Romy Schneider? Non era poi così bella, era solo una con la tiroide.
Archive for the ‘Telepatiti’ Category

Ryan Eggold: lo guarderò soltanto per lui.
Perché diamine da noi questi personaggi non si sono presentati?
Del film tratto dal libro di Giovanni Sandro Veronesi, che a questo punto mi tocca leggere, mi sono rimaste impresse poche cose:
- la vena pretenziosa e autocompiaciuta di chi cerca di fare un’opera d’arte e non c’arriva
- l’inconcludenza della trama nella sua realizzazione
- la superflua e anche fuoriluogo scena di sesso fra Nanni Moretti e Isabella Ferrari
- l’ossessione feticista di Moretti per il capezzolo di Isabella
- i denti storti di Alessandro Gassman, che m’è caduto un mito
Tutto il resto è un senso di profondo fastidio. Capita poche volte che un film mi infastidisca: questo c’è riuscito. Sarà che non sopporto i palloni gonfiati boriosi nella vita, figuratevi quando una pellicola ne prende tutti i difetti. Sarà che avevo in mente “La stanza del figlio” e il modo in cui Moretti parlava del dolore della morte in quel film, e penso non ci sia paragone.Se poi volete una recensione più articolata, sappiate che quoto Wonderpaolastra.
Doveva capitare anche a me, prima o poi.
Sì, ha ragione Matteo Bordone: è un polpogranchio.
via Ubu | via Aelred | via Disorder | via Anellidifumo | via andante
Che poi io non vorrei dire, ma continuo a rilanciare l’iniziativa Elettorato Altruista, ecco. A ripensarci bene, meglio non buttarla via così… coi tempi che corrono.
(E Niketta propone un invio in massa al presidente della repubblica - scritto minuscolo mica a caso, eh - delle nostre cartelle elettorali. Sai mai che…)
…e impariamo il testo a memoria. Non si canterà d’altro da qui ad almeno i prossimi due anni. Aspettiamo TUTTI trepidanti la versione extended completa.
Sarà l’unico singolo che acquisterò mai e poi mai su iTunes. W Lorella. W la Cuccarini.
Chi è solo non è solo mai
un giorno si risveglierÃ
solido come un muro
nuovo come un bimbo nudoE io che penso ancora a noi
da sola non mi sento sai
anche quando non lo so se sarà mia nella mia vita
quanto tutte le parole non mi basteranno più……verrà un sorriso… il tuo sorriso…
E che la festa non finisca mai
e ballerai, e ballerò.
Coi tuoi occhi dentro l’anima
che mi darai, che ti darò.Tienimi stretta fino all’ultimo
ce la farai, ce la farò.
Cresce come cresce il mare l’amore che è dentro di me…Che la festa non finisca mai
e ballerai, e ballerò…
Cresce come cresce il mare quest’onda d’amore…
quest’onda d’amore che è dentro di me!
È lei. Pettinata uguale. Vestita uguale. Cotonata uguale.
Lorella Cuccarini. Uscita dritta dritta dalla sigla di Odiens. Sono lì lì che aspetto si metta a cantare “La notte vola”.
Invece parte la sigla.
Ed è subito hit discofrocia 2008, 2009, 2010 e 2011.
Sooooo gay.
Sono tornati gli anni Ottanta, e mica me n’ero accorto.
* Attenzione: post completamente sconnesso causa della visione del rossetto ULTRAglitterato stroboscopico della Cuccarini nel video di “Che la festa non finisca mai”. Le facoltà mentali sono peggio di un 10enne, comunque.
In questo preciso momento, un ciccione barbuto malvestito - no, non Giuliano Ferrara: quello di Sinistra, Mario Adinolfi - sta conducendo una trasmissione su MTV.
Pugni in tasca.
Un programma di peso?
Della mia video-intervista al PiùBlogCamp, pubblicata dai colleghi di ICTv, i punti salienti potrebbero riassunti in:
- Devo urgentemente cambiare taglio di capelli: quel ciuffetto spelato è indecente
- Gesticolo troppo: il mio collega non è riuscito a trovare uno screenshot uno che fosse guardabile, e ha dovuto optare per uno in tema “La morte (non) ti fa bella
- La faccia che ho fatto reagendo all’affermazione “il nostro Claudio Mastroianni” è geniale
- Come mi arrampico io sugli specchi, nessuno
- “Il nanopublishing… ecco… cioè… insomma… sarebbe che… praticamente…”
Ho fatto on-line il test ispirato a “La Bussola d’Oro” per capire quale fosse il mio daimon. Il risultato? Una zoccola. Nel senso di topo. Con tanto di profilo-spiegazione:
Timido, intelligente, passivo, sommesso, arrendevole. Sei stato pertanto assegnato al Daimon Sophistra.
