MILANO — «Sono una vittima del sistema». Be’, scusi, con quel nomignolo lì che s’è scelto… Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato. Il direttivo di Wikipedia ha deciso che il suo recente comportamento non s’addice allo spirito-guida della biblioteca su internet, che ieri ha tenuto a Milano il vertice nazionale. «Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti». E no. Wikipedia, che in Italia supera You Tube (a dicembre, ultima rilevazione, quasi 8 milioni di contatti contro 7) su una parola chiave insiste: il lavoro di squadra, la comunità , il villaggio globale.Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità ? Ma va là , provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete. Tre ore, è durato il vertice. La discussione s’è aggrovigliata sui temi del copyright e della ricerca di sponsor, e ha toccato l’apice di tensione nella quarantena imposta a «Gatto Nero», che l’ha presa agitandosi da tarantolato. *
Mi permetta di insegnarle il mestiere, signor Andrea Galli. Non dovrei: ho appena 26 anni, e di certo non lavoro per il Corriere della Sera. Però me lo permetta lo stesso, per quanto lo sputtanamento sia già compiuto e parlarne sparga solo la voce.
Innanzitutto - e questo direi che sono le basi, le dovrebbe conoscere - il virgolettato può utilizzarlo solo e soltanto nel caso di dichiarazioni rilasciate e riportate “as is” dalla persona indicata nell’articolo. Altrimenti sta attribuendo affermazioni mai esclamate. Come nel mio caso. Glielo dico con certezza, in quanto dichiarazioni alla stampa mi sono guardato bene dal rilasciarne e il video del mio discorso - sconnesso e nervoso, “tarantolato” quanto vuole - è disponibile on-line, per chiunque voglia farsi un’idea.
In secondo luogo, ma qui riguarda la sua professionalità e la sua etica di giornalista, personalmente mi sarei preoccupato di farmela rilasciare, una dichiarazione. Come ha cercato di fare il suo collega de la Repubblica Milano, in più riprese. Che poi questo non abbia avuto successo - non mi pareva molto raffinato sparlare di una Associazione in cui credevo - è un altro conto: lui ha fatto il suo dovere di ricerca delle fonti primarie. Lei invece, che mi va sull’edizione nazionale (e non su una paginetta locale), no. E direi che la cosa dovrebbe dare a che pensare, riguardo al sistema meritocratico del giornalismo italiano.
Terzo, questa dichiarazione è completamente falsa, e mi farebbe piacere venire a conoscenza della persona che gliel’ha rilasciata (visto che - di nuovo - lei ha usato un virgolettato, signor Andrea Galli):
«Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti».
Quali voci? Quale discussione via chat? Quale “pretesa di imporsi” e rispetto a cosa? Ha fatto dei controlli? Ha letto la succitata chat? Ha approfondito e verificato la notizia? No: pressappochismo dilagante, che ancora una volta portano ad attribuire dichiarazioni false alla mia persona.
E qui veniamo al quarto e ultimo punto. Vede, signor Andrea Galli, per quanto lei parli di «Gatto Nero» (fra virgolette), il qui presente sconnesso, nervoso e tarantolato Gatto Nero ha un nome e cognome. Tra l’altro immediatamente associabile, tramite una semplice ricerca in Rete (e c’è già chi l’ha fatto). E vede, la legislazione sulla diffamazione a mezzo stampa si estende anche a Internet.
Ecco: magari ci ripensi, la prossima volta. E impari a fare meglio il suo lavoro.
