Beh, quanto meno Contozero una cosa di buono l’ha fatta: farmi tornare sui miei passi e salvare un vecchio resoconto della mia vita wikipediana. Ché magari fra qualche tempo casualmente verrà cancellato dagli admin attuali, chissà.
Archive for the ‘Parole di carta’ Category
LA PRIMA COSA CHE NON BISOGNA FARE SE SI CERCA UN FIDANZATO
Comprarsi un cane. Un essere caldo e provvisto di peli, che ci ama e ci segue ovunque andiamo è davvero un concorrente troppo pericoloso per il fidanzato che cerchiamo. Gli somiglia drammaticamente.
“Come fidanzarsi con un uomo senza essere una donna”, Alessandro Fullin
Ovvero: alle volte un bel libro può venir rovinato da un titolo poco centrato, ma quello che c’è scritto dentro vale comunque qualcosa.
la vicenda Gatto Nero è completamente inventata, almeno nei termini in cui è stata scritta. Gatto Nero è stato radiato da Wikimedia Italia per denigrazione nei confronti dell’associazione e dei suoi soci, e per comportamento nocivo nei confronti del progetto Wikipedia.
Questo pezzo della lettera di rettifica inviata da Frieda Brioschi al Corriere della Sera è da leggere così: “Gatto Nero è uno stronzo incivile e fate bene a parlarne male, ma fatelo usando la nostra versione ufficiale”.
Continuo - sempre più - a ritenere un errore da parte mia l’aver deciso di non rilasciare alcuna “dichiarazione ufficiale” alla stampa, dopo la radiazione da parte di Wikimedia Italia. Una scelta che avevo fatto (lo ripeto) per premura nei confronti dell’Associazione, nonostante tutto quello che era intercorso fra noi. Ma una premura che sembra non avere corrispondenza da parte dell’Associazione nei miei confronti: mi rifiuto di pensare che una donna intelligente come Frieda non sia cosciente dell’effetto che avrebbe la pubblicazione di questa lettera come “rettifica ufficiale” all’articolo del Corriere. E cioè: una riabilitazione dell’immagine di Wikimedia al prezzo di accettare lo “sputtanamento” nei miei confronti.
Sapete come si dice, no? “Mors tua, vita mea”. Un modo di ragionare che mi sembra poco wiki, tuttavia.
La Brioschi s’è forse dimenticata di citare anche gli insulti inviati a me da alcuni esimi membri di Wikimedia Italia, oltre che del “Progetto Wikipedia”. E si potrebbe parlare dei tanti “Bertuccia”, o “culo”, o delle aggressioni e vessazioni continuate. Ma penso che questa frase - inviata usando un proxy anonimo da qualche “wikipediano solerte” (e di una certa importanza, calcolando la conoscenza della storia del progetto italiano) - possa essere esimplificativa più di altre, meglio ricordarla:
Povero micino, ce l’hanno tutti con lui. Anche questa riconferma è tutta a suo danno, magari troviamogli un bel negretto per l’inverno così si distrae e ci lascia scrivere l’enciclopedia. Te lo ricordi scrivere l’enciclopedia? Quando ancora servivi a qualcosa e noi non servivamo a te per curare la depressione? –16:55, 22 nov 2007 (CET)
Luca ci teneva a farci sapere la sua opinione sull’omosessualità (in un post che ormai è diventato un mezzo forum: si parla del Sarcazzo):
AMORE, capisco la tua incertezza, anche a miei amici capito’ lo stesso prima di conoscerci biblicamente, ora io sono un pochino piu’ attempato di te e permettimi di dirti che sei un FROCIO DEL CAZZO…
Ma poi, siccome forse il messaggio non è arrivato, ha preferito ribadirlo:
DIMENTICAVO…culo rotto…siete dei luridi marci…pero’ 4 di voi hanno la capacita’ di sedersi tutti insieme su una sedia….ROVESCIATA
E - Anna Tatangelo docet - anche una terza volta:
La Tammorriata???? ma che minchia e’? Voi froci siete proprio bizzarri. spero che una mietitrebbia vi tranci via il cazzo e ve lo faccia ritrovare in brandelli in cima a un cactus!!! povere sorche!!! la vostra mammina era meglio se abortiva in un cesso pubblico pieno di merda!!! avrebbe fatto un grosso favore all’umanità!!!
