Posts Tagged ‘pessimi caratteri’

Sono un superficiale Venerdì, Maggio 9th, 2008

La becco sul treno, mentre faccio ritorno dall’allegra Provincia Varesotta verso Milano (tappa intermedia, il capoluogo di provincia).
La chiamano Ila. Sarà alta neanche 1 metro e cinquanta, biondina, pischelletta. Cartelletta di plastica - che ce l’abbiamo avuta tutti alle medie, dove tenevi l’album da disegno e le attrezzature di Educazione Tecnica - tutta tempestata di TH / Tokio Hotel Tokio Hotel Tokio Hotel / e una poesia scarabocchiata con l’Uniposca:

6 mitica, 6 ok, resta sempre come sei
6 carina, 6 vivace, 6 l’amica che mi piace

Un tuffo carpiato nella mia adolescenza poco brufolosa, che neanche la rediviva Miss Barbie Nana Modamare Calabria c’è riuscita. La guardo di sottecchi e sorrido tronfio. Poi apre bocca e parla come una trentenne cosmopolita, convinta, tranquilla, posata:

Secondo me deve essere bello avere un amico gay. Secondo me, magari, nasce un’amicizia proprio vera.

Mi ha fregato.


Compensazioni Giovedì, Maggio 8th, 2008

Ci sono due certezze che fanno di me quello che sono:

  1. Ho l’animo buono
  2. Non trombo mai

Quanto meno, in uno dei due casi prendo un sacco di inculate.


No, I’m not ready Lunedì, Aprile 21st, 2008

La Vecchia, Cara Amica Giusy™ me lo ripete periodicamente. Al mare, in montagna, in giro a far compere, mentre passeggiamo, girando in macchina, parcheggiando, mangiando. Più o meno tante volte quante dico “Non capisco perché non trovi mai una persona che sia una”. Lei mi risponde, precisa: “In realtà tu non stai cercando nessuno”.

Non so se valga anche negli altri casi - probabile - ma in questo periodo, onestamente, non posso far altro che darle ragione.

Io in questi ultimi tempi non sto cercando nessuno. E non ho alcuna intenzione di farlo.
Sto affrontando qualcosa che, a ben vedere, quasi certamente è più grande di me: cambiare lavoro; cambiare amicizie; cambiare città, in una Milano che è tradizionalmente ostile con gli outsiders come me, indipendentisti ad oltranza e quindi senza la voglia o il diritto di impelagarmi nel gruppo degli outsiders stessi, che fanno comunella e si fanno forza a vicenda.
Senza una casa, un letto dove dormire, un tetto mio sotto cui rifugiarmi, delle abitudini e delle routine che non siano il lavoro a cui aggrapparmi nei momenti di crisi.

Me la sono cercata. Ho voluto questa situazione con tutte le mie forze, sperando in una possibilità di cambiare, di muovermi, di mettermi alla prova. Di dimostrare di essere vivo, di negare la mia esistenza opaca. E ora affronterò tutto come meglio posso, sperando di non affogare e sapendo che al 99% non lo farò, perfettino di merda che non sono altro.

E allora forse mi metterò a cercare qualcuno, per costruire una storia o anche solamente per far sesso (che sarebbe pure ora, a 26 anni). O forse no, continuerò a non farlo. Esattamente come ora.
Ma per ora il problema non si pone. Per ora no, non sono pronto. Ripassate fra cinque minuti.


Non è che non ci sia, eh! Venerdì, Marzo 21st, 2008

…è che sto cercando casa.


Bella ggente #5 Giovedì, Marzo 13th, 2008

Pare che il commentatore cammuffone di cui sotto utilizzi un anonymizer per nascondere il suo ip di provenienza.

Vi dice qualcosa?


Bella ggente #2 Mercoledì, Marzo 12th, 2008

Messi da parte per un attimo tutti i problemi relativi all’incompetenza del Corriere della Sera (e confermo quanto detto da .mau.: le scuse di Pratellesi - “imprecisioni”? - sono esilaranti in misura tale da far quasi tristezza), mi permetto di scrivere un paio di mie considerazioni personali riguardo alla giornata di domenica, e alla mia radiazione da Wikimedia Italia.
Le scrivo di getto, vuoi perché la giornata di oggi è stata quanto meno sfiancante, vuoi perché l’argomento mi tocca molto, e molto nel profondo (chi ha avuto modo di parlare con me dopo la radiazione, avrà capito il mio stato d’animo).

