Posts Tagged ‘Roma’

Problemi reali di un ragazzo reale Martedì, Marzo 11th, 2008

Devo fare un migliaio di pacchi, e ancora non riesco a capire bene come muovermi.
Fra poco meno di una settimana sarò a Milano - definitivamente - e la mia vita cambierà. E questo l’ho messo in conto, e mi piace pure.

Il problema sono le due - risicate - settimane prima, fatte di lavoro, saluti agli amici romani, e impacchettamenti.

Impacchettamenti. Sono davanti alla mia - risicata - camera singola a Roma, e non so neanche da dove iniziare. Alcune cose dovranno andare in Calabria, dove finirà anche la mia macchina (si parte oggi in mattinata, se mi riesce). Altre verranno salite pian piano a Milano, appena troverò una casa mia.

Ma queste alcune “cose” sono tante, e raccapezzarsi è un gran casino.


PiùBlogCamp, a volte ritornano: nuovo videoblabla Venerdì, Febbraio 22nd, 2008

Per la serie “gli incubi non finiscono mai”, Marina Bellini mi segnala nei commenti un’altra mia video-intervista registrata nella cornice del PiùBlogCamp dello scorso Dicembre.

Anche in questo caso, come potete vedere, è solo un unico e lungo blabbing senza soluzione di continuità (tant’è che m’hanno dovuto tagliare).

Enjoy (se fa per di’…).

(Qui gli altri)


La Linda, la Pinta e la Santa Lordìa* Lunedì, Febbraio 18th, 2008

L’Uragano Giovanna è appena ripartito, dopo il suo arrivo due giorni fa. In questo breve lasso di tempo è riuscita a:

  • fare tre lavatrici
  • stirare tre lavatrici (più le mie arretrate, che col cavolo che io stiro)
  • farmi fare la spesa
  • farmi rimangiare del pesce che non fosse sushi
  • cucinare una lasagna che è la fine del mondo
  • pulire TRE volte il bagno e la cucina (tre volte ciascuno)
  • scartavetrare vetri, finestre, mobili, piastrelle, pomelli, rubinetti fino a fargli riacquistare il loro colore originario
  • costringermi a gettare oggetti inutili che conservavo con cura da più o meno sei anni

Il tutto nonostante l’opera di disturbo dello Tsunami Claudio, altresì nominato dalla popolazione come “Mettiti le scarpe comode che ti fà trottare”, che è riuscito a costringerla a:

  • visitare i Giardini di Villa Borghese e le sue numerose ricchezze naturalistiche
  • farle girare Via Veneto, la Galleria Colonna e Via del Corso
  • portarla su Via dei Fori Imperiali, farla scarpinare su su su fino alla Chiesa di San Sebastiano e a quello di San Qualcosaltro
  • spingerla fino in Campidoglio
  • farle prendere un autobus nella direzione sbagliata
  • costringerla a un sabato in pizzeria da Sforno Pizza (ottima)
  • portarla all’Ikea e in TRE centri commerciali (di cui due chiusi, di domenica)
  • passeggiarla di qua e di là, in allegria

Capitasse più spesso, io avrei una casa più pulita e lei una linea invidiabile.

[ * Lordìa = Calabrese per "lordura", sporco impossibile generalmente stratificato. ]


Frocità da musical Giovedì, Febbraio 7th, 2008

Essere froci vuol dire ritrovarsi per le strade di Roma - dopo la visione di uno splendido “Into the wild” in lingua originale (che botta il finale), con in programma la visione di un altrettanto splendido “Across the universe” in lingua originale - a cantare “One” di “A Chorus Line”, sgambettando a Largo di Torre Argentina.


Ma li mortacci vostra Martedì, Febbraio 5th, 2008

C’è una ragione per cui mi guardo come la peste dall’organizzare cene sociale con numero di partecipanti > 10 (che già dieci è tanto).
Il fatto è che per esperienza:

  1. Puoi sbatterti quanto vuoi per render tutto perfetto, ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire (si è speso troppo, si è mangiato male, era meglio così, era meglio colà)
  2. A fine serata ci sarà sempre un ammanco di soldi pari a un totale di 1 o 2 quote (se si è diviso “alla romana”, ma vale lo stesso principio facendo una media delle cifre pagate)

Detto questo, volevo ringraziare i partecipanti alla BlogBeer Cena che NON hanno pagato, o che hanno pagato un infinitesimo di quanto consumato (coscientemente), costringendo me e un’altra 10 di persone a colmare un ammanco pari a oltre 200 euro per saldare il conto.

E mi spiace molto per SenzaStile, che porello c’è rimasto male (200 e passa euro sono una bella botta: anche ammettendo calcoli sbagliati, vogliono dire almeno 3 o 4 persone - per circa 30/40 euri a testa - che non hanno sborsato ‘na lira).

Per dire: 100 euro ritirati al bancomat, 10 euro di benzina. E sono tornato a casa con 25 euro. Costo della serata: 65 euro. Siamo proprio italiani, a volte.

(E la cosa brutta è che mi sento pure in colpa, senza averne…)


Senza sellino, alla bersagliera Domenica, Dicembre 16th, 2007

Piedi gelati. Piedi assolutamente, terribilmente, merdosamente gelati.
Di quel gelo che più o meno pensi di sentirlo e invece no, potrebbe anche non essere così, perché non c’hai più una stilla che sia una di sangue che ti circola nell’allucione. Di quel gelo che avresti bisogno della neve per sfregarlo, che sennò ti cade eh. Di quel gelo lì, appunto.