Non mi sembrava giusto mollare queste perle di saggezza lì, da sole, nascoste fra i commenti di un vecchio post. Devono essere condivise col mondo, direi.
MILANO — «Sono una vittima del sistema». Be’, scusi, con quel nomignolo lì che s’è scelto… Alzata di mano, voto unanime: è ufficiale, «Gatto Nero» l’han trombato. Il direttivo di Wikipedia ha deciso che il suo recente comportamento non s’addice allo spirito-guida della biblioteca su internet, che ieri ha tenuto a Milano il vertice nazionale. «Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti». E no. Wikipedia, che in Italia supera You Tube (a dicembre, ultima rilevazione, quasi 8 milioni di contatti contro 7) su una parola chiave insiste: il lavoro di squadra, la comunità, il villaggio globale.Dove tutti sono nessuno, e altrimenti non si chiamerebbero soltanto coi nickname, le identità virtuali. Nome e cognome non esistono. Il luogo di nascita, che importa. La nazionalità? Ma va là, provinciale: siam cittadini del mondo, anzi della rete. Tre ore, è durato il vertice. La discussione s’è aggrovigliata sui temi del copyright e della ricerca di sponsor, e ha toccato l’apice di tensione nella quarantena imposta a «Gatto Nero», che l’ha presa agitandosi da tarantolato. *
Mi permetta di insegnarle il mestiere, signor Andrea Galli. Non dovrei: ho appena 26 anni, e di certo non lavoro per il Corriere della Sera. Però me lo permetta lo stesso, per quanto lo sputtanamento sia già compiuto e parlarne sparga solo la voce.
Innanzitutto - e questo direi che sono le basi, le dovrebbe conoscere - il virgolettato può utilizzarlo solo e soltanto nel caso di dichiarazioni rilasciate e riportate “as is” dalla persona indicata nell’articolo. Altrimenti sta attribuendo affermazioni mai esclamate. Come nel mio caso. Glielo dico con certezza, in quanto dichiarazioni alla stampa mi sono guardato bene dal rilasciarne e il video del mio discorso - sconnesso e nervoso, “tarantolato” quanto vuole - è disponibile on-line, per chiunque voglia farsi un’idea.
In secondo luogo, ma qui riguarda la sua professionalità e la sua etica di giornalista, personalmente mi sarei preoccupato di farmela rilasciare, una dichiarazione. Come ha cercato di fare il suo collega de la Repubblica Milano, in più riprese. Che poi questo non abbia avuto successo - non mi pareva molto raffinato sparlare di una Associazione in cui credevo - è un altro conto: lui ha fatto il suo dovere di ricerca delle fonti primarie. Lei invece, che mi va sull’edizione nazionale (e non su una paginetta locale), no. E direi che la cosa dovrebbe dare a che pensare, riguardo al sistema meritocratico del giornalismo italiano.
Terzo, questa dichiarazione è completamente falsa, e mi farebbe piacere venire a conoscenza della persona che gliel’ha rilasciata (visto che - di nuovo - lei ha usato un virgolettato, signor Andrea Galli):
«Gatto Nero », in una discussione via chat se accettare o meno delle variazioni ad alcune voci «aveva preteso di volersi imporre» e aveva via via esagerato coi toni passando, inaudito, «agli insulti».
Quali voci? Quale discussione via chat? Quale “pretesa di imporsi” e rispetto a cosa? Ha fatto dei controlli? Ha letto la succitata chat? Ha approfondito e verificato la notizia? No: pressappochismo dilagante, che ancora una volta portano ad attribuire dichiarazioni false alla mia persona.
E qui veniamo al quarto e ultimo punto. Vede, signor Andrea Galli, per quanto lei parli di «Gatto Nero» (fra virgolette), il qui presente sconnesso, nervoso e tarantolato Gatto Nero ha un nome e cognome. Tra l’altro immediatamente associabile, tramite una semplice ricerca in Rete (e c’è già chi l’ha fatto). E vede, la legislazione sulla diffamazione a mezzo stampa si estende anche a Internet.
Ecco: magari ci ripensi, la prossima volta. E impari a fare meglio il suo lavoro.