  • La cosa che più mi ha colpito, e lo ha fatto fin dal primo momento in cui ho messo piede all’interno del Negozio Civico di Milano, sono stati gli sguardi sbigottiti di molti dei miei “amici” (o dovrei dire “ex” tali) wikipediani di fronte alla mia inaspettata presenza. Sbigottimento e forse imbarazzo, in alcuni casi. Difficoltà a gestire la situazione. Più in generale l’approccio nei miei confronti è stato simile a quello che si riserva a un appestato: una cosa che forse puoi aspettarti, data la situazione, ma che fatto da persone con cui hai condiviso molti momenti dal vivo mette comunque tristezza.
  • Fra gli sguardi e le reazioni, quella che invece più mi ha sconvolto e fatto riflettere è stata quella di Remulazz, che mi ha rivolto un’occhiata assassina e ha sibilato un gelido “Ma tu non eri stato bannato?”. Come se il bando o il blocco di una utenza su Wikipedia possa implicarne la cancellazione come persona, nella sua intera esistenza e nella sua dignità di individuo. L’impressione - e lo ripeto, si tratta di impressione personalissima (e quindi magari infondata) - è stata quella di una certa cattiveria arcigna, di una non accoglienza che non mi pare riservabile neanche al peggior nemico. Non ho avuto il coraggio di interagirci ulteriormente (non foss’altro per gli sguardi che ha continuato a riservarmi, nei rari momenti di “incontro casuale”).
  • Della votazione in sé, a parte il tumulto interiore provato nel momento del mio intervento, mi è rimasta impressa la vaghezza delle accuse: una vaghezza tale da portare anche alla presentazione di una serie di accuse totalmente infondate. Quel che so per certo è che su WikiMedia non ho fatto alcunché di vandalico prima della radiazione, proprio perché provavo massimo rispetto per l’Associazione e i suoi scopi; e anche che l’unica mia manifestazione di dissenso esplicita nei confronti dell’azione del Direttivo è avvenuta privatamente alle mail dei componenti dello stesso. Quindi: nessun vandalismo in Mailing List, dalla quale tra l’altro mi ero disiscritto dopo l’ennesimo attacco gratuito e premeditato di JollyRoger (la persona che nel video si vede applaudire sguaiatamente alla dichiarazione dei risultati della votazione). Sfido inoltre a trovare miei vandalismi su wikimedia.it antecedenti alla mia radiazione. Mi sfugge quindi il senso di una radiazione motivata in quel modo: se lo scopo era levarsi dalle balle un rompicoglioni - come anche altri pare abbiano inteso, oltre me - bastava dirlo apertamente, senza inventarsi cose non accadute. Sono certo che la votazione avrebbe avuto lo stesso risultato, ma sarebbe stata più onesta.
  • Vedere la corsa all’“anch’io ne ho richiesto la radiazione” portata avanti da drachinobello e da Gac è stato davvero degradante. Una gara a chi è arrivato prima di cui io non sarei andato per nulla fiero. Da una persona come Gac - che arrivò a urlare un “NO!” pur di non salutarmi (in tempi passati non sospetti), mentre io restavo con la mano tesa - non potevo certo aspettarmi segni di civiltà maggiore. Fatta da Roberto la cosa mi ha lasciato più basito, devo essere onesto, ma non sono nuovo a valutazioni personali errate. Quindi, a quanto pare, potrebbe essere ricapitato.
  • A Xaura vorrei dire che, per quanto nobile nel tentativo, la mozione d’ordine - che cercava di evitare una caciara interminabile, me ne rendo conto - ha sortito una serie di effetti non propriamente piacevoli:
    1. Io mi sono ritrovato a dover rispondere a un pacchetto chiuso di informazioni raffazzonate, come detto sopra, e di accuse messe assieme come una grossa insalatona. La mia arte retorica è quel che è, avere l’orologio che fa TIC TAC non permette una chiarezza maggiore.
    2. Alla fine della fiera, l’argomento era stato talmente tanto non spiegato, che la gente non c’ha capito un cazzo. Ne fa testimonianza la reazione di… Archenzo?… che ha esclamato un “Ma io non ho capito niente”, mentre Jollyroger cercava di convincerlo a votare a favore della mia radiazione. Sulla fiducia (sigh!).
    3. Più in generale, a una persona - che in questo caso ero io, ma poteva essere chiunque altro - o meglio, al destino di una persona, alla dignità di una persona è stato dedicato meno tempo (= valore) che alla Biblioteca di Sarcazzo o all’Iniziativa Tal de’ Tali. Quando questo avviene, quando cioè alla Persona viene tolto valore e importanza, siamo di fronte a una stortura etica/morale. Questo, per quanto riguarda una valutazione generale. Per ciò che concerne una valutazione personale di questo aspetto: la sensazione è stata di umiliazione, umiliazione totale. Mi avete fatto sentire una nullità: non so se sia stata una cosa voluta, di certo - io personalmente - mi guarderei bene dal far provare questo sentimento a chiunque altro.
  • Sentirsi dire di non aver fatto nulla per l’Associazione è stato offensivo, oltre che triste. L’onestà intellettuale di ricordarsi gli sbattimenti che mi sono preso per lei è mancata, e molte cose concrete sono ancora lì a dimostrazione del mio impegno. Il fatto che io preferisca non stare lì a sbandierare questo e quello, come altri fanno, non vuol dire che la gente possa ritenersi in diritto di cancellare le mie azioni.
  • Ritornando agli applausi sguaiati, e alle continue interruzioni (che si notavano comunque anche senza microfono), e alla generale mancanza di educazione: penso sia indicativo che io sia fuori dall’Associazione, mentre non lo è una persona come Jollyroger - che per tutta la durata dell’Assemblea non ha fatto altro che rilasciare contributi distruttivi, quelli sì che lo erano, e ha lasciato come ciliegina sulla torta quell’atto finale di mancanza di civiltà nei miei confronti. La definirei una scelta di campo, e di stile: conoscete il detto, “Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei”. Al di là della mia radiazione, vi inviterei a pensare all’immagine che dà lui dell’Associazione a chi vi guarda dall’esterno e a farvi un esame di coscienza.

