Mi hanno definito “una lippa”. Pare sia un complimento
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D’accordo, vai di fretta.
Ma CAZZO lavati le mani dopo essere uscito dal cesso, CAZZO, che devi usare la maniglia per aprire la porta.
Perché utilizzare i cessi chiusi, e pisciare con la porta aperta? Perché?
“Ieri era una splendida domenica di sole, uno di quei giorni che ti viene voglia di uscire, di vedere tutto sotto quella luce brillante.
Ma non può (si sa) andare tutto come uno lo immagina. Così vedi che tua moglie è strana, la vedi pensierosa, e con gli occhi lucidi. Ti avvicini titubante e timoroso e le chiedi cosa è successo. E qui crolla la serenità. Incominci a rinfacciarti che non è più possibile andare avanti cosi; che non è giusto che lei sia costretta ad andare anche la domenica al lavoro e i lunedì a pulire i negozi per pochi euro. Non trova mai il tempo per staccare la spina, non la porto mai fuori, non le faccio mai una sorpresa, che con la mia misera busta paga non si campa più.
Ha ragione. E’ amaro, duro, avvilente, a trentasei anni sono un fallito non arrivo a 1500 euro.Con un mutuo da 700 euro mensili bollette, auto, tasse e mense scolastiche (sì, ho due splendidi bambini), rate dell’auto, benzina, condominio, ecc. non riusciamo neanche a fare la spesa regolarmente.
Così, “incavolato” prendo i due bimbi ed esco con loro, li porto al parco poi alle giostre li faccio divertire come non facevano da qualche tempo. Verso la via del ritorno li guardavo dallo specchietto retrovisore della macchina, li sentivo chiacchierare e ridere, ed ho iniziato a piangere, sì a trentasei anni piangevo come un bambino. Quando ad un tratto mio figlio più piccolo, accortosi che piangevo, mi chiede: “cosa c’è papa?”. Gli rispondo: “Nulla sono felice perché vi vedo felici”. Sono un bugiardo, avrei dovuto rispondere che ero triste perché avevo speso gli ultimi 16 euro per le giostre, che mi scusavo con loro perché Babbo Natale non si è potuto permettere la playstation; che non sapevo come pagare due bollette, che il frigo è vuoto, che la mamma ha ragione, non le faccio mai una sorpresa.
Caro Beppe il mio è uno sfogo che avrai ricevuto migliaia di volte, ma oggi ho deciso di scriverti perché mentre ero davanti alla pressa, mi sono ricordato che circa 10 anni fa mi capitò un piccolo incidente. Una molla di un carrello porta fusti si staccò di colpo e mi colpi di striscio la fronte, mi misero 1 punto di sutura, è pochi mesi più tardi arrivò per posta un assegno di 250 mila lire. Mi è balenata l’idea per un attimo di mettere una mano sotto, la pressa, così potevo pagare le bollette arretrate. Ma ho avuto paura.” Alessio
Ouch.
via Beppe Grillo, via Willer Bordon, via spam nei commenti di 06blog
Piedi gelati. Piedi assolutamente, terribilmente, merdosamente gelati.
Di quel gelo che più o meno pensi di sentirlo e invece no, potrebbe anche non essere così, perché non c’hai più una stilla che sia una di sangue che ti circola nell’allucione. Di quel gelo che avresti bisogno della neve per sfregarlo, che sennò ti cade eh. Di quel gelo lì, appunto.
Però figo, dai. Qualcosa come tre ore in piedi, a veder gente cazzeggiare attorno a bici messe all’asta dai Ciclonauti. Scene che neanche all’inaugurazione del Carrefour (che pure lì, diamine, mi sono ritrovato una vecchiettina venirmi incontro appena arrivato; in barella; lei, non io).
Vi dico solo che la prima bici - una robina rosa e un po’ sbilenca, le cui caratteristiche salienti sono state descritte dal banditore come “ha le ruote” e “girano!” - è andata via a quaranta euri, quaranta euri per il disturbatore d’aste in cappotto grigio siiore e siiori. Mica nespole.
E poi mountain bike, city bike, scassoni allucinanti… tutte vendute a cifre atroci. Che vabbè, se l’idea era quella di spingere all’uso della bici, la bici me la compro nuova eh. Però è stato bello il contorno, le perculate, i balletti, le foto (che saranno in giro da qualche parte, ne sono relativamente certo), il freddo.
No, il freddo no. Quello lo avrei evitato volentieri, grazie.
E di bici? Neanche l’ombra. Sarà destino. Io, che c’avrei messo tutta la buona volontà per andare da casa al lavoro ciclottando, sperando di non arrivare troppo tardi. Speranza vana.
Adesso - se ne riparleremo - se ne riparlerà a gennaio, forZe. Che tra l’altro le bici possono viaggiare in metropolitana SOLO di domenica (abbeh, viva il Comune di Roma e la tutela della mobilità alternativa).
Ora abbiate pazienza, ma devo sbrinare i miei piedi. Sperando che non cadano.
È normale commuoversi leggendo solo una frase? Io l’ho fatto:
Le mani calde delle mie donne che preparano la pasta sono la fortuna della mia azienda. È giusto che siano ricompensate.
via | Repubblica
Grazie a Melamorsicata che mi ha fatto trovare un motivo per sorridere, in questa domenica un po’ così.
Facciamola breve, anzi, brevissima.
Nelle ultime tre settimane ho lavorato - non senza tante, tante, tante difficoltà - alla coordinazione di un blog legato al sito PMI.it (non metto il link diretto, per ovvi motivi lavorativi e di referral visibili), legato al gruppo HTML.it.
Il blog è partito ufficialmente questa mattina, con una serie di post dedicati alla tecnologia dedicata alle piccole e medie imprese. È un prodotto editoriale abbastanza settoriale, ma ho cercato di metterci del mio: parlare di tecnologia non solo agli esperti, spiegare senza essere troppo autoreferenziali e autocompiaciuti.
Non so se io ci sia riuscito, anche perché si è trattato di coordinare più persone - e molte di queste non avevano esperienza coi blog - ma ho fatto il possibile. Si spera nella crescita.
Dategli un’occhiata. Lo trovate all’url http://blog.pmi.it (vedi sopra: non metto il direct-link per ovvi motivi di discrezione lavorativa e referral visibili). Dategli un’occhiata, e se avete qualche idea, consiglio, opinione, critica, fatemeli sapere. Su questi lidi, ovviamente.
Sono un po’ come le transessuali, cuore di donna in un corpo di uomo.
Solo che non si tratta di donne e uomini, qui, ma di ragione e sventatezza: ho un corpo irrazionale intrappolato in una mente razionale.
Lo so, lo so che è un discorso che avrò fatto ormai migliaia di volte, in tutti questi anni di blogging matto e disperatissimo, ma il problema è sempre quello: ho bisogno di fuggire. Ricominciare tutto da capo, in un altro posto, sperando anche stavolta che sia il posto giusto.
Ma la mia mente no, lei non vuole. Perché sa che è arrivato il momento di costruire qualcosa, e le costruzioni richiedono tempi lunghi: bisogna gettare le fondamenta, scegliere un cemento di qualità, innalzare i pilastri, mettere mattone dopo mattone fino a costruire il muro.
Ho 26 anni, 1 mese e 3 giorni. Dovrei essere incosciente e rischiare, e invece no, non mi riesce.
Ma il mio corpo non lo sopporta, e allora aumenta la tensione e la voglia di fuggire via e rimettermi alla prova.
Non ho ancora trovato il mio posto nel mondo. E qui sto male.