“Sarebbe bello che qualcuno di questi professionisti facesse obiezione di coscienza e si rifiutasse di girare scene erotiche volgari e distruttive”
…non c’avete proprio niente di meglio da fare…

Non era la serata giusta per leggerlo, per finirlo.
Non era la serata giusta per sapere che l’amore è sofferenza.
E nient’altro.
Si può bloccare la produzione di un contenuto, mentre si discute sulla produzione di contenuti? Pare di sì. È successo.
Ciò che m’è dispiaciuto di più del PiùBlogCamp di ieri è stato proprio questo, e pare che io non sia stato l’unico: il senso di incompiutezza. Come l’assaggiare un quadratino di una buona torta, senza poterne mangiare una fetta intera. Frustrante, potremmo dire.
Per carità, Leo Sorge pare aver capito (in parte) la cazzata l’errore fatto, ma mi viene da domandarmi quanto sia onesto chiedere scusa a “alcune persone, tra le quali Maxime e (porcomondo) Riccardo Cambiassi“ (con particolare attenzione al secondo) e non capire - invece - che ci sarebbe da chieder scusa a tutti, anche al povero pirla blogger di seconda categoria che fa uno speech (si spera) interessante o all’avventore casuale che dei blogger e dei BarCamp ha recepito una pessima immagine.
Nel mio piccolo - che di BarCamp non ne avevo fatto neanche uno - l’idea era quella di discutere. Discutere, discutere, discutere e magari lavorare per un cambiamento, un miglioramento. Sono fatto così: un povero idiota idealista e romantico. Ma vabbè, è andata com’è andata.
Sta di fatto che del mio (inutile) intervento, è stata tagliata via la parte che mi pareva più interessante e degna di nota: il dialogo collettivo sul “senso” della blogosfera.
Perché, se è vero che nessuno può mettersi a dire cosa un blogger debba o non debba fare, e se è vero anche che il blog frivolo (leggero, “vuoto”… chiamatelo come preferite) ha diritto di esistere, è anche vero che la situazione attuale della blogosfera italiana - uno status quo in cui il frivolo è lo standard, e il contenuto è un eccezione - non va bene.
Cosa siamo, cosa vogliamo.
È la domanda implicita che volevo e voglio porre ancora a tutti i componenti della blogosfera: cosa vuol dire essere blogger, cosa vuol dire essere blogger italiani? Che posto abbiamo - collettivamente - all’interno della nostra società? Qual è la nostra utilità sociale?
Sono domande a cui c’è sicuramente una risposta, e se non c’è va trovata. Insieme.
Qui sotto trovate le slide create per lo speech. Se volete, guardatele pure: fanno un confronto fra lo status della blogosfera italiana nel 2006, e lo status della blogosfera italiana 18 mesi dopo. Cambiamenti? Qualcuno. Nella maggior parte dei casi - dal mio punto di vista - sono peggioramenti. Dategli un’occhiata, ma francamente è la cosa meno importante. Quello che serve è scritto qui sopra, e sono domande aperte. A tutti.
Abbiamo assisto allibiti alla puntata di venerdì 9 novembre delle “Invasioni Barbariche” condotta da Daria Bignardi. Nel corso della trasmissione si è parlato del fenomeno dei gruppi dell’estrema destra e lo si è fatto avendo in studio solo il segretario nazionale di Forza Nuova Roberto Belfiore e un ex militante d’estrema destra.Si è trattato per noi di un fatto gravissimo vista la pericolosità di quel movimento politico per le sue tesi neo fasciste. In studio nessuna possibilità di contraddittorio che ponesse in luce le storture di un sistema politico italiano che consente a dei partiti come FN di esistere nonostante lo vieti la Costituzione. Ci chiediamo come sia possibile che in un paese democratico, nato dalla Resistenza, si possa dare una così importante possibilità di propaganda a gruppi di cui da tempo molte associazioni e gruppi, compresa Arcigay, chiedono la messa fuori legge.Per sottolineare la faziosità della trasmissione rileviamo che diverse sono state le interviste raccolte in sedi di gruppi di skinhead e di Forza Nuova dove si negava l’Olocausto, si sostenevano le idee del fascismo, la simpatia per il nazismo, l’odio verso gli immigrati e la difesa della famiglia cattolica. Tutto condito con una facciata di rispettabilità favorita da un atteggiamento mite della conduttrice mentre scorrevano immagini di gagliardetti neri con i teschi, effige del duce e così via.