Sono stato lungo, e sono stato anche sconclusionato. Ma vi avevo avvertito. Concludo dichiarandomi molto triste anche per gli atti di sciacallaggio postumo compiuti da alcuni altri, vari ed eventuali wikipediani che si sono mostrati (nuovamente) privi di tatto e di rispetto. Come se, anche per loro, il blocco di una persona o la radiazione da una Associazione implichi la sospensione di ogni regola di convivenza e di “compassione” - nel significato latino del termine - nei confronti dell’individuo.

Come se bastasse quello per cancellare anni e anni di rapporti.

Sì, qualcosa di distorto c’è. Ma non è solo l’immagine data di me o dell’Associazione sulle pagine del Corriere, purtroppo.


Wikipedia, il tarantolato, la web reputation e la professionalità dei giornalisti del Corriere (aridaje) Lunedì, Marzo 10th, 2008
MILANO — «Sono una vittima del sistema». Be’, scusi, con quel nomignolo lì che s’è scelto… Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato. Il direttivo di Wikipedia ha deciso che il suo recente comportamento non s’addice allo spirito-guida della biblioteca su internet, che ieri ha tenuto a Milano il vertice nazionale. «Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti». E no. Wikipedia, che in Italia supera You Tube (a dicembre, ultima rilevazione, quasi 8 milioni di contatti contro 7) su una parola chiave insiste: il lavoro di squadra, la comunità, il villaggio globale.

Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità? Ma va là, provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete. Tre ore, è durato il vertice. La discussione s’è aggrovigliata sui temi del copyright e della ricerca di sponsor, e ha toccato l’apice di tensione nella quarantena imposta a «Gatto Nero», che l’ha presa agitandosi da tarantolato. *

Mi permetta di insegnarle il mestiere, signor Andrea Galli. Non dovrei: ho appena 26 anni, e di certo non lavoro per il Corriere della Sera. Però me lo permetta lo stesso, per quanto lo sputtanamento sia già compiuto e parlarne sparga solo la voce.

Innanzitutto - e questo direi che sono le basi, le dovrebbe conoscere - il virgolettato può utilizzarlo solo e soltanto nel caso di dichiarazioni rilasciate e riportate “as is” dalla persona indicata nell’articolo. Altrimenti sta attribuendo affermazioni mai esclamate. Come nel mio caso. Glielo dico con certezza, in quanto dichiarazioni alla stampa mi sono guardato bene dal rilasciarne e il video del mio discorso - sconnesso e nervoso, “tarantolato” quanto vuole - è disponibile on-line, per chiunque voglia farsi un’idea.

