
I brutti effetti di un vandalismo si ripercuotono nel tempo.

I brutti effetti di un vandalismo si ripercuotono nel tempo.
Quando vieni ad insultarmi sulla mia pagina utente su wiki almeno firmati. La hai scritto “camuffato” qua parli di “camuffone” almeno scegli altri termini. Non sono stato io a scriverti quella serie di insulti. Ora se ci vuoi credere bene se no cazzi tuoi non so che farci. Sei sempre piu’ scoppiato addio
Sappi che su wiki non metto piede da mesi, e non vedo perché dovrei.
I collegamenti li ho tolti, piano piano. Le sottoscrizioni alle varie mailing-list, una dopo l’altra. Stasera ho cancellato anche i bookmarks da Firefox, tutti in una volta.
Come lo strappo di una ceretta. Solo che i peli crescono sempre, magari radi, magari ci mettono di più, ma qualche pelo ti crescerà sempre. Ma intanto li tolgo, ecco. Ci provo.
L’altro giorno il mio Capo™ mi ha chiesto “un giorno magari poi mi spiegherai quella storia di Wikipedia”. Ecco, un giorno magari poi lo faccio. Per ora se non ci penso è meglio.
Pare che il commentatore cammuffone di cui sotto utilizzi un anonymizer per nascondere il suo ip di provenienza.
Vi dice qualcosa?
la vicenda Gatto Nero è completamente inventata, almeno nei termini in cui è stata scritta. Gatto Nero è stato radiato da Wikimedia Italia per denigrazione nei confronti dell’associazione e dei suoi soci, e per comportamento nocivo nei confronti del progetto Wikipedia.
Questo pezzo della lettera di rettifica inviata da Frieda Brioschi al Corriere della Sera è da leggere così: “Gatto Nero è uno stronzo incivile e fate bene a parlarne male, ma fatelo usando la nostra versione ufficiale”.
Continuo - sempre più - a ritenere un errore da parte mia l’aver deciso di non rilasciare alcuna “dichiarazione ufficiale” alla stampa, dopo la radiazione da parte di Wikimedia Italia. Una scelta che avevo fatto (lo ripeto) per premura nei confronti dell’Associazione, nonostante tutto quello che era intercorso fra noi. Ma una premura che sembra non avere corrispondenza da parte dell’Associazione nei miei confronti: mi rifiuto di pensare che una donna intelligente come Frieda non sia cosciente dell’effetto che avrebbe la pubblicazione di questa lettera come “rettifica ufficiale” all’articolo del Corriere. E cioè: una riabilitazione dell’immagine di Wikimedia al prezzo di accettare lo “sputtanamento” nei miei confronti.
Sapete come si dice, no? “Mors tua, vita mea”. Un modo di ragionare che mi sembra poco wiki, tuttavia.
La Brioschi s’è forse dimenticata di citare anche gli insulti inviati a me da alcuni esimi membri di Wikimedia Italia, oltre che del “Progetto Wikipedia”. E si potrebbe parlare dei tanti “Bertuccia”, o “culo”, o delle aggressioni e vessazioni continuate. Ma penso che questa frase - inviata usando un proxy anonimo da qualche “wikipediano solerte” (e di una certa importanza, calcolando la conoscenza della storia del progetto italiano) - possa essere esimplificativa più di altre, meglio ricordarla:
Povero micino, ce l’hanno tutti con lui. Anche questa riconferma è tutta a suo danno, magari troviamogli un bel negretto per l’inverno così si distrae e ci lascia scrivere l’enciclopedia. Te lo ricordi scrivere l’enciclopedia? Quando ancora servivi a qualcosa e noi non servivamo a te per curare la depressione? –16:55, 22 nov 2007 (CET)
Messi da parte per un attimo tutti i problemi relativi all’incompetenza del Corriere della Sera (e confermo quanto detto da .mau.: le scuse di Pratellesi - “imprecisioni”? - sono esilaranti in misura tale da far quasi tristezza), mi permetto di scrivere un paio di mie considerazioni personali riguardo alla giornata di domenica, e alla mia radiazione da Wikimedia Italia.
