I am not a blog socialite Giovedì, Dicembre 13th, 2007

Saluto. Saluto. Inchino. Riverenza.
“Oh ma che splendido vestito che ha, Madamina Beltè!”. “È sempre un onore ballare con lei, Cavalier Tirpitù”. “Oh oh oh, qual battuta arguta, la Signoria Vostra è sempre la più brillante della festa!”.

Forse non ho più l’età, ecco. Sarà questo il problema? Oppure sono in quella fase di stanca, in cui non hai tempo per far nulla e non hai l’energia e la volontà per far qualcosa che prima ti divertiva?

Naaaaa. Decisamente non ho l’età. Sono un po’ come un vecchietto semolinico della blogosfera, incapace di star dietro al minuetto di commenti e complimenti che ogni blogger riserva alle decine e decine di altri blogger che ha nel suo blogroll.
Il mio, di blogroll, è penosamente vuoto. Cambi di computer, cambi di software, cambi di tutto e… niente, la morìa. Di blog, via RSS, ne seguirò una decina, non di più. Anche se pare siano in crescita.

Si dice che la coscienza di un problema sia il modo migliore di risolverlo. Io comincio ad avere voglia di ballare, ma resto a fare da tappezzeria con una pezza sul culo del mio vestito di tulle. E nessuno mi invita.

PiùBlogCamp - Personaggismi, contenuti, scontri: la blogosfera i media tradizionali, un rapporto involuto Lunedì, Dicembre 10th, 2007

Si può bloccare la produzione di un contenuto, mentre si discute sulla produzione di contenuti? Pare di sì. È successo.

Ciò che m’è dispiaciuto di più del PiùBlogCamp di ieri è stato proprio questo, e pare che io non sia stato l’unico: il senso di incompiutezza. Come l’assaggiare un quadratino di una buona torta, senza poterne mangiare una fetta intera. Frustrante, potremmo dire.

Per carità, Leo Sorge pare aver capito (in parte) la cazzata l’errore fatto, ma mi viene da domandarmi quanto sia onesto chiedere scusa a “alcune persone, tra le quali Maxime e (porcomondo) Riccardo Cambiassi (con particolare attenzione al secondo) e non capire - invece - che ci sarebbe da chieder scusa a tutti, anche al povero pirla blogger di seconda categoria che fa uno speech (si spera) interessante o all’avventore casuale che dei blogger e dei BarCamp ha recepito una pessima immagine.

Nel mio piccolo - che di BarCamp non ne avevo fatto neanche uno - l’idea era quella di discutere. Discutere, discutere, discutere e magari lavorare per un cambiamento, un miglioramento. Sono fatto così: un povero idiota idealista e romantico. Ma vabbè, è andata com’è andata.

Sta di fatto che del mio (inutile) intervento, è stata tagliata via la parte che mi pareva più interessante e degna di nota: il dialogo collettivo sul “senso” della blogosfera.

Perché, se è vero che nessuno può mettersi a dire cosa un blogger debba o non debba fare, e se è vero anche che il blog frivolo (leggero, “vuoto”… chiamatelo come preferite) ha diritto di esistere, è anche vero che la situazione attuale della blogosfera italiana - uno status quo in cui il frivolo è lo standard, e il contenuto è un eccezione - non va bene.

Cosa siamo, cosa vogliamo.

È la domanda implicita che volevo e voglio porre ancora a tutti i componenti della blogosfera: cosa vuol dire essere blogger, cosa vuol dire essere blogger italiani? Che posto abbiamo - collettivamente - all’interno della nostra società? Qual è la nostra utilità sociale?

Sono domande a cui c’è sicuramente una risposta, e se non c’è va trovata. Insieme.

Qui sotto trovate le slide create per lo speech. Se volete, guardatele pure: fanno un confronto fra lo status della blogosfera italiana nel 2006, e lo status della blogosfera italiana 18 mesi dopo. Cambiamenti? Qualcuno. Nella maggior parte dei casi - dal mio punto di vista - sono peggioramenti. Dategli un’occhiata, ma francamente è la cosa meno importante. Quello che serve è scritto qui sopra, e sono domande aperte. A tutti.

Criptopost Domenica, Dicembre 9th, 2007

Samuele

Non vergognarti mai Venerdì, Dicembre 7th, 2007

Sono cose che metti in conto, ovviamente.
Il rischio c’è e ne sei sempre cosciente, sai che prima capiterà e cerchi di essere preparato all’evenienza, di razionalizzare, di tracciarti in testa un arazzo preciso di ciò che accadrà e quali dovranno essere le tue reazioni.

Però non sei mai pronto. Mai.

In questi ultimi giorni si è scatenata, fra i membri della mia famiglia, la “caccia a Gatto Nero”. Non ho detto “caccia a Claudio”, sto parlando proprio del mio nick. Un alter ego che - nel corso degli anni - ho sempre voluto associare alla mia persona, rendere tutt’uno. E ci sono riuscito: chi cerca Gatto Nero trova me, Claudio Mastroianni, e mi trova senza filtri. Viene a sapere tutto di me. È stata una scelta precisa, sì.