In secondo luogo, ma qui riguarda la sua professionalità e la sua etica di giornalista, personalmente mi sarei preoccupato di farmela rilasciare, una dichiarazione. Come ha cercato di fare il suo collega de la Repubblica Milano, in più riprese. Che poi questo non abbia avuto successo - non mi pareva molto raffinato sparlare di una Associazione in cui credevo - è un altro conto: lui ha fatto il suo dovere di ricerca delle fonti primarie. Lei invece, che mi va sull’edizione nazionale (e non su una paginetta locale), no. E direi che la cosa dovrebbe dare a che pensare, riguardo al sistema meritocratico del giornalismo italiano.

Terzo, questa dichiarazione è completamente falsa, e mi farebbe piacere venire a conoscenza della persona che gliel’ha rilasciata (visto che - di nuovo - lei ha usato un virgolettato, signor Andrea Galli):

«Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti».

Quali voci? Quale discussione via chat? Quale “pretesa di imporsi” e rispetto a cosa? Ha fatto dei controlli? Ha letto la succitata chat? Ha approfondito e verificato la notizia? No: pressappochismo dilagante, che ancora una volta portano ad attribuire dichiarazioni false alla mia persona.

E qui veniamo al quarto e ultimo punto. Vede, signor Andrea Galli, per quanto lei parli di «Gatto Nero» (fra virgolette), il qui presente sconnesso, nervoso e tarantolato Gatto Nero ha un nome e cognome. Tra l’altro immediatamente associabile, tramite una semplice ricerca in Rete (e c’è già chi l’ha fatto). E vede, la legislazione sulla diffamazione a mezzo stampa si estende anche a Internet.

Ecco: magari ci ripensi, la prossima volta. E impari a fare meglio il suo lavoro.


Parlare della blogosfera e di Bruno Vespa [Ovvero: Come si cambia opinione in fretta (Ovvero: A volte la spocchia rovina le buone intenzioni)] Giovedì, Febbraio 28th, 2008

Volevo scrivere un bel e lungo post sul “Caso Vespa”, e su come la blogosfera abbia il pessimo difetto di parlarsi addosso e di essere autoreferenziale persino quando c’è da lamentarsi, e su come sarebbe stato mille volte più efficace inviare una lettere di protesta a Vespa, Rai e anche alla stampa. Collettivamente.

Poi ho letto che Stefano Quintarelli aveva avuto più o meno la stessa idea, e allora mi sono detto: “Che fico, per una volta non mi devo lamentare della blogosfera italiana!”.

Poi ho letto che questa iniziativa di protesta è solo per Gente Figa Di Un Certo Livello, perché loro possono avere qualcosa da dire al riguardo, perché loro hanno un peso, perché loro sono importanti, perché loro hanno diritto a essere incazzati - “500 ragazzini adirati perche’ dipinti come depravati” invece no - perché loro sono professionisti, perché il loro mica è un blog sciacquetto, perché il loro è un blog supercool che parla di comunicazione, routing, web-marketing e di supercàzzola.

E allora scusate se sono un povero pirla che ha aperto un blog, se non sono nessuno nella vita e quindi non ho alcun diritto di ritenermi offeso per esser stato definito un depravato o un “prostituto”; scusatemi se non ho 40 anni e non faccio il Manager in qualche impresa milanese; scusatemi se sono figlio di due poveri cristi che vengono dalla povertà calabra e sono dovuti emigrare per tirarmi su, e non di qualche famiglia-bene del Centro-Nord; scusatemi se ho avuto l’ardire di rubare il vostro giocattolino e di ritenerlo uno strumento democratico e meritocratico, in cui ciò che si dice (e come lo si dice) è più importante di ciò che si è (e del titolo che si ha).

Cretino io. Torno alla muratura che è meglio, così voi potete nobilitare la blogosfera.


A saperlo prima Martedì, Febbraio 26th, 2008

Come potete capire, non sono neanche su RadioNation3. Il che vuol dire: ci si sente la prossima settimana. Forse.


Quando mi ricordo di mettere i titoli è sempre troppo tardi Lunedì, Febbraio 25th, 2008
Non amo le descrizioni, preferisco l’understatement. Sono dell’idea che ciò che caratterizza un uomo non sia ciò che dice di sé, ma ciò che fa e come lo fa.
Credo che il lavoro sia impegno e passione. Credo che la professionalità venga dalla conoscenza di ciò che si “manipola”, e che esattamente come quest’ultima sia quindi un continuo divenire.Credo anche che questa descrizione sia virata troppo sul metafisico. Ma questo, forse, era inevitabile.

