Archive for the ‘Blog, giornalismi e giornalisti’ Category

E sticazzi? #4 Sabato, Marzo 29th, 2008
Buon weekend a tutti con la prima pagina di BlogBabelC’è un bellissimo sole e ci stiamo tutti disintossicando da Blogbabel.

Questa è solo la prima pagina della classifica odierna.

Buon weekend a tutti!

Per la serie “voglio ritirarmi in buon silenzio, eh. Ma non piangete, eh. Non disperatevi, eh. Non me ne frega niente, eh. Me ne vado, eh. Davvero, eh. Giuro, eh. Capito, eh. Me ne sto andando, eh. Ora vado via, eh. Sono già altrove, eh. Non vi parlo più, eh. Davvero, eh…”

E sticazzi? #2 Mercoledì, Marzo 26th, 2008

Raffaele Roselli parla di BlogBabel su RAI 1 e intervista Ludovico.

Segno che anche i grandi media sono attenti a BlogBabel. Ma come mai tutti i giornalisti che leggo e che sento capiscono perfettamente la situazione e tifano per noi? Grazie fratelli!

Cara boh, sappi che è molto difficile trovare un giornalista che parli male dell’intervistato di fronte all’intervistato stesso, o che gli dia contro. Quindi, che un giornalista abbia intervistato Ludo dandogli ragione non vuol dire un cazzo.

A proposito: Babbo Natale non esiste. Scusa la brutalità.

Ha chiuso BlogBabel Domenica, Marzo 23rd, 2008

E sticazzi?

(Notare come abbia messo il nome nel titolo del post, e nessun link al servizio. Se evitiamo di fargli alzare il pagerank con vari link in entrata evitiamo anche di fare la figura dei creduloni) 

Wikipedia, il tarantolato, la web reputation e la professionalità dei giornalisti del Corriere (aridaje) Lunedì, Marzo 10th, 2008
MILANO — «Sono una vittima del sistema». Be’, scusi, con quel nomignolo lì che s’è scelto… Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato. Il direttivo di Wikipedia ha deciso che il suo recente comportamento non s’addice allo spirito-guida della biblioteca su internet, che ieri ha tenuto a Milano il vertice nazionale. «Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti». E no. Wikipedia, che in Italia supera You Tube (a dicembre, ultima rilevazione, quasi 8 milioni di contatti contro 7) su una parola chiave insiste: il lavoro di squadra, la comunità, il villaggio globale.

Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità? Ma va là, provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete. Tre ore, è durato il vertice. La discussione s’è aggrovigliata sui temi del copyright e della ricerca di sponsor, e ha toccato l’apice di tensione nella quarantena imposta a «Gatto Nero», che l’ha presa agitandosi da tarantolato. *

Mi permetta di insegnarle il mestiere, signor Andrea Galli. Non dovrei: ho appena 26 anni, e di certo non lavoro per il Corriere della Sera. Però me lo permetta lo stesso, per quanto lo sputtanamento sia già compiuto e parlarne sparga solo la voce.

Innanzitutto - e questo direi che sono le basi, le dovrebbe conoscere - il virgolettato può utilizzarlo solo e soltanto nel caso di dichiarazioni rilasciate e riportate “as is” dalla persona indicata nell’articolo. Altrimenti sta attribuendo affermazioni mai esclamate. Come nel mio caso. Glielo dico con certezza, in quanto dichiarazioni alla stampa mi sono guardato bene dal rilasciarne e il video del mio discorso - sconnesso e nervoso, “tarantolato” quanto vuole - è disponibile on-line, per chiunque voglia farsi un’idea.

In secondo luogo, ma qui riguarda la sua professionalità e la sua etica di giornalista, personalmente mi sarei preoccupato di farmela rilasciare, una dichiarazione. Come ha cercato di fare il suo collega de la Repubblica Milano, in più riprese. Che poi questo non abbia avuto successo - non mi pareva molto raffinato sparlare di una Associazione in cui credevo - è un altro conto: lui ha fatto il suo dovere di ricerca delle fonti primarie. Lei invece, che mi va sull’edizione nazionale (e non su una paginetta locale), no. E direi che la cosa dovrebbe dare a che pensare, riguardo al sistema meritocratico del giornalismo italiano.

Terzo, questa dichiarazione è completamente falsa, e mi farebbe piacere venire a conoscenza della persona che gliel’ha rilasciata (visto che - di nuovo - lei ha usato un virgolettato, signor Andrea Galli):

«Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti».