È iniziato tutto un mesetto fa, con una e-mail di un mio zio acquisito. Dalla Svizzera. Aveva trovato - chissà come, chissà perché? - la mia pagina utente su Wikipedia (una versione precedente a quella attuale, dovuta a questo) e se l’era letta tutta, rimanendo commosso, e ci aveva tenuto a farmelo sapere. Non che avessi deciso di non rispondergli, ecco. Solo che… avevo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare: su quella pagina avevo scritto tanto di me. Troppo? E quando arrivò una seconda e-mail, ancora non ero pronto.

Perché non sei mai pronto. Mai.

Qualche giorno fa invece ricevo un’e-mail da mio fratello. Che ha letto sulla mia pagina delle Info una frase scritta su di lui. E ci teneva a farmelo sapere, e forse - posso dirlo? - aveva preso sul serio una frase che invece era ironica e d’affetto. Ma è un periodo così.
Poche ore dopo, tornando dal lavoro chiamo mia madre. E come nei sei gradi di separazione scopro che mio zio aveva telefonato a mia cugina, raccontandogli della sua scoperta e dicendogli di fare una ricerca su “Gatto Nero”. E mia cugina ne ha parlato con mia madre. Che ne ha parlato con mio fratello. Ma ci sono anche altri cugini, e nipoti, e… Qual è la portata di tutto questo? Avrei bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare.

Ricordate il caso di Kiki, e del suo blog patinato scoperto da ragazzo e famiglia? Si parla degli albori della blogosfera italiana, nel 2004. Tre anni fa, un abisso di tempo per la blogosfera (e trovare un riferimento diventa difficile, fra link rotti e blog chiusi).

Ecco. Solo che nel mio caso non c’è niente di finto, non c’è niente di patinato. Non c’è mai stato. Per scelta, per volontà. E allora è come trovarsi all’improvviso nudo, come un verme, davanti alla tua famiglia riunita al completo per il cenone di Natale. Ti senti… esposto, ti vergogni un po’. Anche se non avresti nulla di cui vergognarti, proprio no. E lo sai. Avresti solo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare. Per capire fino a che punto la tua vita è cambiata, ora.

Perché non sei mai pronto. Mai.

Alfanaming… Venerdì, Novembre 2nd, 2007
alfa yed: per gli immigrati arabi
alfa rom: per quelli slavi
alfa bbro: dedicata a chi lavora il ferro sull’incudine
alfa cino: dedicata ad uno dei migliori attori di Hollywood
alfa miglia: più adatto a chi ha i pargoli..
alfa tima: l’auto dei miracoli
alfa ssino: tende a sinistra, controllare la convergenza prima di acquistarla
alfa vèlas: auto economica

Dai commenti ai risultati del contest Alfa Naming per la nuova “piccola” di Alfa Romeo.

Qualcuno ha altre idee?

AGGIORNAMENTI

Direttamente da Jaiku:

Alfa ro: con luce rotante
Alfa Chiro: con chiodi al posto guida
Alfa Rdello: con porta “pacchi” gigante
Alfa Ttura: in regola con le tasse
Alfa Ceto: versione base
Alfa Mbagno: versione decapottabile estiva
Alfa Cchino: per chi deve trasportare pacchi ingombranti
Alfa Tality: per chi gioca a Mortal Kombat
Alfa Rina: per chi sa cucinare
Alfa Alfa: vecchi ricordi di comiche
Alfa Ttoria: una bestia di macchina
Alfa Giuolo: capita sempre al momento giusto
Alfa Gioli: per chi non ha paura di esprimersi in pubblico
Alfa Gioli Con le Cotiche: versione speciale con allestimenti alla romana
Alfa Mminapizza: con cucina annessa
Alfa Beto: per chi vuole tutto di serie, dalla A alla Z
Alfa Coltà: per gli universitari
Alfa Scista: per i nostalgici
Alfa Ggot: versione “per l’altra sponda”
Alfa Voriscaidocumenti: versione speciale per le Forze dell’Ordine
Alfa Giano: per quelli a cui piace la selvaggina
Alfa Gocero: Akuna Matata
Alfa Natico: per chi se la tira
Alfa Ttipiùinlà: uh uh ah!

Tutto lavoro e niente riposo rendono il Gatto nervoso Lunedì, Ottobre 1st, 2007

Logo del blog di PMI.itFacciamola breve, anzi, brevissima.

Nelle ultime tre settimane ho lavorato - non senza tante, tante, tante difficoltà - alla coordinazione di un blog legato al sito PMI.it (non metto il link diretto, per ovvi motivi lavorativi e di referral visibili), legato al gruppo HTML.it.

Il blog è partito ufficialmente questa mattina, con una serie di post dedicati alla tecnologia dedicata alle piccole e medie imprese. È un prodotto editoriale abbastanza settoriale, ma ho cercato di metterci del mio: parlare di tecnologia non solo agli esperti, spiegare senza essere troppo autoreferenziali e autocompiaciuti.