Non so, ma non sono sicuro che questa descrizione sia abbastanza professionale, da mettere sul mio profilo su Neurona. Dovrei orientarmi verso le (da me) criticatissime descrizioni “convintissime”?


Magari esagero io. Domenica, Febbraio 24th, 2008

Su tre sms inviati ad amici per passare una domenica pomeriggio insieme - magari prendendoci un caffè - non dico mi sia arrivato un “sì”… non mi è proprio arrivata alcuna risposta. Sarà che pretendo troppo dalla vita, ma a me i coglioni un po’ girano.


La tua coscienza obietta, il mio stomaco rigetta - 2 Martedì, Febbraio 12th, 2008
Anche gli infermieri potranno avvalersi dell’obiezione di coscienza. È uno dei passaggi principali del nuovo codice deontologico.

Facciamo un po’ come cazzo ci pare. Nessuno vi obbliga a diventare infermieri: conoscete le regole del gioco, e ve ne assumete il peso.

E se io donna voglio abortire, o io trans mi voglio operare, delle vostre paturnie veterotestamentarie me ne sbatto la minchia.


Negare all’evenienza Martedì, Febbraio 12th, 2008

Se c’è una cosa che non sopporto - e ne ho dato prova più volte nella mia vita - sono le menzogne.
Sono intollerante, come quando lo diventi dei latticini e non puoi neanche sentire l’odore del latte, che subito ti viene da vomitare.
Ecco, uguale uguale. Solo che non vomito: m’incazzo.
M’inalbero come il pene di Rocco Siffredi in uno qualunque dei suoi tanti film intellettual-concettuali.
È più forte di me (esattamente come il pene di Rocco Siffredi).

Capita allora che, quando leggo robe del genere, non riesca a trattenermi. “Boccaccia mia statte zitta”, mi dico. E invece niente, non posso farne a meno (e ZACCHETE mi brucio tutta la vita sociale).
C’è che sono curioso, in maniera compulsiva. C’è che magari mi trovo un link in entrata di cui capisco poco il senso, e comincio a indagare di link in link, di post in post.

E allora mi vengo a scoprire che lo scorso lunedì - quello della cena incriminata - nel corso del fantomatico incontro di alcuni blogger con Microsoft, uno/due/alcuni/nessun blogger hanno rubato/ricevuto in regalo/mercanteggiato una/due/molteplici copie del dvd di Windows Vista. Non c’avete capito un cazzo? Neanche io. Però mi sono messo a risalire la corrente, per farmi un’idea.

Si parte da un post di Pseudotecnico in risposta a un altro di Daniele, che spettegulessa così:

Circola voce che gli invitati all’evento romano di lunedì scorso chéz Microsoft abbiano ricevuto una copia omaggio di Windows Vista (presumo Ultimate).

Apriti cielo, ragazzi. Apriti cielo. Giovy subito smentisce, nei commenti:

NESSUNO ha ricevuto ALCUNCHE’ da Microsoft.
Non se ne sente parlare solo perchè nessuno ha nulla da dire al riguardo.
UNA persona è riuscito a… ehm… convincere i tizi di MS a “dargli in prestito” una versione di Vista Ultimate che era lì in esposizione, ma solo perchè l’ha chiesta lui (e se l’era già “nascosta sotto la giacca”) (ovviamente in modo scherzoso, eh!)

Elegante, vero? Dire fra le righe che quell’unica - unica, unica, UNA (maiuscolo) - persona che ha ottenuto la copia di Vista Ultimate l’ha sostanzialmente rubata. Pardon, se l’è fatta “dare in prestito” perché “l’ha chiesta lui”… ma attenzione: “se l’era già nascosta sotto la giacca”. Un concetto, quello dell’unico UNICO fruitore del regalo Microsoft che Giovy ripete anche in un commento a un post di …Lord Zarcon:

Alessandro, che tu abbia visto UNA confezione di Vista in UNA borsa non significa affatto che MS abbia regalato Vista a tutti i presenti.
Purtroppo è tanto più semplice SPARLARE quando non si è presenti e non si conoscono i fatti (ed i commenti di Luca e Stefano lo confermano).