Però figo, dai. Qualcosa come tre ore in piedi, a veder gente cazzeggiare attorno a bici messe all’asta dai Ciclonauti. Scene che neanche all’inaugurazione del Carrefour (che pure lì, diamine, mi sono ritrovato una vecchiettina venirmi incontro appena arrivato; in barella; lei, non io).
Vi dico solo che la prima bici - una robina rosa e un po’ sbilenca, le cui caratteristiche salienti sono state descritte dal banditore come “ha le ruote” e “girano!” - è andata via a quaranta euri, quaranta euri per il disturbatore d’aste in cappotto grigio siiore e siiori. Mica nespole.
E poi mountain bike, city bike, scassoni allucinanti… tutte vendute a cifre atroci. Che vabbè, se l’idea era quella di spingere all’uso della bici, la bici me la compro nuova eh. Però è stato bello il contorno, le perculate, i balletti, le foto (che saranno in giro da qualche parte, ne sono relativamente certo), il freddo.

No, il freddo no. Quello lo avrei evitato volentieri, grazie.

E di bici? Neanche l’ombra. Sarà destino. Io, che c’avrei messo tutta la buona volontà per andare da casa al lavoro ciclottando, sperando di non arrivare troppo tardi. Speranza vana.
Adesso - se ne riparleremo - se ne riparlerà a gennaio, forZe. Che tra l’altro le bici possono viaggiare in metropolitana SOLO di domenica (abbeh, viva il Comune di Roma e la tutela della mobilità alternativa).

Ora abbiate pazienza, ma devo sbrinare i miei piedi. Sperando che non cadano.


PiùBlogCamp - Personaggismi, contenuti, scontri: la blogosfera i media tradizionali, un rapporto involuto Lunedì, Dicembre 10th, 2007

Si può bloccare la produzione di un contenuto, mentre si discute sulla produzione di contenuti? Pare di sì. È successo.

Ciò che m’è dispiaciuto di più del PiùBlogCamp di ieri è stato proprio questo, e pare che io non sia stato l’unico: il senso di incompiutezza. Come l’assaggiare un quadratino di una buona torta, senza poterne mangiare una fetta intera. Frustrante, potremmo dire.

Per carità, Leo Sorge pare aver capito (in parte) la cazzata l’errore fatto, ma mi viene da domandarmi quanto sia onesto chiedere scusa a “alcune persone, tra le quali Maxime e (porcomondo) Riccardo Cambiassi (con particolare attenzione al secondo) e non capire - invece - che ci sarebbe da chieder scusa a tutti, anche al povero pirla blogger di seconda categoria che fa uno speech (si spera) interessante o all’avventore casuale che dei blogger e dei BarCamp ha recepito una pessima immagine.

Nel mio piccolo - che di BarCamp non ne avevo fatto neanche uno - l’idea era quella di discutere. Discutere, discutere, discutere e magari lavorare per un cambiamento, un miglioramento. Sono fatto così: un povero idiota idealista e romantico. Ma vabbè, è andata com’è andata.

Sta di fatto che del mio (inutile) intervento, è stata tagliata via la parte che mi pareva più interessante e degna di nota: il dialogo collettivo sul “senso” della blogosfera.

Perché, se è vero che nessuno può mettersi a dire cosa un blogger debba o non debba fare, e se è vero anche che il blog frivolo (leggero, “vuoto”… chiamatelo come preferite) ha diritto di esistere, è anche vero che la situazione attuale della blogosfera italiana - uno status quo in cui il frivolo è lo standard, e il contenuto è un eccezione - non va bene.

Cosa siamo, cosa vogliamo.

È la domanda implicita che volevo e voglio porre ancora a tutti i componenti della blogosfera: cosa vuol dire essere blogger, cosa vuol dire essere blogger italiani? Che posto abbiamo - collettivamente - all’interno della nostra società? Qual è la nostra utilità sociale?

Sono domande a cui c’è sicuramente una risposta, e se non c’è va trovata. Insieme.

Qui sotto trovate le slide create per lo speech. Se volete, guardatele pure: fanno un confronto fra lo status della blogosfera italiana nel 2006, e lo status della blogosfera italiana 18 mesi dopo. Cambiamenti? Qualcuno. Nella maggior parte dei casi - dal mio punto di vista - sono peggioramenti. Dategli un’occhiata, ma francamente è la cosa meno importante. Quello che serve è scritto qui sopra, e sono domande aperte. A tutti.


E poi, cambiare Martedì, Settembre 18th, 2007

Sono un po’ come le transessuali, cuore di donna in un corpo di uomo.
Solo che non si tratta di donne e uomini, qui, ma di ragione e sventatezza: ho un corpo irrazionale intrappolato in una mente razionale.
Lo so, lo so che è un discorso che avrò fatto ormai migliaia di volte, in tutti questi anni di blogging matto e disperatissimo, ma il problema è sempre quello: ho bisogno di fuggire. Ricominciare tutto da capo, in un altro posto, sperando anche stavolta che sia il posto giusto.

Ma la mia mente no, lei non vuole. Perché sa che è arrivato il momento di costruire qualcosa, e le costruzioni richiedono tempi lunghi: bisogna gettare le fondamenta, scegliere un cemento di qualità, innalzare i pilastri, mettere mattone dopo mattone fino a costruire il muro.

Ho 26 anni, 1 mese e 3 giorni. Dovrei essere incosciente e rischiare, e invece no, non mi riesce.
Ma il mio corpo non lo sopporta, e allora aumenta la tensione e la voglia di fuggire via e rimettermi alla prova.
Non ho ancora trovato il mio posto nel mondo. E qui sto male.