Sophistra. Ve pare?
Vedere l’uomo più pelato del panorama musicale italiano* sculettare in maniera spudorata nel video di “Cade la pioggia” con Jovanotti è qualcosa che va oltre la concezione umana.
* Caratteristica testimoniata dal fatto che a chiunque manchino un po’ di capelli - di qualunque stazza, corporatura, fisionomia e colore della pelle - viene detto almeno una volta “Ma sai che assomigli al cantante dei Negramaro?”. Un destino ineluttabile.
Date du’ lire a quel pezzo d’uomo dell’Argentero. Oggi a Radio DeeJay - in diretta ora su All Music - ha su la stessa maglioncino rosso (con maglietta bianca sotto) che aveva addosso domenica su Raidue, accompagnato dalle urla della Ventura.
E dice pure le stesse cose, tra l’altro.
Io fin da piccolo sono stato attratto dalla manualità , e mi affascina l’idea di una professione in cui metti le mani in uno spazio così ristretto.
Giulio Berrutti, protagonista maschile de “La figlia di Elisa. Ritorno a Rivombrosa”, parlando delle sue scelte professionali future.
Poi uno dice, eh!
via | iPork
Sorvoliamo - per un attimo - sul ricicciamento da parte di Distretto di Polizia 7 della solita trita e ritrita trama mafiosa (ma non ce n’eravamo liberati con la Ferrari e la Pandolfi?): che agli autori italiani di fiction mancasse la fantasia, l’abbiamo già detto.
La cosa che mi sconvolge è il ritratto fasullissimo che viene dato dei calabresi e della mafia calabrese. Oddio, intendiamoci: non è che io voglia arrivare agli estremi del mio collega Tassonomico, secondo il quale la ‘ndrangheta la dovremmo quasi ringraziare, che ci fa vivere meglio. Però abbiate pazienza… Almeno scegliete degli attori che mostrino un minimo di credibilità . Non chiedo tanto, no?
Perché non so a voi, ma a me quel dialetto calabrese che sa d’artefatto a chilometri di distanza, fa un po’ accapponare la pelle. Come anche questa sottospecie di ‘ndrangheta glam, così tanto “siciliana” (pure troppo: hanno preso gli stilemi della mafia e glieli hanno appiccicati, che così si risparmia tempo e fatica).
Sopravviverò. St’immagine patinata della criminalità calabra si va ad aggiungere all’antipatia di Dapporto, alla retorica eccessiva di tutte le puntate, alla mancanza di credibilità del personaggio di Giusti (che pòrello, ci prova e s’impegna e secondo me si farà ), a Francesca Inaudi e alla sua faccia da quanto so’ figa mbronciata (ne “L’uomo perfetto” ci stava anche bene, ma ora basta!), al solito sensazionalismo della serie.
Se volevano rendere Distretto di Polizia una serie inguardabile, direi che ce l’hanno fatta.
A proposito di peracottari, non è che i blogger italiani si siano poi inventati nulla (’sta cosa la ripeterò all’infinito, perché di carica innovativa della blogosfera italica neanche l’ombra).
È che davvero in Italia non ci riesce di far diversamente: peracottari in Rete, peracottari nel marketing, peracottari nell’imprenditoria, peracottari nella politica… e chi si salva più?
È inutile che facciamo finta di non accorgercene. Non ci vuole mica tanto a rendersene conto, basta controllare la personalissima cartolina tornasole della cultura e della società del Bel Paese. E sappiamo tutti di quale specchio (non deformante) stiamo parlando: la televisione.
Vedete, la nostra televisione è in crisi. Sì, sto dicendo un’ovvietà ma evidentemente della cosa non importa a nessuno, visto che le cose non cambiano.
Sono anni, ormai, che manca un prodotto televisivo italiano che possa essere definito davvero di successo. A parte, forse, Distretto di Polizia (e questo vi dice tutto).