Chiediamo agli autori della trasmissione e a Daria Bignardi una puntata riparatrice dove tutte quelle minoranze (ebrei, immigrati e omosessuali) prese di mira negli ultimi anni dai gruppi d’estrema destra italiani, possano prendere parola. Sono di dominio pubblico i fatti di cronaca di inaudita violenza e barbaria di cui queste minoranze sono state fatte oggetto e ci stupisce che a esse non venga mai data voce.
Naturalmente ci aspettiamo, vista come è stata costruita la trasmissione del 9 novembre, che non vi siano i soliti sacerdoti o appartenenti alla destra a fare da contraddittorio.
Sono allibiti, quelli dell’Arcigay. Capite? Allibiti.
Cazzo, come si fa - dico: come si fa! - a fare una trasmissione giornalistica sull’estrema destra intervistando persone di estrema destra, in luoghi di estrema destra? Ma signora mia, ma dove siamo capitati… il mondo va all’incontrario. Neanche una ventina di interviste a froci, ebrei, immigrati, donne, comunisti, casalinghe di Voghera, sarti, spazzini, sciure, cani e contorsionisti uzbeki. Neanche un paio di riprese sulla spiaggia di Capocotta, o all’Alpheus, o al mercato sotto casa. Che vergogna, che vergogna.
Ah, ma è tutta colpa di quella stronza della Bignardi e del suo atteggiamento mite: neanche un “vaffanculo”, neanche un “‘a stronzi”, nemmeno un cric sui denti di Belfiore.
Ah ma c’ha ragione, a usare quella parola: allibiti.
Io in effetti resto totalmente allibito all’idea di essere rappresentato da persona di tal risma. Persone a cui dovrebbe essere impedito di rilasciare dichiarazioni di tale disarmante stupidità.
Che l’Arcigay cercasse qualsiasi pretesto per ritagliarsi uno straccio di visibilità, anche di infima categoria, era risaputo. Che molte, moltissime volte i pretesti se li inventasse pure, a me pare evidente (“J’anno menato ar frocio ma ha chiamato GayHelpLine… No, il nome non si sa… No, non si sa dove sta… No, non si sa chi l’ha menato… Omofobi de merda!“). Perché per carità, ricordare al mondo che si esiste è difficile, quando non si fa un cazzo dalla mattina alla sera (salvo litigarsi fra circoli per accaparrarsi i soldi del GayPride, o accapigliarsi con altre associazioni per cavalcare qualche ondettina di cronaca, o fare a borsettate per portare avanti i suoi locali).
Però dannazione, arrivare a sputare nel piatto dove si mangia mi pare un poco troppo.
Tirare fuori affermazioni tanto deliranti contro una poveraccia, come la Bignardi, che ha passato praticamente tutta la sua carriera a fare trasmissioni, interviste, dichiarazioni alla stampa, articoli di giornale e post sul suo blog in favore dei diritti omosessuali non è solo stupido, è proprio irriconoscente.
Ed è anche profondamente deleterio per la causa omosessuale, visto che non ce n’era neanche ragione (io la trasmissione l’ho vista, caro Mancuso: tu puoi dire altrettanto, o eri in altre faccende affaccendato? A me pare la seconda…) e non avrei niente da biasimarle, se la Bignardi mandasse tutti a fanculo e cominciasse a sparare a zero su froci nei forni.
È che è troppo intelligente, ecco cos’è. Quell’atteggiamento mite…
E allora lasciatelo dire a me, ecco: Daria, Mancuso non ci rappresenta. L’Arcigay non ci rappresenta. Non rappresenta me, non rappresenta praticamente nessuno dei miei amici gay e posso spingermi a dichiarare senza grossi timori che non rappresenta almeno la metà degli omosessuali italiani; perlomeno, quella metà degli omosessuali con un minimo di neuroni funzionanti.
Mancuso deve dare le dimissioni. E subito. E se non lo fa volontariamente, deve essere destituito a forza.
E deve essere preso anche a calci in culo per la pessima figura che ha fatto fare a tutta la comunità.
Mi candido volontario.