Le scrivo di getto, vuoi perché la giornata di oggi è stata quanto meno sfiancante, vuoi perché l’argomento mi tocca molto, e molto nel profondo (chi ha avuto modo di parlare con me dopo la radiazione, avrà capito il mio stato d’animo).
Sono stato lungo, e sono stato anche sconclusionato. Ma vi avevo avvertito. Concludo dichiarandomi molto triste anche per gli atti di sciacallaggio postumo compiuti da alcuni altri, vari ed eventuali wikipediani che si sono mostrati (nuovamente) privi di tatto e di rispetto. Come se, anche per loro, il blocco di una persona o la radiazione da una Associazione implichi la sospensione di ogni regola di convivenza e di “compassione” - nel significato latino del termine - nei confronti dell’individuo.
Come se bastasse quello per cancellare anni e anni di rapporti.
Sì, qualcosa di distorto c’è. Ma non è solo l’immagine data di me o dell’Associazione sulle pagine del Corriere, purtroppo.
MILANO — «Sono una vittima del sistema». Be’, scusi, con quel nomignolo lì che s’è scelto… Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato. Il direttivo di Wikipedia ha deciso che il suo recente comportamento non s’addice allo spirito-guida della biblioteca su internet, che ieri ha tenuto a Milano il vertice nazionale. «Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti». E no. Wikipedia, che in Italia supera You Tube (a dicembre, ultima rilevazione, quasi 8 milioni di contatti contro 7) su una parola chiave insiste: il lavoro di squadra, la comunità, il villaggio globale.Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità? Ma va là, provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete. Tre ore, è durato il vertice. La discussione s’è aggrovigliata sui temi del copyright e della ricerca di sponsor, e ha toccato l’apice di tensione nella quarantena imposta a «Gatto Nero», che l’ha presa agitandosi da tarantolato. *
Mi permetta di insegnarle il mestiere, signor Andrea Galli. Non dovrei: ho appena 26 anni, e di certo non lavoro per il Corriere della Sera. Però me lo permetta lo stesso, per quanto lo sputtanamento sia già compiuto e parlarne sparga solo la voce.
Innanzitutto - e questo direi che sono le basi, le dovrebbe conoscere - il virgolettato può utilizzarlo solo e soltanto nel caso di dichiarazioni rilasciate e riportate “as is” dalla persona indicata nell’articolo. Altrimenti sta attribuendo affermazioni mai esclamate. Come nel mio caso. Glielo dico con certezza, in quanto dichiarazioni alla stampa mi sono guardato bene dal rilasciarne e il video del mio discorso - sconnesso e nervoso, “tarantolato” quanto vuole - è disponibile on-line, per chiunque voglia farsi un’idea.
In secondo luogo, ma qui riguarda la sua professionalità e la sua etica di giornalista, personalmente mi sarei preoccupato di farmela rilasciare, una dichiarazione. Come ha cercato di fare il suo collega de la Repubblica Milano, in più riprese. Che poi questo non abbia avuto successo - non mi pareva molto raffinato sparlare di una Associazione in cui credevo - è un altro conto: lui ha fatto il suo dovere di ricerca delle fonti primarie. Lei invece, che mi va sull’edizione nazionale (e non su una paginetta locale), no. E direi che la cosa dovrebbe dare a che pensare, riguardo al sistema meritocratico del giornalismo italiano.
Terzo, questa dichiarazione è completamente falsa, e mi farebbe piacere venire a conoscenza della persona che gliel’ha rilasciata (visto che - di nuovo - lei ha usato un virgolettato, signor Andrea Galli):
«Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti».
Quali voci? Quale discussione via chat? Quale “pretesa di imporsi” e rispetto a cosa? Ha fatto dei controlli? Ha letto la succitata chat? Ha approfondito e verificato la notizia? No: pressappochismo dilagante, che ancora una volta portano ad attribuire dichiarazioni false alla mia persona.
E qui veniamo al quarto e ultimo punto. Vede, signor Andrea Galli, per quanto lei parli di «Gatto Nero» (fra virgolette), il qui presente sconnesso, nervoso e tarantolato Gatto Nero ha un nome e cognome. Tra l’altro immediatamente associabile, tramite una semplice ricerca in Rete (e c’è già chi l’ha fatto). E vede, la legislazione sulla diffamazione a mezzo stampa si estende anche a Internet.