Capite? La gente sparla e non conosce i fatti. In poche parole: sono degli stronzi. E lui, assieme agli altri lì presenti che non hanno parlato minimamente della cosa, sono solo le vittime delle malelingue. Ma mica solo malelingue, eh:

Se tu continui a dire che invece è stato un evento promozionale, che non è stato interessante, che… boh… ogni altra scusa del genere nonostante TUTTI (compresa Delymith, vatti a leggere i suoi resoconti) NON hanno definito una marchetta, ci sono solo due possibilità:
1) o rosichi da morire per non esserci stato, e spari a zero sulla cosa, cercando le scuse più sciocche (”Oh, hanno regalato a tutti Vista, se li sono comprati”, cosa non vera oltretutto)
2) o rosichi da morire per aver speso tanti euro andando a Roma solo per una cena e non essere stato all’evento. *

Cioè: se non siete d’accordo con me, siete dei rosiconi. E ancora altre scene di umana mediocrità, accuse e offese varie ed eventuali a chiunque non concordasse con lui (definiti alternativamente “ridicoli” o “avvocati difensori”, e così via).
Il concetto - tutti i concetti sparsi nei vari commenti, con toni abbastanza sgradevoli - vengono riassunti in un bellissimo post dello stesso Giovy, qui. Riporto l’incipit:

Un po’ di tempo fa vi parlai della “begasfera“, ovvero del diffuso malcostume di divertirsi a litigare fra blogger, accusando questo o quello di chissà quali malefatte. Allora era colpa delle classifiche, ora è colpa di presunti “regali” fatti a chi ha partecipato all’evento Microsoft.

Insomma, non solo rosiconi, malelingue, ridicoli e bambini, ma anche “persone che cercano beghe”. Il concetto viene ripreso anche da Stefano “Mister Chiavatona Galattica” Mainardi, anche lui presente all’evento:

Per la storia invece, delle copie regalate di Vista qui davvero mi viene da ridere, mi sembra una barzelletta, visto che stiamo parlando di una leggenda metropolitana diventata portabandiera dei molti che hanno scritto di questo evento criticando i partecipanti.

Una barzelletta, una leggenda metropolitana usata come portabandiera da chi non c’era (i soliti rosiconi). Capite? Non solo non c’è stato nessun regalo, ma addirittura ci sono persone che stanno cavalcando l’onda per qualche sottinteso tornaconto personale. Cattivoni, che brutte persone. E giustamente, Giovy concorda nei commenti:

Stefano, lascia perdere… non vale la pena parlarne ancora.
E’ stato chiarito ed assodato che non abbiamo avuto niente, è stato chiarito da tutti quelli che ne hanno scritto che è stato un incontro interessante e realmente partecipativo, ed io personalmente mi sento (oltre che con la coscienza in pace) felice di aver partecipato ad un incontro dove il dialogo era la prima cosa.
Le persone che non erano presenti stanno dicendo peste e corna, ma solo perchè (appunto) non erano presenti ed avrebbero tanto voluto esserlo.
Dalle mia parti si chiama “invidia”, mascherata dal “chissenefrega, siete tutti dei venduti” o dei “mangiatori di tartine”.
Vivi e lascia vivere… tanto succederà ancora… perchè inevitabilmente ci saranno esclusi alla prossima occasione, e tali esclusi salteranno sempre sul pero adducendo qualche altra motivazione.

Peccato che a questo punto qualcosa si incrina, qualcosa che rompe questa magica concordanza fra “tutti quelli che ne hanno scritto”. Luca Sartoni, anche lui presente all’evento (giusto per sfatare il cliché del “tu non c’eri”), fa una simpatica rivelazione sul suo blog:

Le pietre più grosse però sono state tenute da parte per chi si è imbucato la famigerata copia di Windows Vista Ultimate. Quando si scoprirà l’infame verrà colpito senza alcuna esitazione.

O forse no…

Nessuno verrà lapidato perchè non ci sono abbastanza pietroni per colpire ogni colpevole. Vorrei far presente che ad ogni lancio di prodotti, una serie di persone riceve regolarmente una o più versioni del suddetto prodotto senza che questo generi alcun tipo di problema.

In pratica, in maniera neanche tanto sibillina, Luca fra le righe ci conferma che qualche regalino in effetti c’è stato davvero. Cosa confermata a questo punto anche da Napolux, in un commento:

Io HO VISTO le copie sul tavolo, HO VISTO regalare una sola copia e le altre le HO VISTE rimanere lì fino a quando sono rimasto (circa le 20.30).