Tolta la serie con Isabella “Schizofrenia” Ferrari, Claudia “Spocchia” Pandolfi e Giorgio “Ancora più spocchia” Tirabassi, che cosa rimane? Solo robaccia che viene spacciata per fenomeno dell’anno, ma che poi - guarda caso - non riesce a superare neppure la seconda stagione: Elisa di Rivombrosa, Orgoglio, Gente di Mare, Provaci ancora prof… Solo per citare i primi che mi siano venuti in mente.
La colpa di chi è? Degli attori cani che ci ritroviamo? Troppo facile scaricarla su di loro: dopotutto sono quelli che ci mettono la faccia, poverini, e in qualche modo dovranno pur campare.
No signori, qui la colpa è solo degli autori. Autori, anche questi, peracottari. Non si spiega, altrimenti, questa mania di copiare prodotti statunitensi senza apportare alcun cambiamento alle caratteristiche dei personaggi o alle dinamiche delle storie.
C’è solo di che mettersi le mani fra i capelli: RIS (che pare sia destinato a proseguire ancora per un po’, nonostante la mono-espressione di Lorenzo Flaherty) ruba a piene mani da CSI, ma anche La omicidi ripeteva lo stesso testo a pappardella; Nati Ieri riprende le tematiche ospedaliere di E.R., ma Medicina Generale riesce ad andare oltre e lo copia TUTTO, praticamente parola per parola.
Perfino Vivere è diventata la versione sbiadita e monocorde di “Tempesta d’amore”. Degli italiani che copiano i tedeschi nel parlare di sentimenti. I tedeschi, eh.
Ora tutti mi pianteranno la solita manfrina: “Eh, ma mica è colpa degli autori… sono i produttori che vogliono queste storie… è il pubblico che premia questi temi…”. Sì, come no: infatti sono tutti dei flop clamorosi.
La verità è che in Italia gli sceneggiatori e i soggettisti televisivi - ma non solo quelli, guardiamo anche al cinema - sono ben felici del loro fancazzismo, della loro nullafacenza.
Oggi pomeriggio ho avuto la “fortuna” di vedere l’ennesima replica di Caterina e le sue figlie, e (non fossilizzandomi sull’unica cosa decente della storia, la tematica gay, come invece ha fatto Lord Lucas di TVblog) mi sono ritrovato davanti una ribollita di Ugly Betty e Il Diavolo Veste Prada: come se il mondo della moda (o della pubblicità ) fosse l’unico in cui una donna sfigata e sciatta può finalmente trovare riscatto. Come si fa a dare la colpa a Virna Lisi o a Roberto Farnesi se gli autori scrivono sempre le solite noiosissime banalità .
Ma si sa, all’Italia piace la mediocrità e ci sguazza felice, populista come Beppe Grillo. Dovremmo guardare all’estero in ben’altri modi, invece.
Come alla Spagna, dove un gruppo di ragazzetti s’è inventato un serial gay SUL WEB praticamente a costo zero, diventato famoso in tutto il paese e anche fuori.
Un bello smacco per questi autorucoli da strapazzo italiani, sempre pronti a scaricare la responsabilità su qualcun’altro e a fregarsi le mani nel venir pagati per scrivere il nulla.
E chi se lo aspettava? La trasmissione trash DEL SECOLO.
Loretta Goggi che pianta una scenata isterica a Miss Italia di fronte a Mike Bongiorno per essere stata introdotta con mezz’ora di ritardo, è impagabile.
Il video sta sopra, ed è una perla da non perdere. Guardatevelo, guardatavelo…
La giornata di oggi bella non è stata.
A parte l’arrancare zoppo fino a metà pomeriggio, cercando di trovare la voglia di rassettare una camera che ormai era diventata una jungla di sporcizia, la parte peggiore s’è vista dopo.
E non voglio parlare del tristissimo post seguito dall’ancora più triste scambio di commenti su TVblog, che s’è rivelato per quel che è (mi consola che i commentatori si siano ribellati in massa, nonostante la cecità degli autori del blog che non hanno voluto vedere).
Parliamo semmai della mia povera macchina. E della sua fiancata sinistra sfigurata da uno sconosciuto guidatore della domenica, che - ovviamente - se n’è andato senza lasciare neanche un bigliettino. Fosse mai.
Ecco, parliamone.
Io intanto mi guardo Heroes.