Sapete com’è, col mio atteggiamento mite…
Tragedia nei pressi di viale di Tor di Quinto. Ieri sera intorno alle 21, una donna di 47 anni è stata aggredita mentre tornava a casa, trascinata con forza in una baracca, violentata e quindi gettata nel fosso vicino via Camposanpiero. Ricoverata nell’ospedale Sant’Andrea, è stata dichiarata “clinicamente morta”. La polizia ha catturato il presunto autore del gesto: si tratta di Nicolae Romolus Mailat, rumeno di 24 anni che le forze dell’ordine hanno bloccato a seguito della denuncia di una sua connazionale nomade che lo aveva visto gettare la donna nella scarpata. La vittima, Giovanna Reggiani, non aveva documenti. L’identificazione è arrivata più tardi, con la telefonata in questura del marito, un ammiraglio della Marina Militare, preoccupato perché non riusciva a rintracciare la moglie.Violentata e uccisa a Tor di Quinto, 06blog.it
ISCHIA - Un ragazzino di 14 anni è stato trovato morto a Ischia (Napoli), impiccato. I genitori avevano denunciato la scomparsa di D. G. alla polizia, ieri, nel pomeriggio. In serata gli agenti del commissariato hanno ritrovato il corpo del quattordicenne in un terreno non distante dalla casa in cui viveva con la famiglia. Gli inquirenti non hanno dubbi sul fatto che si tratta di un suicidio. Il ragazzo frequentava il liceo classico di Lacco Ameno. Davanti ai soccorritori, la madre, nella disperazione, ha detto che il figlio veniva preso in giro a scuola. Secondo le prime ricostruzioni il ragazzino, sarebbe stato più volte deriso dai compagni per la sua “eccessiva bravura” grazie ad un media del 9 conseguita in diverse materie. Motivo per cui si era anche presentato alle elezioni del Consiglio di classe. E proprio ieri erano stati resi noti i risultati con la notizia della sua esclusione dall’organismo. E questa delusione potrebbe essere stata l’ultimo atto di una lunga serie di angherie subite a scatenare la terribile decisione. Nelle prossime ore saranno ascoltati il preside del liceo e i professori del ragazzo. La salma è al Policlinico di Napoli per l’esame autoptico.
Ragazzino di 14 anni suicida a Ischia. La mamma: “A scuola era preso in giro” Repubblica.it

Non so se ci avete fatto caso, ma il Corriere della Sera on-line ha cambiato la sua grafica.
Dico cambiato perché usare la parola “rinnovato” mi sembra un po’ una presa in giro, visto la mia impossibilità di capire come sia stato possibile concepire un layout ancora peggiore del precedente, se possibile.
Vorrei conoscerlo, quel genio che si nasconde dietro questa operazione di restyling. Che poi, povero cristo, un po’ lo capisco: barcamenarsi fra le richieste assurde del proprio capo può diventare difficile, molto difficile. E capita allora che ci se ne esca con porcate di questo genere.
Quello che salta subito alla vista è la quantità abnorme di pubblicità, che coprono a occhio e croce qualcosa come il 50% della superficie della pagina: una percentuale elevata, troppo elevata. Mi chiedo che figura possa fare un giornale che si dimostra talmente privo di contenuti.
La pubblicità è talmente spropositata, invasiva e mal posizionata che addirittura il box “PrimoPiano”, sulla colonna di destra, scorre in fondo. Non lo vedete? Ovvio: è talmente in fondo che va oltre la “piega” dello schermo, un concetto che va all’opposto di ogni regola di webdesign. Paradossalmente, insomma, il “PrimoPiano” è passato… in secondo piano.
Da questo punto sembra un po’ ridicolo cercare di utilizzare caratteri più grandi (specie nel titolo e nella descrizione) per cammuffare il vuoto contenutistico del sito. Mossa che sarà probabilmente spacciata come un modo di richiamare - anche in Rete - l’idea di “quotidiano cartaceo”, con una replica dei titoli tipici dei giornali stampati anche sul sito.
Peccato che anche questo sia un aborto d’idea, che dimostra come i gestori del Corriere non abbiano la minima idea di cosa sia lo strumento Internet, tanto da non sapere come maneggiarlo.