Sottolineatelo in rosso, questo famigerato tavolo: un tavolo che si scopre esistente, ma la cui presenza la si era negata pervicacemente nei commenti rilasciati dai partecipanti nei giorni precedenti. Come cambiano le cose in un attimo, eh? E la leggenda metropolitana? E la barzelletta?

Ma direte voi, in fondo è solo un piccolo particolare. Un tavolo. Non cambia la sostanza dei fatti: che non c’è stato nessun regalo, e che questa unica, unica, UNA persona che ha ottenuto Windows Vista l’ha fatto “costringendo” i rappresentanti di Microsoft.

Unica, unica, UNA persona che a quanto pare è stata fotografata da …Lord Zarcon, come possiamo vedere in questo scatto:

La copia di Vista incriminata

Una prova inconfutabile, si potrebbe dire. Storia conclusa, allora? Il tavolo c’era, e l’unica unica UNA copia di Windows Vista finita nelle mani di un blogger pure. Amen? Macché, le cose sono un po’ più complicate di così. In un suo post, Napolux - il suo blog è down, al momento, quindi non posso citare direttamente né linkare, ma provvederò domani - non parla solo di UNA copia di Windows Vista, ma di una copia e alcune licenze distribuite a vari blogger. Il quadro cambia ancora, vero?

E ancora: in un commento al post “fotografico” di …Lord Zarcon, Dario Salvelli fa la rivelazione definitiva:

…avevo visto che c’erano 3 copie di Vista su di un tavolino nello spazio dell’incontro e che Alessio Jacona ne ha presa una spiegandomelo tra una birra e l’altro perchè uno dei responsabili (quello di Vista se non sbaglio) gliel’ha gentilmente offerta così come anche ad altri che erano lì vicino.

Diamine, ma allora era Alessio lo scherzoso ladro che - stando alle parole di Giovy, riportate a inizio post - si era impossessato “con la forza” della copia del sistema operativo di Redmond. Cattivo Alessio, cattivo: non me lo sarei aspettato da te. Finita qui, il famigerato possessore dell’unica unica UNA copia di Vista era Alessio Jacona? Macché (ancora). Tornate un po’ su, e fate caso alla foto di …Lord Zarcon. Vi pare la mano di Jacona, quella? Meglio, vi pare una mano maschile, quella?

Bingo. Quindi quella di Jacona non era l’unica unica UNA copia di Vista in circolazione (ci potrebbe essere una seconda spiegazione, ma lascio questo spiraglio ai protagonisti della vicenda, se vorranno puntualizzare). Non solo. Avete letto bene il commento di Dario Salvelli? Non solo non era stato Jacona a “rubare” la copia di Vista, “gentilmente offerta” da uno dei responsabili. No: lo stesso responsabile avrebbe fatto la stessa offerta “anche ad altri che erano lì vicino”.

Il quadro è cambiato ancora, eh? La leggenda metropolitana, la barzelletta. Tutto in pochi commenti. E non oso pensare a cosa sarebbe potuto venir fuori, continuando a scavare.

Cosa impariamo, da tutta questa vicenda? Semplice:

  1. Non c’è nulla di male a ricevere dei gadget in regalo da parte degli organizzatori di un incontro promozionale. Ma non è il caso di nasconderlo perché poi le cose vengon fuori comunque, e poi ci si fa davvero una brutta figura.
  2. Quando si viene “beccati” non è mai il caso di negare negare negare a oltranza: meglio spiattellare tutto subito. Si rischia di scavarsi la fossa da soli e peggiorare la situazione.
  3. Questa è una lezione personale per Giovy (e perdonate se per una volta metto da parte il politically correct e l’understatement): la prossima volta che ti permetti di aggredire o insultare qualcuno e di mettere in dubbio la sua intelligenza, assicurati di potertelo permettere. Detto altrimenti: assicurati che detta persona abbia un quoziente intellettivo inferiore al tuo, che per misura spannometrica si è rivelato essere lievemente più basso di quello di un paramecio. Con tutto il rispetto per i parameci, ovviamente.

Te l’avevo detto Lunedì, Febbraio 11th, 2008

Questo blog, dicevo, abbandona la sua mastelliana equidistanza, indossa un maglione girocollo blu, appronta una parete con finti libri alle sue spalle e scende in campo.