Quali voci? Quale discussione via chat? Quale “pretesa di imporsi” e rispetto a cosa? Ha fatto dei controlli? Ha letto la succitata chat? Ha approfondito e verificato la notizia? No: pressappochismo dilagante, che ancora una volta portano ad attribuire dichiarazioni false alla mia persona.

E qui veniamo al quarto e ultimo punto. Vede, signor Andrea Galli, per quanto lei parli di «Gatto Nero» (fra virgolette), il qui presente sconnesso, nervoso e tarantolato Gatto Nero ha un nome e cognome. Tra l’altro immediatamente associabile, tramite una semplice ricerca in Rete (e c’è già chi l’ha fatto). E vede, la legislazione sulla diffamazione a mezzo stampa si estende anche a Internet.

Ecco: magari ci ripensi, la prossima volta. E impari a fare meglio il suo lavoro.

Parlare della blogosfera e di Bruno Vespa [Ovvero: Come si cambia opinione in fretta (Ovvero: A volte la spocchia rovina le buone intenzioni)] Giovedì, Febbraio 28th, 2008

Volevo scrivere un bel e lungo post sul “Caso Vespa”, e su come la blogosfera abbia il pessimo difetto di parlarsi addosso e di essere autoreferenziale persino quando c’è da lamentarsi, e su come sarebbe stato mille volte più efficace inviare una lettere di protesta a Vespa, Rai e anche alla stampa. Collettivamente.

Poi ho letto che Stefano Quintarelli aveva avuto più o meno la stessa idea, e allora mi sono detto: “Che fico, per una volta non mi devo lamentare della blogosfera italiana!”.

Poi ho letto che questa iniziativa di protesta è solo per Gente Figa Di Un Certo Livello, perché loro possono avere qualcosa da dire al riguardo, perché loro hanno un peso, perché loro sono importanti, perché loro hanno diritto a essere incazzati - “500 ragazzini adirati perche’ dipinti come depravati” invece no - perché loro sono professionisti, perché il loro mica è un blog sciacquetto, perché il loro è un blog supercool che parla di comunicazione, routing, web-marketing e di supercàzzola.

E allora scusate se sono un povero pirla che ha aperto un blog, se non sono nessuno nella vita e quindi non ho alcun diritto di ritenermi offeso per esser stato definito un depravato o un “prostituto”; scusatemi se non ho 40 anni e non faccio il Manager in qualche impresa milanese; scusatemi se sono figlio di due poveri cristi che vengono dalla povertà calabra e sono dovuti emigrare per tirarmi su, e non di qualche famiglia-bene del Centro-Nord; scusatemi se ho avuto l’ardire di rubare il vostro giocattolino e di ritenerlo uno strumento democratico e meritocratico, in cui ciò che si dice (e come lo si dice) è più importante di ciò che si è (e del titolo che si ha).

Cretino io. Torno alla muratura che è meglio, così voi potete nobilitare la blogosfera.

Questo famigerato giornalista Venerdì, Febbraio 22nd, 2008
Questo famigerato stupro sarebbe avvenuto lo scorso novembre, ma la ragazza lo avrebbe denunciato solo la settimana scorsa poco dopo aver scoperto il filmato su Youtube

Francesco Tortora, Corriere della Sera

PiùBlogCamp, a volte ritornano: nuovo videoblabla Venerdì, Febbraio 22nd, 2008

Per la serie “gli incubi non finiscono mai”, Marina Bellini mi segnala nei commenti un’altra mia video-intervista registrata nella cornice del PiùBlogCamp dello scorso Dicembre.

Anche in questo caso, come potete vedere, è solo un unico e lungo blabbing senza soluzione di continuità (tant’è che m’hanno dovuto tagliare).

Enjoy (se fa per di’…).

(Qui gli altri)

Negare all’evenienza Martedì, Febbraio 12th, 2008

Se c’è una cosa che non sopporto - e ne ho dato prova più volte nella mia vita - sono le menzogne.
Sono intollerante, come quando lo diventi dei latticini e non puoi neanche sentire l’odore del latte, che subito ti viene da vomitare.
Ecco, uguale uguale. Solo che non vomito: m’incazzo.
M’inalbero come il pene di Rocco Siffredi in uno qualunque dei suoi tanti film intellettual-concettuali.
È più forte di me (esattamente come il pene di Rocco Siffredi).

