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Non vergognarti mai Venerdì, Dicembre 7th, 2007

Sono cose che metti in conto, ovviamente.
Il rischio c’è e ne sei sempre cosciente, sai che prima capiterà e cerchi di essere preparato all’evenienza, di razionalizzare, di tracciarti in testa un arazzo preciso di ciò che accadrà e quali dovranno essere le tue reazioni.

Però non sei mai pronto. Mai.

In questi ultimi giorni si è scatenata, fra i membri della mia famiglia, la “caccia a Gatto Nero”. Non ho detto “caccia a Claudio”, sto parlando proprio del mio nick. Un alter ego che - nel corso degli anni - ho sempre voluto associare alla mia persona, rendere tutt’uno. E ci sono riuscito: chi cerca Gatto Nero trova me, Claudio Mastroianni, e mi trova senza filtri. Viene a sapere tutto di me. È stata una scelta precisa, sì.

È iniziato tutto un mesetto fa, con una e-mail di un mio zio acquisito. Dalla Svizzera. Aveva trovato - chissà come, chissà perché? - la mia pagina utente su Wikipedia (una versione precedente a quella attuale, dovuta a questo) e se l’era letta tutta, rimanendo commosso, e ci aveva tenuto a farmelo sapere. Non che avessi deciso di non rispondergli, ecco. Solo che… avevo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare: su quella pagina avevo scritto tanto di me. Troppo? E quando arrivò una seconda e-mail, ancora non ero pronto.

Perché non sei mai pronto. Mai.

Qualche giorno fa invece ricevo un’e-mail da mio fratello. Che ha letto sulla mia pagina delle Info una frase scritta su di lui. E ci teneva a farmelo sapere, e forse - posso dirlo? - aveva preso sul serio una frase che invece era ironica e d’affetto. Ma è un periodo così.
Poche ore dopo, tornando dal lavoro chiamo mia madre. E come nei sei gradi di separazione scopro che mio zio aveva telefonato a mia cugina, raccontandogli della sua scoperta e dicendogli di fare una ricerca su “Gatto Nero”. E mia cugina ne ha parlato con mia madre. Che ne ha parlato con mio fratello. Ma ci sono anche altri cugini, e nipoti, e… Qual è la portata di tutto questo? Avrei bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare.

Ricordate il caso di Kiki, e del suo blog patinato scoperto da ragazzo e famiglia? Si parla degli albori della blogosfera italiana, nel 2004. Tre anni fa, un abisso di tempo per la blogosfera (e trovare un riferimento diventa difficile, fra link rotti e blog chiusi).

Ecco. Solo che nel mio caso non c’è niente di finto, non c’è niente di patinato. Non c’è mai stato. Per scelta, per volontà. E allora è come trovarsi all’improvviso nudo, come un verme, davanti alla tua famiglia riunita al completo per il cenone di Natale. Ti senti… esposto, ti vergogni un po’. Anche se non avresti nulla di cui vergognarti, proprio no. E lo sai. Avresti solo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare. Per capire fino a che punto la tua vita è cambiata, ora.

Perché non sei mai pronto. Mai.


La rivoluzione piegata alle scommesse Sabato, Settembre 15th, 2007

Oggi, giornata campale.
Cercando di sopravvivere a qualcosa di simile a uno sfogo allergico, o a qualche malattia sconosciuta alla “Io sono ipocondriaco”, ho preso baracche e burattini e sono fuggito lì, in quella Villa Borghese piena di erba e ragazzini.
A leggere e scrivere e perdere tempo, e respirare un po’ d’aria.

Le giornate si sono fatte frenetiche. Il lavoro - lo stage, chiamiamolo col suo nome; anzi no, lo sfruttamento, a questo punto - mi occupa le giornate da mattina fino quasi a sera, e mi toglie le forze.
Ieri ho passato la serata a dormire. A letto alle 21.30, come i migliori vecchiettini semolinici. E stamattina ero esausto, e avrei dormito ancora e ancora se non mi fossi fatto violenza, cercando di dare un senso alla giornata.

E poi la voglia di vedere gli amici ma il tempo non basta mai, e devi saperti organizzare quasi al millesimo. Sono finiti i tempi espansi dell’università, fatti di momenti morti e di nullafacenza, alle volte anche di noia.
Avrei bisogno di un po’ di tempo per me.

Una sola vacanza non basta più.