Scende in campo contro il pericolo dell’invasione dei qualunquisti della forma. Scende in campo e lo fa a favore dei blog ben scritti e misconosciuti, perché estranei a certi meccanismi che ora fanno da padroni. Quei blog che qualcuno, il cui massimo sforzo è parlare del condimento della pasta a pranzo, definisce Z-blog. *

Cfr.


Elettorato altruista: dona un pomodoro ai nostri politici Giovedì, Gennaio 24th, 2008

Il banner del movimento

Ma direi che è ora di basta, su.

È ora di finirla con questo lassismo cittadino, con questo fancazzismo, con questa mancanza di partecipazione alla vita politica del nostro Paese.

Qui c’è gente che lavora. Un’intera classe politica che fatica per noi, che ha in mente solo e unicamente il nostro interesse. Gente onesta, impegnata, seria, affidabile. Appassionata, che comprende come il governare lo Stato non sia un gioco.

Dobbiamo farglielo sapere. Dobbiamo stargli vicino. Dobbiamo dimostrare tutto il nostro apprezzamento per questa gente. Dobbiamo esserci, farci vedere.

Doniamo un pomodoro ai politici italiani.

A Destra e a Sinistra.
A Forza Italia e al Partito Democratico.
A Berlusconi, a Prodi e a Veltroni.
Agli allestitori di maxischermi.
Ai votanti a tutti i costi.
Ai solidali.
A Deputati e Senatori.

Indifferentemente. Bipartisan.
Facciamo un passo in avanti: da elettorato attivo, ad elettorato altruista.
Doniamogli pomodorate.

Grazie a Lore! per il meraviglioso bannerino


…che se penso a camera mia… Domenica, Gennaio 20th, 2008
Perché diciamocelo, un po’ ci godete. Vi dà quel certo non so che di onnipotenza, fiondarvi nella camera del vostro ragazzo/marito/compagno ed esclamare tutto il vostro disgusto per l’anti-igiene che domina in quel loculo.
Superiorità: io come si fanno le faccende l’ho imparato quando ero ragazzina, e te ancora non sei in grado.
Riscatto: essì che ti lamenti che non lavo mai la macchina. Guarda qua che roba!
Indispensabilità: come faresti senza di me?
E non ne potete fare a meno: cominciate a rassettare la camera come delle indemoniate.

Ispirato dal post di ieri e dalla recrudescenza della questione “pelo/non pelo”, ho ripreso in mano Stilismi Gattici. E ammettiamolo: ti viene un po’ voglia di tornare etero, eh.


Mi cioncherei le mani… Lunedì, Gennaio 14th, 2008

Ho aggiornato a Leopard:

  • non mi si apre Mail.app (messaggio di errore)
  • non mi si apre iCal (messaggio di errore)
  • devo fare un giro complesso per connettermi via cellulare (che sfiga)

Ma io tenere ste cazzo di mani ferme mai, vè?


Che se avessi tempo e voglia scriverei roba figa, ecco. Altro che ricopiare appunti da aereo… Domenica, Gennaio 13th, 2008

Anche di questo dovrò dir grazie a Wikipedia, immagino.
E a due Wikimedia diverse: quella italiana e quella svizzera.

Sta di fatto che sono terrorizzato, ecco.

Ter-ro-riz-za-to. È pure difficile da sillabare, dannazione.

Se in qualche modo sono riuscito a non morire - così - di crepacuore, è stato grazie alla preghiera.
Un frocio che prega, non so se rendo l’idea.
“Signore, salvami” (Spero lo faccia, già)

Niente da fare. Gli aerei, penso, non potrò prenderli più. Ho una paura fottuta. Anzi, più che paura: terrore.

Ter-ro-riz-za-to. Difficile da sillabare, ma efficace come termine.

E l’aver lasciato il mio portafoglio nel mio giubbotto (nuovo) posizionato nell’apposito scompartimento non aiuta.
Meglio così, forse: Ryanair ha dei prezzi folli. Due euri per una striminzita bottiglia d’acqua da un terzo. Due euri. (Quanto ho pagato il biglietto andata-ritorno da Roma a Milano, paro paro).

A proposito: io la tendina del finestrino l’ho chiusa. Col cazzo che guardo fuori.


Stasera vorrei essere un Hello, e volare via Giovedì, Gennaio 3rd, 2008

Ipocondrie Venerdì, Dicembre 28th, 2007

Qualunque cosa dovesse succedermi, voglio dirvelo lo stesso: vi ho voluti bene.

(Non si sa mai)