Capita allora che, quando leggo robe del genere, non riesca a trattenermi. “Boccaccia mia statte zitta”, mi dico. E invece niente, non posso farne a meno (e ZACCHETE mi brucio tutta la vita sociale).
C’è che sono curioso, in maniera compulsiva. C’è che magari mi trovo un link in entrata di cui capisco poco il senso, e comincio a indagare di link in link, di post in post.

E allora mi vengo a scoprire che lo scorso lunedì - quello della cena incriminata - nel corso del fantomatico incontro di alcuni blogger con Microsoft, uno/due/alcuni/nessun blogger hanno rubato/ricevuto in regalo/mercanteggiato una/due/molteplici copie del dvd di Windows Vista. Non c’avete capito un cazzo? Neanche io. Però mi sono messo a risalire la corrente, per farmi un’idea.

Si parte da un post di Pseudotecnico in risposta a un altro di Daniele, che spettegulessa così:

Circola voce che gli invitati all’evento romano di lunedì scorso chéz Microsoft abbiano ricevuto una copia omaggio di Windows Vista (presumo Ultimate).

Apriti cielo, ragazzi. Apriti cielo. Giovy subito smentisce, nei commenti:

NESSUNO ha ricevuto ALCUNCHE’ da Microsoft.
Non se ne sente parlare solo perchè nessuno ha nulla da dire al riguardo.
UNA persona è riuscito a… ehm… convincere i tizi di MS a “dargli in prestito” una versione di Vista Ultimate che era lì in esposizione, ma solo perchè l’ha chiesta lui (e se l’era già “nascosta sotto la giacca”) (ovviamente in modo scherzoso, eh!)

Elegante, vero? Dire fra le righe che quell’unica - unica, unica, UNA (maiuscolo) - persona che ha ottenuto la copia di Vista Ultimate l’ha sostanzialmente rubata. Pardon, se l’è fatta “dare in prestito” perché “l’ha chiesta lui”… ma attenzione: “se l’era già nascosta sotto la giacca”. Un concetto, quello dell’unico UNICO fruitore del regalo Microsoft che Giovy ripete anche in un commento a un post di …Lord Zarcon:

Alessandro, che tu abbia visto UNA confezione di Vista in UNA borsa non significa affatto che MS abbia regalato Vista a tutti i presenti.
Purtroppo è tanto più semplice SPARLARE quando non si è presenti e non si conoscono i fatti (ed i commenti di Luca e Stefano lo confermano).

Capite? La gente sparla e non conosce i fatti. In poche parole: sono degli stronzi. E lui, assieme agli altri lì presenti che non hanno parlato minimamente della cosa, sono solo le vittime delle malelingue. Ma mica solo malelingue, eh:

Se tu continui a dire che invece è stato un evento promozionale, che non è stato interessante, che… boh… ogni altra scusa del genere nonostante TUTTI (compresa Delymith, vatti a leggere i suoi resoconti) NON hanno definito una marchetta, ci sono solo due possibilità:
1) o rosichi da morire per non esserci stato, e spari a zero sulla cosa, cercando le scuse più sciocche (”Oh, hanno regalato a tutti Vista, se li sono comprati”, cosa non vera oltretutto)
2) o rosichi da morire per aver speso tanti euro andando a Roma solo per una cena e non essere stato all’evento. *

Cioè: se non siete d’accordo con me, siete dei rosiconi. E ancora altre scene di umana mediocrità, accuse e offese varie ed eventuali a chiunque non concordasse con lui (definiti alternativamente “ridicoli” o “avvocati difensori”, e così via).
Il concetto - tutti i concetti sparsi nei vari commenti, con toni abbastanza sgradevoli - vengono riassunti in un bellissimo post dello stesso Giovy, qui. Riporto l’incipit:

Un po’ di tempo fa vi parlai della “begasfera“, ovvero del diffuso malcostume di divertirsi a litigare fra blogger, accusando questo o quello di chissà quali malefatte. Allora era colpa delle classifiche, ora è colpa di presunti “regali” fatti a chi ha partecipato all’evento Microsoft.

Insomma, non solo rosiconi, malelingue, ridicoli e bambini, ma anche “persone che cercano beghe”. Il concetto viene ripreso anche da Stefano “Mister Chiavatona Galattica” Mainardi, anche lui presente all’evento:

Per la storia invece, delle copie regalate di Vista qui davvero mi viene da ridere, mi sembra una barzelletta, visto che stiamo parlando di una leggenda metropolitana diventata portabandiera dei molti che hanno scritto di questo evento criticando i partecipanti.

