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Peracottari reloaded: la TV italiana e i serial wanna-be ammmerigàni Lunedì, Settembre 24th, 2007

A proposito di peracottari, non è che i blogger italiani si siano poi inventati nulla (’sta cosa la ripeterò all’infinito, perché di carica innovativa della blogosfera italica neanche l’ombra).
È che davvero in Italia non ci riesce di far diversamente: peracottari in Rete, peracottari nel marketing, peracottari nell’imprenditoria, peracottari nella politica… e chi si salva più?
È inutile che facciamo finta di non accorgercene. Non ci vuole mica tanto a rendersene conto, basta controllare la personalissima cartolina tornasole della cultura e della società del Bel Paese. E sappiamo tutti di quale specchio (non deformante) stiamo parlando: la televisione.

Vedete, la nostra televisione è in crisi. Sì, sto dicendo un’ovvietà ma evidentemente della cosa non importa a nessuno, visto che le cose non cambiano.
Sono anni, ormai, che manca un prodotto televisivo italiano che possa essere definito davvero di successo. A parte, forse, Distretto di Polizia (e questo vi dice tutto).
Tolta la serie con Isabella “Schizofrenia” Ferrari, Claudia “Spocchia” Pandolfi e Giorgio “Ancora più spocchia” Tirabassi, che cosa rimane? Solo robaccia che viene spacciata per fenomeno dell’anno, ma che poi - guarda caso - non riesce a superare neppure la seconda stagione: Elisa di Rivombrosa, Orgoglio, Gente di Mare, Provaci ancora prof… Solo per citare i primi che mi siano venuti in mente.

La colpa di chi è? Degli attori cani che ci ritroviamo? Troppo facile scaricarla su di loro: dopotutto sono quelli che ci mettono la faccia, poverini, e in qualche modo dovranno pur campare.
No signori, qui la colpa è solo degli autori. Autori, anche questi, peracottari. Non si spiega, altrimenti, questa mania di copiare prodotti statunitensi senza apportare alcun cambiamento alle caratteristiche dei personaggi o alle dinamiche delle storie.
C’è solo di che mettersi le mani fra i capelli: RIS (che pare sia destinato a proseguire ancora per un po’, nonostante la mono-espressione di Lorenzo Flaherty) ruba a piene mani da CSI, ma anche La omicidi ripeteva lo stesso testo a pappardella; Nati Ieri riprende le tematiche ospedaliere di E.R., ma Medicina Generale riesce ad andare oltre e lo copia TUTTO, praticamente parola per parola.
Perfino Vivere è diventata la versione sbiadita e monocorde di “Tempesta d’amore”. Degli italiani che copiano i tedeschi nel parlare di sentimenti. I tedeschi, eh.

Ora tutti mi pianteranno la solita manfrina: “Eh, ma mica è colpa degli autori… sono i produttori che vogliono queste storie… è il pubblico che premia questi temi…”. Sì, come no: infatti sono tutti dei flop clamorosi.
La verità è che in Italia gli sceneggiatori e i soggettisti televisivi - ma non solo quelli, guardiamo anche al cinema - sono ben felici del loro fancazzismo, della loro nullafacenza.
Oggi pomeriggio ho avuto la “fortuna” di vedere l’ennesima replica di Caterina e le sue figlie, e (non fossilizzandomi sull’unica cosa decente della storia, la tematica gay, come invece ha fatto Lord Lucas di TVblog) mi sono ritrovato davanti una ribollita di Ugly Betty e Il Diavolo Veste Prada: come se il mondo della moda (o della pubblicità) fosse l’unico in cui una donna sfigata e sciatta può finalmente trovare riscatto. Come si fa a dare la colpa a Virna Lisi o a Roberto Farnesi se gli autori scrivono sempre le solite noiosissime banalità.

Ma si sa, all’Italia piace la mediocrità e ci sguazza felice, populista come Beppe Grillo. Dovremmo guardare all’estero in ben’altri modi, invece.
Come alla Spagna, dove un gruppo di ragazzetti s’è inventato un serial gay SUL WEB praticamente a costo zero, diventato famoso in tutto il paese e anche fuori.

Un bello smacco per questi autorucoli da strapazzo italiani, sempre pronti a scaricare la responsabilità su qualcun’altro e a fregarsi le mani nel venir pagati per scrivere il nulla.