Non so se io ci sia riuscito, anche perché si è trattato di coordinare più persone - e molte di queste non avevano esperienza coi blog - ma ho fatto il possibile. Si spera nella crescita.

Dategli un’occhiata. Lo trovate all’url http://blog.pmi.it (vedi sopra: non metto il direct-link per ovvi motivi di discrezione lavorativa e referral visibili). Dategli un’occhiata, e se avete qualche idea, consiglio, opinione, critica, fatemeli sapere. Su questi lidi, ovviamente.

Nabaztag e Virgilio, il viral marketing poraccio de no’ antri Sabato, Settembre 22nd, 2007

La fine che dovrebbe fare sto coniglio inutile: in padellaNon è che io dica qualcosa di nuovo, ricordando che dalle nostre parti (in Italia, intendo) per tutto ciò che riguarda la Rete siamo indietro di almeno un paio d’anni.
Dopotutto, per carità, su questo tema c’avrò scritto praticamente metà della mia tesi.
Il problema è che non solo ci ritroviamo sempre a inseguire gli ammerigàni - visto che non ci riesce proprio di capire che potremmo fungere noi da traino, inventandoci un modello italiano del web - ma addirittura li copiamo male.

E così, se un paio di anni fa la blogosfera guardava con orrore (o malcelato desiderio) allo spuntare negli Stati Uniti dei primi tentativi di blog-driven webmarketing - mi pare di ricordarle, alcune discussioni su Indignato o Daveblog, ma non sono proprio bravo a cercarle - adesso questa nuova forma di blogmarketing è arrivata ufficialmente anche da noi. Da qualche tempo, direi.
Epperò, è un blogmarketing da peracottari.

È un vizio tutto italiano, ecco cos’è: siamo affrettati, approssimativi, imperfetti, grossolani. La nostra filosofia è l’arte d’arrangiarsi, o forse di accontentarsi. Il tutto, unito alla solenne convinzione che gli altri (che non siamo noi) siano dei deficienti lobotomizzati, o quanto meno inferiori.

Capita così, ad esempio, che da qualche tempo a questa parte Telecom abbia messo su una sorta di strategia comunicativa fallimentare, basata sul tentativo di spacciare per reale un movimento nato dalla blogosfera e dagli internauti - quello del Comitato degli Amici di Virgilio - che invece è costruito in maniera talmente palese e oscena da risultare irritante. Per capirci, si arriva al punto da inviare comunicati stampa per pubblicizzare un fantomatico appuntamento fra i “supporter del Comitato” a Campo de’ Fiori, a Roma. E qui mi chiedo se ci siano davvero persone tanto ingenue da cascarci davvero - come ad esempio Philapple, che pare essersela bevuta - e da partecipare a questa iniziativa, o se ci sarà solo una claque di figuranti pagati per l’occasione.

Ma non sono solo le agenzie di comunicazione a fare male un lavoro che avrebbe richiesto una preparazione di almeno un anno per essere credibile (o quanto meno un bravo copywriter di paraculica esperienza in Rete). No, ci si mettono anche i blogger “di punta”, che stanno cominciando a monetizzare la propria fama nella blogosfera attraverso sponsorizzazioni evidenti o più o meno velate. Un giochetto su cui sembrano puntare soprattutto le aziende tecnologiche.
Prendiamo sto famigerato Nabaztag, inutility wi-fi che sta spingendo per diventare moda anche da noi.
E prendiamo anche Luca “Pandemia” Conti, uno considerato fra i più importanti blogger italiani.
Di sto coniglietto luminoso Luca scrive, dopo aver spacciato per “lieta sorpresa” il suo ritrovarsene uno fra le mani, questo:

Chi ce l’ha ne parla in maniera entusiasta. Nel mondo ne hanno venduti più di 100.000 - prezzo consigliato 135 euro - e in Francia è popolarissimo (copre il 40% del mercato). Oggi Nabaztag, coniglio in armeno, arriva in Italia ed è in distribuzione presso FNAC e altri punti vendita.

E qui mi sento di aprire una parentesi, e dare un consiglio non richiesto: Luca, per potersi permettere di fare una marchetta ad un prodotto che vieni pagato per pubblicizzare ci vuole una certa classe. Devi essere in grado di non scrivere cose così smaccatamente promozionali, devi farla sembrare davvero una cosa en passant (di cui non te ne potrebbe fregar di meno).
Se ci si ritrova a fare tali figure da principiante, è meglio astenersi. O scrivere le cose per come stanno (”mi hanno proposto di pubblicizzare Nabaztag”): la gente l’apprezza, l’onestà.

Prendi esempio da Davide di Daveblog, piuttosto: lui sì che è riuscito a piazzare una marchetta, a dare visibilità al prodotto, senza uscire dallo stile del suo blog, senza sembrare forzato.

Oh, poi per carità, Luca si può consolare: non è l’unico a tentare di mascherare sponsorizzazioni all’interno del proprio blog. E a farlo malissimo.

Anzi, anzi.