Una barzelletta, una leggenda metropolitana usata come portabandiera da chi non c’era (i soliti rosiconi). Capite? Non solo non c’è stato nessun regalo, ma addirittura ci sono persone che stanno cavalcando l’onda per qualche sottinteso tornaconto personale. Cattivoni, che brutte persone. E giustamente, Giovy concorda nei commenti:

Stefano, lascia perdere… non vale la pena parlarne ancora.
E’ stato chiarito ed assodato che non abbiamo avuto niente, è stato chiarito da tutti quelli che ne hanno scritto che è stato un incontro interessante e realmente partecipativo, ed io personalmente mi sento (oltre che con la coscienza in pace) felice di aver partecipato ad un incontro dove il dialogo era la prima cosa.
Le persone che non erano presenti stanno dicendo peste e corna, ma solo perchè (appunto) non erano presenti ed avrebbero tanto voluto esserlo.
Dalle mia parti si chiama “invidia”, mascherata dal “chissenefrega, siete tutti dei venduti” o dei “mangiatori di tartine”.
Vivi e lascia vivere… tanto succederà ancora… perchè inevitabilmente ci saranno esclusi alla prossima occasione, e tali esclusi salteranno sempre sul pero adducendo qualche altra motivazione.

Peccato che a questo punto qualcosa si incrina, qualcosa che rompe questa magica concordanza fra “tutti quelli che ne hanno scritto”. Luca Sartoni, anche lui presente all’evento (giusto per sfatare il cliché del “tu non c’eri”), fa una simpatica rivelazione sul suo blog:

Le pietre più grosse però sono state tenute da parte per chi si è imbucato la famigerata copia di Windows Vista Ultimate. Quando si scoprirà l’infame verrà colpito senza alcuna esitazione.

O forse no…

Nessuno verrà lapidato perchè non ci sono abbastanza pietroni per colpire ogni colpevole. Vorrei far presente che ad ogni lancio di prodotti, una serie di persone riceve regolarmente una o più versioni del suddetto prodotto senza che questo generi alcun tipo di problema.

In pratica, in maniera neanche tanto sibillina, Luca fra le righe ci conferma che qualche regalino in effetti c’è stato davvero. Cosa confermata a questo punto anche da Napolux, in un commento:

Io HO VISTO le copie sul tavolo, HO VISTO regalare una sola copia e le altre le HO VISTE rimanere lì fino a quando sono rimasto (circa le 20.30).

Sottolineatelo in rosso, questo famigerato tavolo: un tavolo che si scopre esistente, ma la cui presenza la si era negata pervicacemente nei commenti rilasciati dai partecipanti nei giorni precedenti. Come cambiano le cose in un attimo, eh? E la leggenda metropolitana? E la barzelletta?

Ma direte voi, in fondo è solo un piccolo particolare. Un tavolo. Non cambia la sostanza dei fatti: che non c’è stato nessun regalo, e che questa unica, unica, UNA persona che ha ottenuto Windows Vista l’ha fatto “costringendo” i rappresentanti di Microsoft.

Unica, unica, UNA persona che a quanto pare è stata fotografata da …Lord Zarcon, come possiamo vedere in questo scatto:

La copia di Vista incriminata

Una prova inconfutabile, si potrebbe dire. Storia conclusa, allora? Il tavolo c’era, e l’unica unica UNA copia di Windows Vista finita nelle mani di un blogger pure. Amen? Macché, le cose sono un po’ più complicate di così. In un suo post, Napolux - il suo blog è down, al momento, quindi non posso citare direttamente né linkare, ma provvederò domani - non parla solo di UNA copia di Windows Vista, ma di una copia e alcune licenze distribuite a vari blogger. Il quadro cambia ancora, vero?

E ancora: in un commento al post “fotografico” di …Lord Zarcon, Dario Salvelli fa la rivelazione definitiva:

…avevo visto che c’erano 3 copie di Vista su di un tavolino nello spazio dell’incontro e che Alessio Jacona ne ha presa una spiegandomelo tra una birra e l’altro perchè uno dei responsabili (quello di Vista se non sbaglio) gliel’ha gentilmente offerta così come anche ad altri che erano lì vicino.

Diamine, ma allora era Alessio lo scherzoso ladro che - stando alle parole di Giovy, riportate a inizio post - si era impossessato “con la forza” della copia del sistema operativo di Redmond. Cattivo Alessio, cattivo: non me lo sarei aspettato da te. Finita qui, il famigerato possessore dell’unica unica UNA copia di Vista era Alessio Jacona? Macché (ancora). Tornate un po’ su, e fate caso alla foto di …Lord Zarcon. Vi pare la mano di Jacona, quella? Meglio, vi pare una mano maschile, quella?

