Sorvoliamo - per un attimo - sul ricicciamento da parte di Distretto di Polizia 7 della solita trita e ritrita trama mafiosa (ma non ce n’eravamo liberati con la Ferrari e la Pandolfi?): che agli autori italiani di fiction mancasse la fantasia, l’abbiamo già detto.
La cosa che mi sconvolge è il ritratto fasullissimo che viene dato dei calabresi e della mafia calabrese. Oddio, intendiamoci: non è che io voglia arrivare agli estremi del mio collega Tassonomico, secondo il quale la ‘ndrangheta la dovremmo quasi ringraziare, che ci fa vivere meglio. Però abbiate pazienza… Almeno scegliete degli attori che mostrino un minimo di credibilità . Non chiedo tanto, no?
Perché non so a voi, ma a me quel dialetto calabrese che sa d’artefatto a chilometri di distanza, fa un po’ accapponare la pelle. Come anche questa sottospecie di ‘ndrangheta glam, così tanto “siciliana” (pure troppo: hanno preso gli stilemi della mafia e glieli hanno appiccicati, che così si risparmia tempo e fatica).
Sopravviverò. St’immagine patinata della criminalità calabra si va ad aggiungere all’antipatia di Dapporto, alla retorica eccessiva di tutte le puntate, alla mancanza di credibilità del personaggio di Giusti (che pòrello, ci prova e s’impegna e secondo me si farà ), a Francesca Inaudi e alla sua faccia da quanto so’ figa mbronciata (ne “L’uomo perfetto” ci stava anche bene, ma ora basta!), al solito sensazionalismo della serie.
Se volevano rendere Distretto di Polizia una serie inguardabile, direi che ce l’hanno fatta.