Peccato. Repubblica.it era già diventato un sito burla, ormai virato verso il rotocalco rosa e gossiparo, preso in giro da buona parte della blogosfera italiana (esemplare la lettera di Matteo Bordone a Ezio Mauro). Ora anche il Corriere - che già era brutto prima - perde ogni tipo di dignità virtuale, e toglie al lettore la voglia di consultarlo abitualmente.
Non stupiamoci se c’è la crisi. Siamo miopi e incapaci di stare al passo coi tempi. Che fine sta facendo il giornalismo italiano?
Anobii è la nuova killer-application del web, ciò che spopolerà a _brevissimo_ fra i blogger nostrani e non. Fra poco non si parlerà che di questo, io me lo sento già.
Avete presente Flickr? Avete presente last.fm? Tutto il concetto di socialità e di condivisione, di “far sapere agli altri i cazzi propri” (tipo Twitter)?
Ecco, Anobii segue lo stesso, identico filone. Solo che lo fa con i libri, cosa che lo rende molto cool fra noi blogger intellettuali di un certo livello.
Volete far sapere agli altri cosa state leggendo? Volete far sapere agli altri cosa vorreste leggere? Ta-dan, avete trovato ciò che fa per voi. In più vi permette di vendere i vostri libri, o di scambiarli (in piena filosofia di bookcrossing). È una specie di droga.
E io ho già sniffato la prima dose.
Anobii.com, libri, web+2.0, comunità, condivisione “I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine non sono ancora in grado di controllare”
Ecco: va a farci parte te, che noi di domenica c’abbiamo da fare.
A riferito, foto postata da gattonero.
E io sono disoccupato.

Bello. Bello. Bello.
(Un po’ troppo autoreferenziale e gongolatorio, ma bello)
Quando lo spam non ha piet neppure della lingua italiana:
. .have stato qui per 3 volte gi! Lo gradisco! realmente. buon luogo! lavoro piacevole:)
Luogo che de Nizza avete! Pozzo organizzato e con molte informazioni. Grazie!
Luogo grande! Molti informazioni e pozzo organizzati. Grazie:)
Dio benedica chi ha inventato Akismet…

Amara Lakhours, “Scontro di civilt per un ascensore a piazza Vittorio”, foto postata da gattonero nel gruppo “Il libro che sto leggendo”.
E alla fine, ho cominciato a leggere questo.
Cosa che continuer a fare anche oggi, a letto, con un ginocchio un po’ sfittico…
Ma vabb, quando uno ha una lesione al menisco…
Tra gli altri acquisti, ieri alla Mondadori, un thursiano Jonathan Coe con “L’amore non guasta” e un frociarolo Piergiorgio Paterlini con “Matrimoni gay”…
libri, ho+letto E ora?
Ho una pira di libri della Yoshimoto, ma sono indeciso se buttarmi sull’ennesimo libro giapponese.
Altre opzioni?
Mai foto pi profetica.
Ci sta il frocio A (pubblicitario vedovo affranto) che inizia una relazione con un etero (sviluppatore di foto cornuto affranto).
Ci sta il frocio B (traduttore di bozze intellettualoide worholiano) che inizia una relazione con una etera (una scrittrice, pugliese, di nome Valentina Manila, che ha scritto un libro intitolato Mai gridato tanto forte; nel libro non c’ scritto, ma di sicuro aveva un blog all’indirizzo www.countesspersefone.net. Sic.).
Poi il frocio A e l’etero si lasciano e l’etero si innamora di una donna, e il frocio B e l’etera si lasciano che lui scopa con un uomo, ch si sa che le relazioni “interculturali” sono destinate a finire, e la natura non si pu negare, e se uno nasce tondo non pu morire quadrato.
Fantasia al potere!
Un’inventiva che lvati.
Un ringraziamento particolare a Matteo Bordone, il cui incoroggiamento ha aiutato il B.Bianchi a completare la stesura di questo romanzo: impiegare meglio il tuo tempo no, eh?
Cedesi 430 pagine di storiella Harmony, pagate anche care. Protagoniste 4 donne, di cui 2 stronze e 1 patetica. La quarta si salva per poco, molto poco.
Offresi - anche a seguito di mia somma di denaro - a donne “ce ne sono di messe peggio di me” o nostalgici dei reggipetti bruciati in piazza alla “anni e anni di femminismo buttati nel cesso”.