Bingo. Quindi quella di Jacona non era l’unica unica UNA copia di Vista in circolazione (ci potrebbe essere una seconda spiegazione, ma lascio questo spiraglio ai protagonisti della vicenda, se vorranno puntualizzare). Non solo. Avete letto bene il commento di Dario Salvelli? Non solo non era stato Jacona a “rubare” la copia di Vista, “gentilmente offerta” da uno dei responsabili. No: lo stesso responsabile avrebbe fatto la stessa offerta “anche ad altri che erano lì vicino”.

Il quadro è cambiato ancora, eh? La leggenda metropolitana, la barzelletta. Tutto in pochi commenti. E non oso pensare a cosa sarebbe potuto venir fuori, continuando a scavare.

Cosa impariamo, da tutta questa vicenda? Semplice:

  1. Non c’è nulla di male a ricevere dei gadget in regalo da parte degli organizzatori di un incontro promozionale. Ma non è il caso di nasconderlo perché poi le cose vengon fuori comunque, e poi ci si fa davvero una brutta figura.
  2. Quando si viene “beccati” non è mai il caso di negare negare negare a oltranza: meglio spiattellare tutto subito. Si rischia di scavarsi la fossa da soli e peggiorare la situazione.
  3. Questa è una lezione personale per Giovy (e perdonate se per una volta metto da parte il politically correct e l’understatement): la prossima volta che ti permetti di aggredire o insultare qualcuno e di mettere in dubbio la sua intelligenza, assicurati di potertelo permettere. Detto altrimenti: assicurati che detta persona abbia un quoziente intellettivo inferiore al tuo, che per misura spannometrica si è rivelato essere lievemente più basso di quello di un paramecio. Con tutto il rispetto per i parameci, ovviamente.
Te l’avevo detto Lunedì, Febbraio 11th, 2008

Questo blog, dicevo, abbandona la sua mastelliana equidistanza, indossa un maglione girocollo blu, appronta una parete con finti libri alle sue spalle e scende in campo.

Scende in campo contro il pericolo dell’invasione dei qualunquisti della forma. Scende in campo e lo fa a favore dei blog ben scritti e misconosciuti, perché estranei a certi meccanismi che ora fanno da padroni. Quei blog che qualcuno, il cui massimo sforzo è parlare del condimento della pasta a pranzo, definisce Z-blog. *

Cfr.

Ma li mortacci vostra Martedì, Febbraio 5th, 2008

C’è una ragione per cui mi guardo come la peste dall’organizzare cene sociale con numero di partecipanti > 10 (che già dieci è tanto).
Il fatto è che per esperienza:

  1. Puoi sbatterti quanto vuoi per render tutto perfetto, ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire (si è speso troppo, si è mangiato male, era meglio così, era meglio colà)
  2. A fine serata ci sarà sempre un ammanco di soldi pari a un totale di 1 o 2 quote (se si è diviso “alla romana”, ma vale lo stesso principio facendo una media delle cifre pagate)

Detto questo, volevo ringraziare i partecipanti alla BlogBeer Cena che NON hanno pagato, o che hanno pagato un infinitesimo di quanto consumato (coscientemente), costringendo me e un’altra 10 di persone a colmare un ammanco pari a oltre 200 euro per saldare il conto.

E mi spiace molto per SenzaStile, che porello c’è rimasto male (200 e passa euro sono una bella botta: anche ammettendo calcoli sbagliati, vogliono dire almeno 3 o 4 persone - per circa 30/40 euri a testa - che non hanno sborsato ‘na lira).

Per dire: 100 euro ritirati al bancomat, 10 euro di benzina. E sono tornato a casa con 25 euro. Costo della serata: 65 euro. Siamo proprio italiani, a volte.

