Questo famigerato stupro sarebbe avvenuto lo scorso novembre, ma la ragazza lo avrebbe denunciato solo la settimana scorsa poco dopo aver scoperto il filmato su Youtube
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La moglie di Guti - il calciatore del Real Madrid beccato dalla stampa scandalistica a baciare “appassionatamente” n’altro uomo - se chiama ARANCHA DE BENITO.
Poi uno dice.

Non so se ci avete fatto caso, ma il Corriere della Sera on-line ha cambiato la sua grafica.
Dico cambiato perché usare la parola “rinnovato” mi sembra un po’ una presa in giro, visto la mia impossibilità di capire come sia stato possibile concepire un layout ancora peggiore del precedente, se possibile.
Vorrei conoscerlo, quel genio che si nasconde dietro questa operazione di restyling. Che poi, povero cristo, un po’ lo capisco: barcamenarsi fra le richieste assurde del proprio capo può diventare difficile, molto difficile. E capita allora che ci se ne esca con porcate di questo genere.
Quello che salta subito alla vista è la quantità abnorme di pubblicità , che coprono a occhio e croce qualcosa come il 50% della superficie della pagina: una percentuale elevata, troppo elevata. Mi chiedo che figura possa fare un giornale che si dimostra talmente privo di contenuti.
La pubblicità è talmente spropositata, invasiva e mal posizionata che addirittura il box “PrimoPiano”, sulla colonna di destra, scorre in fondo. Non lo vedete? Ovvio: è talmente in fondo che va oltre la “piega” dello schermo, un concetto che va all’opposto di ogni regola di webdesign. Paradossalmente, insomma, il “PrimoPiano” è passato… in secondo piano.
Da questo punto sembra un po’ ridicolo cercare di utilizzare caratteri più grandi (specie nel titolo e nella descrizione) per cammuffare il vuoto contenutistico del sito. Mossa che sarà probabilmente spacciata come un modo di richiamare - anche in Rete - l’idea di “quotidiano cartaceo”, con una replica dei titoli tipici dei giornali stampati anche sul sito.
Peccato che anche questo sia un aborto d’idea, che dimostra come i gestori del Corriere non abbiano la minima idea di cosa sia lo strumento Internet, tanto da non sapere come maneggiarlo.
Peccato. Repubblica.it era già diventato un sito burla, ormai virato verso il rotocalco rosa e gossiparo, preso in giro da buona parte della blogosfera italiana (esemplare la lettera di Matteo Bordone a Ezio Mauro). Ora anche il Corriere - che già era brutto prima - perde ogni tipo di dignità virtuale, e toglie al lettore la voglia di consultarlo abitualmente.
Non stupiamoci se c’è la crisi. Siamo miopi e incapaci di stare al passo coi tempi. Che fine sta facendo il giornalismo italiano?