Ecco: magari ci ripensi, la prossima volta. E impari a fare meglio il suo lavoro.
Sono cose che metti in conto, ovviamente.
Il rischio c’è e ne sei sempre cosciente, sai che prima capiterà e cerchi di essere preparato all’evenienza, di razionalizzare, di tracciarti in testa un arazzo preciso di ciò che accadrà e quali dovranno essere le tue reazioni.
Però non sei mai pronto. Mai.
In questi ultimi giorni si è scatenata, fra i membri della mia famiglia, la “caccia a Gatto Nero”. Non ho detto “caccia a Claudio”, sto parlando proprio del mio nick. Un alter ego che - nel corso degli anni - ho sempre voluto associare alla mia persona, rendere tutt’uno. E ci sono riuscito: chi cerca Gatto Nero trova me, Claudio Mastroianni, e mi trova senza filtri. Viene a sapere tutto di me. È stata una scelta precisa, sì.
È iniziato tutto un mesetto fa, con una e-mail di un mio zio acquisito. Dalla Svizzera. Aveva trovato - chissà come, chissà perché? - la mia pagina utente su Wikipedia (una versione precedente a quella attuale, dovuta a questo) e se l’era letta tutta, rimanendo commosso, e ci aveva tenuto a farmelo sapere. Non che avessi deciso di non rispondergli, ecco. Solo che… avevo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare: su quella pagina avevo scritto tanto di me. Troppo? E quando arrivò una seconda e-mail, ancora non ero pronto.
Perché non sei mai pronto. Mai.
Qualche giorno fa invece ricevo un’e-mail da mio fratello. Che ha letto sulla mia pagina delle Info una frase scritta su di lui. E ci teneva a farmelo sapere, e forse - posso dirlo? - aveva preso sul serio una frase che invece era ironica e d’affetto. Ma è un periodo così.
Poche ore dopo, tornando dal lavoro chiamo mia madre. E come nei sei gradi di separazione scopro che mio zio aveva telefonato a mia cugina, raccontandogli della sua scoperta e dicendogli di fare una ricerca su “Gatto Nero”. E mia cugina ne ha parlato con mia madre. Che ne ha parlato con mio fratello. Ma ci sono anche altri cugini, e nipoti, e… Qual è la portata di tutto questo? Avrei bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare.
Ricordate il caso di Kiki, e del suo blog patinato scoperto da ragazzo e famiglia? Si parla degli albori della blogosfera italiana, nel 2004. Tre anni fa, un abisso di tempo per la blogosfera (e trovare un riferimento diventa difficile, fra link rotti e blog chiusi).
Ecco. Solo che nel mio caso non c’è niente di finto, non c’è niente di patinato. Non c’è mai stato. Per scelta, per volontà. E allora è come trovarsi all’improvviso nudo, come un verme, davanti alla tua famiglia riunita al completo per il cenone di Natale. Ti senti… esposto, ti vergogni un po’. Anche se non avresti nulla di cui vergognarti, proprio no. E lo sai. Avresti solo bisogno di tempo. Per metabolizzare, per interiorizzare, per accettare. Per capire fino a che punto la tua vita è cambiata, ora.
Perché non sei mai pronto. Mai.
Povero micino, ce l’hanno tutti con lui. Anche questa riconferma è tutta a suo danno, magari troviamogli un bel negretto per l’inverno così si distrae e ci lascia scrivere l’enciclopedia. Te lo ricordi scrivere l’enciclopedia? Quando ancora servivi a qualcosa e noi non servivamo a te per curare la depressione?
Un wikipediano esperto e di lunga data, dietro proxy anonimo per non farsi identificare
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Non me ne deve fregare niente
Nel giro di meno di due settimane, almeno 4 wikipediani (dai 4 angoli del mondo) hanno detto di trovarmi attraente.
C’è qualcosa di marcio, in Wikipedia. O almeno nei gusti dei suoi contributori.