(E la cosa brutta è che mi sento pure in colpa, senza averne…)

PiùBlogCamp, videointerviste e figure barbine Mercoledì, Dicembre 19th, 2007

Della mia video-intervista al PiùBlogCamp, pubblicata dai colleghi di ICTv, i punti salienti potrebbero riassunti in:

  1. Devo urgentemente cambiare taglio di capelli: quel ciuffetto spelato è indecente
  2. Gesticolo troppo: il mio collega non è riuscito a trovare uno screenshot uno che fosse guardabile, e ha dovuto optare per uno in tema “La morte (non) ti fa bella
  3. La faccia che ho fatto reagendo all’affermazione “il nostro Claudio Mastroianni” è geniale
  4. Come mi arrampico io sugli specchi, nessuno
  5. “Il nanopublishing… ecco… cioè… insomma… sarebbe che… praticamente…”
PiùBlogCamp - Personaggismi, contenuti, scontri: la blogosfera i media tradizionali, un rapporto involuto Lunedì, Dicembre 10th, 2007

Si può bloccare la produzione di un contenuto, mentre si discute sulla produzione di contenuti? Pare di sì. È successo.

Ciò che m’è dispiaciuto di più del PiùBlogCamp di ieri è stato proprio questo, e pare che io non sia stato l’unico: il senso di incompiutezza. Come l’assaggiare un quadratino di una buona torta, senza poterne mangiare una fetta intera. Frustrante, potremmo dire.

Per carità, Leo Sorge pare aver capito (in parte) la cazzata l’errore fatto, ma mi viene da domandarmi quanto sia onesto chiedere scusa a “alcune persone, tra le quali Maxime e (porcomondo) Riccardo Cambiassi (con particolare attenzione al secondo) e non capire - invece - che ci sarebbe da chieder scusa a tutti, anche al povero pirla blogger di seconda categoria che fa uno speech (si spera) interessante o all’avventore casuale che dei blogger e dei BarCamp ha recepito una pessima immagine.

Nel mio piccolo - che di BarCamp non ne avevo fatto neanche uno - l’idea era quella di discutere. Discutere, discutere, discutere e magari lavorare per un cambiamento, un miglioramento. Sono fatto così: un povero idiota idealista e romantico. Ma vabbè, è andata com’è andata.

Sta di fatto che del mio (inutile) intervento, è stata tagliata via la parte che mi pareva più interessante e degna di nota: il dialogo collettivo sul “senso” della blogosfera.

Perché, se è vero che nessuno può mettersi a dire cosa un blogger debba o non debba fare, e se è vero anche che il blog frivolo (leggero, “vuoto”… chiamatelo come preferite) ha diritto di esistere, è anche vero che la situazione attuale della blogosfera italiana - uno status quo in cui il frivolo è lo standard, e il contenuto è un eccezione - non va bene.

Cosa siamo, cosa vogliamo.

È la domanda implicita che volevo e voglio porre ancora a tutti i componenti della blogosfera: cosa vuol dire essere blogger, cosa vuol dire essere blogger italiani? Che posto abbiamo - collettivamente - all’interno della nostra società? Qual è la nostra utilità sociale?

Sono domande a cui c’è sicuramente una risposta, e se non c’è va trovata. Insieme.

Qui sotto trovate le slide create per lo speech. Se volete, guardatele pure: fanno un confronto fra lo status della blogosfera italiana nel 2006, e lo status della blogosfera italiana 18 mesi dopo. Cambiamenti? Qualcuno. Nella maggior parte dei casi - dal mio punto di vista - sono peggioramenti. Dategli un’occhiata, ma francamente è la cosa meno importante. Quello che serve è scritto qui sopra, e sono domande aperte. A tutti.

Introduzione - 1: Breve panoramica di un fenomeno in ascesa Domenica, Maggio 27th, 2007

Inizia con questo post un qualcosa che avrei dovuto fare già da qualche mese, ma che dapprima ho rimandato per motivi logistici e in seguito a causa della mia endemica inconcludenza.
Quella che troverete leggendo questo post è la prima parte della mia tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, che mi ha regalato - bontà sua - un bel 110 e lode. Il titolo è “Blog, giornalismi e giornalisti. Un rapporto complesso nell’era della comunicazione di massa” e tratta - come dice il testo stesso - del rapporto bidirezionale della blogosfera con la galassia giornalistica tradizionale.In questa prima parte dell’introduzione presento una breve panoramica socio-storica del fenomeno blog, con qualche data e qualche nome (molti di questi scomparsi). Il testo è abbastanza lungo, ma dovrebbe essere relativamente fruibile. Per leggere tutto, basta cliccare sul titolo del post: chi lo fa è avvertito, va avanti a suo rischio e pericolo.Questo testo è pubblicato sotto Licenza Creative Commons by-nc-nd-2.5 Italy, che vuol dire che il testo può essere utilizzato per scopi non commerciali, a patto di non modificarlo e di attribuirmene la paternità. È ovviamente permessa la citazione. Buona lettura.


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